Web Tax senza accordo: la Ue pronta a 'cooperazione rafforzata' vs Usa

26 settembre 2017 ore 11:48, Luca Lippi
La web tax non mette d’accordo tutti e allora bisogna riformulare il provvedimento.  Il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha messo sul tavolo una serie di proposte per risolvere nell’immediato la questione di una tassazione più giusta per le multinazionali che realizzano guadagni miliardari in Stati dove poi versano pochissimo al fisco. L’elenco di Dombrovskis ha proposto l'equalisation tax, che prevede di sfruttare come base imponibile il fatturato realizzato in un certo Paese, anziché i profitti. Altra proposta è quella di applicare una tassa sui ricavi generati dalle forniture di servizi digitali, come ad esempio la pubblicità online. La terza sarebbe quella di operare una trattenuta sulle transazioni che avvengono su Internet.
Web Tax senza accordo: la Ue pronta a 'cooperazione rafforzata' vs Usa
Tuttavia, la soluzione deve essere definitiva e strutturale, quindi la proposta nel lungo termine, che dvrà raccogliere il gradimnento di tutti i Paesi membri, potrebbe essere l'applicazione della Common Consolidated Corporate Tax Base (Ccctb), una base imponibile unica da estendere anche alle aziende del digitale.

FAVOREVOLI E CONTRARI
Francia, Italia, Germania e Spagna sono I Paesi che hanno manifestato l’esigenza di una tassa europea nei confronti delle multinazionali operanti anche sul territorio dei singoli Paesi ma non di diritto dei Paesi ospitanti. Tuttavia, le soluzioni incontrano il disaccordo di nazioni che vedono in serio pericolo il loro privilegio di ‘paradisi fiscali’ in cui le grandi aziende possono pagare bassissime tasse: si parla di paesi come Irlanda, Lussemburgo, Malta e Cipro. Gli Usa spingono perché la web tax europea non prenda consistenza, il loro è un discorso ‘protezionistico’ gicchè quasi la totalità delle multinazionali nell’occhio del ciclone son statunitensi.

LO STATO DELL’ARTE 
L’unanimità nella scelta del provvedimento è piuttosto lontana, comunque l'Unione ha la possibilità di portare avanti il progetto invocando la cosiddetta ‘cooperazione rafforzata’. L’itenzione di Dombrovskis è quella di trattare la materia con il coinvolgimento di Ocse e il G20. L'obiettivo per il momento è cercare di giungere al prossimo Ecofin di dicembre con una posizione più condivisa possibile: se l’incedere dell’analisi sulla Web tax non incontra altri freni si potrebbe arrivare a una legge per la primavera del 2018. Ma prima di allora si parlerà ancora del tema a Tallin, il prossimo 29 settembre, nel summit dei capi di governo sull’economia digital.
Al momento, secondo quanto risulta da una relazione depositata a Bruxelles da un europarlamentare, tra il 2013 e il 2015 il mancato gettito da parte di Google e Facebook ha superato la cifra di 5 miliardi di euro nell'intera Ue. Per la sola Italia è stata calcolata una perdita intorno ai 540 milioni di euro. Facendo altre stime è emerso poi che l'azienda di Mountain View avrebbe pagato meno dell'1% di tasse, mentre il social network non avrebbe superato lo 0,1%.
 È ovvio che una soluzione diventa piuttosto urgente. Dombrovskis ha giustamente dichiarato chele società dovrebbero pagare le tasse dove svolgono la loro attività economica effettiva”. 

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autore / Luca Lippi
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