Pensioni, precoci: nessun aiuto in 'quota 41', neanche dal Milleproroghe

28 dicembre 2016 ore 14:44, Luca Lippi
Per i lavoratori precoci che chiedevano un riguardo con l’inserimento nella quota 41 pare proprio non esserci speranza, neanche ricorrendo al decreto milleproproghe.
Per chiarire meglio la questione ricordiamo la vicenda dei lavoratori precoci. Qualche giorno prima di Natale Cesare Damiano aveva scritto che i Lavoratori precoci possono andare in pensione dopo 41 anni di contributi (la famosa quota 41) ma solo se rientrano tra le categorie di persone dell'Ape sociale, vale a dire disoccupati senza ammortizzatori, invalidità pari o superiore al 74 %, svolgono attività gravose per 6 anni continuativi.
In sostanza il 2017 non porterà novità sostanziali per la maggior parte della categoria, eccetto le persone che rientrano nelle categorie dettate dall'Ape Social. Chi rispetta i requisiti descritti più e più volte ha diritto di uscire una volta raggiunta quota 41.
Anche il decreto milleproroghe non aiuterebbe i lavoratori precoci, gli interventi che dovrebbero trovare spazio nel decreto milleproroghe, stando a quanto riportato dal portale pensionioggi.it, sono quelli a favore di opzione donna e un miglioramento dell'Ape sociale. Per quest'ultima, i Dem avrebbero intenzione di chiedere l'integrazione dei contributi minimi (36 e 30 anni) attraverso l'aggiunta della contribuzione figurativa ed il nuovo cumulo dei periodi assicurativi (in riferimento anche al regime sperimentale opzione donna).
Nessuno spazio dunque per le pensioni dei precoci, i cui paletti saranno confermati in toto anche, almeno, per tutto il 2017.
In definitiva, novità negative per lavoratori precoci che all’orizzonte non vedono alcuna possibilità di rientrare in quota 41 all’interno della Riforma pensioni contenuta nella legge di Bilancio che rimane così com’è stata inserita in origine.
In un solo colpo si ritrovano tagliati fuori tutti quelli che non rientrano nelle categorie dell'Ape social.

Pensioni, precoci: nessun aiuto in 'quota 41', neanche dal Milleproroghe

In estrema sintesi, la Quota 41, almeno per il prossimo anno, non sarà riservata a tutti i lavoratori precoci ma solo a quei lavoratori rientranti nella categoria che versino in una delle situazioni di difficoltà previste tassativamente dalla legge. Tra i beneficiari della Quota 41 ci sono anche i lavoratori precoci disoccupati. 
Tuttavia, per rientrare nella platea di coloro che potranno usufruire della misura, non sarà sufficiente essere senza lavoro ma occorrerà rispettare determinate condizioni. Rientrano tra i beneficiari della Quota 41 i lavoratori precoci che abbiano subito un licenziamento (anche a seguito di procedura collettiva), o abbiano presentato dimissioni per giusta causa o abbiano subito la cessazione del rapporto di lavoro in seguito a risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria prevista dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604. 
Questo significa che la Quota 41 non sarà destinata a tutti i lavoratori precoci disoccupati, ma solo ai disoccupati involontari. Inoltre per poter usufruire della misura, la legge chiede che i precoci abbiano esaurito l’intera durata dell’indennità di disoccupazione, la Naspi, da almeno tre mesi. 
Essendo la Quota 41 legata alla fruizione della Naspi, sono esclusi dai beneficiari i lavoratori autonomi o parasubordinati.

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