Pensioni: soluzioni per garanzia giovani ed età pensionabile

03 luglio 2017 ore 12:02, Luca Lippi
Il presidente del Consiglio ha annunciato che l’Ape volontaria sarà pronta entro l’estate. Ha detto: "Dobbiamo tradurre i numeri positivi in riduzione delle diseguaglianze". C'è molta attesa sull'Ape volontaria, visto il grande numero di aspiranti a quella sociale che si sono ritrovati (causa il numero crescente di ‘paletti’) a non avere i requisiti necessari, edili in prima posizione. Tuttavia, a causa del ritardo sui decreti attuativi il caos regna sovrano.
Per le parti sociali, nell’incontro previsto domani (4 luglio) comunque la priorità non è l’Ape ma sono le Pensioni contributive di garanzia per i giovani e la modifica della legge che impone la revisione dell'età pensionabile in relazione alle aspettative di vita. 
Lo riferisce all'Agi Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil: "Dobbiamo dare risposte ai giovani che hanno carriere fragili e discontinue. Lo strumento non è certo il ricorso alla previdenza complementare, perché chi non riesce a costruire il primo pilastro non può neanche costruire il secondo". 
Spiega Ghiselli che la proposta dei sindacati è di introdurre "meccanismi di carattere solidaristico nel sistema contributivo imperniato sulla previdenza pubblica. Si tratta di premiare la presenza e l'attività nel mondo del lavoro, non di dare a tutti una pensione minima garantita. A chi è disoccupato e segue un periodo di formazione, chi ha il part time, chi fa lavori di cura, chi ha contributi bassi come collaboratori, lavoratori pagati con i voucher, colf che lavorano poche ore: a tutti costoro va valorizzato un periodo contributivo ulteriore".
Pensioni: soluzioni per garanzia giovani ed età pensionabile
Ovviamente per i sindacati tutto questo dovrebbe essere a carico della fiscalità generale cioè a carico dello Stato. Infatti, Ghiselli precisa: "L'intervento è a carico dello Stato ma il meccanismo che proponiamo costa meno della pensione minima per tutti e degli interventi assistenziali di soccorso alla povertà. Inoltre, è un sistema virtuoso contro l'evasione contributiva, perchè i contributi troppo bassi per maturare una pensione vanno di fatto perduti".
Di contro il consigliere economico di Palazzo Chigi, Marco Leonardi, dalle colonne di Repubblica, sottolinea che la soluzione più idonea rimane quella di adottare modelli flessibili nella previdenza integrativa, di fatto riferendosi alla Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) voluta da Matteo Renzi. 
L'altro nodo che i sindacati vogliono sciogliere è quello dell'incremento dell'età pensionabile, che verrebbe deciso da un decreto 'direttoriale' del ministero dell'Economia in caso di innalzamento delle aspettative di vita da parte dell'Istat: "Chiederemo che sia modificata la legge", spiega Ghiselli. 
In sostanza, è pronto un decreto per l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019. In realtà non è una vera e propria novità. Il prolungamento è imposto dalla crescita della cosiddetta ‘aspettativa media di vita’, che è diventata parametro fondamentale del sistema previdenziale Inps. In pratica, per garantirne la sostenibilità. Fu istituito in base ad una legge del 2010 (governo Berlusconi) ed ha cadenza triennale. Solo che dal 2019 avrà un ritmo più spedito - due anni - così come stabilito dalla riforma Fornero. Da quando è stato introdotto l'età per la pensione è salita di undici mesi. Attenzione, i mesi in più si sommano sia al minimo di età richiesto per l'assegno di vecchiaia che al minimo di anni di contributi per la pensione anticipata.
Domani dovrebbe però anche partire il confronto sulla cosiddetta 'fase 2' dell'intesa tra sindacati e governo, centrata sulla previdenza complementare. Gli obiettivi sono estendere le adesioni e favorire gli investimenti dei fondi nell'economia reale. "Temi importanti ma le urgenze sono altre", sottolinea il sindacalista. "Riteniamo che occorra introdurre il riconoscimento contributivo del lavoro di cura", modificando i coefficienti di trasformazione per consentire a chi ha sospeso il lavoro per accudire un familiare, di avere i contributi necessari per andare in pensione. 
Altri punti di discussione sono le modifiche all'Ape social per quanto riguarda i lavoratori edili, i disoccupati e altre categorie di persone che svolgono lavori gravosi. I problemi sono individuati nel fatto che si devono introdurre meccanismi di diversificazione nelle aspettative di vita in base alla tipologia di lavori svolti. Inoltre la norma sull'anticipo pensionistico che consente di andare in pensione a chi ha maturato un assegno di 2,8 volte la pensione minima è discriminante, ovviamente in questo modo possono andare in pensione solo quelli che hanno redditi alti. "Speriamo di ottenere delle risposte precise e concrete dal governo che abbiano ricadute sulla manovra del prossimo anno" conclude Ghiselli.

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autore / Luca Lippi
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