Che fine ha fatto Francesco Guccini, cantautore "di sinistra" che piace a destra

03 ottobre 2017 ore 15:11, intelligo
Da L’Avvelenata di Francesco Guccini: “Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare, godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare... 
se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo... 
Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, 
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista! 
Io frocio, io perché canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, 
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare! […]Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: 
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!..
Che fine ha fatto Francesco Guccini, cantautore 'di sinistra' che piace a destra
NASCITA
Francesco Guccini nasce a Mantova nel 1940, il 14 giugno, quattro giorni dopo dell’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiali e, come tutti quelli nati a quei tempi, il conflitto che pure lo vede neonato e poco più, segnerà molto la sua esistenza. Suo padre, Ferruccio Guccini, è un impiegato delle poste, mentre sua madre, Ester Prandi, è una casalinga di Carpi.  L’avvento della guerra strappa momentaneamente Ferruccio alla famiglia, e mentre l’uomo di casa è al fronte prima e in un campo di concentramento tedesco poi, Francesco e sua madre sono costretti ad andare a vivere dai nonni paterni, a Pavana, sull’Appennino, paesino a cui Francesco, anni dopo, dedicherà il suo primo libro, Cròniche epafàniche, destinato ad essere un best seller nell'anno di pubblicazione, molto apprezzato dalla critica. Una sorta di autobiografia dell’autore sempre alla ricerca delle sue radici profonde, ma priva di banale malinconia. 

STORIA 
Alla fine della guerra, con il padre di ritorno dal fronte, la famiglia rientra Modena dove Francesco trascorre la sua giovinezza e conclude gli studi presso l'istituto magistrale Carlo Sigonio, la stessa scuola frequentata da Pavarotti. Anni intensi di formazione culturale, ma non privi di difficoltà e amarezze che Guccini racconterà poi in alcune delle sue più belle canzoni, come Piccola città e Quello che non. Poi, nel 1960, a vent’anni, Guccini si trasferisce a Bologna, in via Paolo Fabbri 43 – da cui il titolo di un suo futuro album – e si impiega come istitutore in un collegio, esperienza che dura il lasso di un sospiro prima che venga licenziato. Segue un lavoro più appassionante, quello di redattore presso la Gazzetta di Modena, due anni a lavorare 12 ore al giorno su casi di cronaca giudiziaria per 20mila lire al mese prima che un incontro con Modugno induca Guccini a dedicarsi alla sua grande passione, la musica, e a scrivere la sua prima canzone da cantautore, L’antisociale.
Gli inizi sono quelli classici dell’epoca, complessino con gli amici, da prima gli Hurricanes, poi Snakers e infine Gatti con Pier Farri alla batteria e Victor Sogliani (futuro componente dell'Equipe 84) al sassofono, più un altro chitarrista, Franco Fini Storchi. Poi l’unione con i Marino’s di Alfio Cantarella (futuro batterista dell’Equipe 84). Nascono canzoni come Bimba guarda come, Roy Teddy Boy, Ancora, Viola come gli occhi di Angelica, incredibile a dirlo se si pensa a Guccini, ma si tratta di tutti pezzi Rock sul modello degli Everly Brothers. Non solo, a un certo punto il cantautore si troverà anche ad accompagnare con la chitarra in alcuni tour Nunzio Gallo, che nel 1957 aveva vinto Sanremo in coppia con Claudio Villa. 
Non è un brutto periodo, anzi, il complesso funziona, e i ragazzi sono pieni di ingaggi in tutta la riviera romagnola. Intanto, Francesco si è iscritto all’università di Bologna, facoltà di lingue, ma deve mollare presto quando nel 1962 parte per fare il militare a Lecce, Roma e Trieste.  Dal 1967 al 1978, la carriera del cantautore decolla, e Guccini pubblica una serie di album destinati ad avere tutti ottime critiche e buon riscontro di pubblico, ricordiamo  1967 – Folk beat n. 1 ; 1970  - Due anni dopo ;  1970 – L'isola non trovata ;   1972 – Radici ;  1974 – Stanze di vita quotidiana ;  1976 – Via Paolo Fabbri 43 ;  1978 – Amerigo.
Ma anche la vita privata del cantautore annovera delle novità di rilievo. Nel 1971 si sposa con la bella Roberta Baccilieri. Due anni dopo, Guccini e Roberta vengono immortalati nella foto che è la retrocopertina dell’album Radici, dove appaiono lui con la lunga barba all’epoca nera e lei con un sorriso enigmatico come Monna Lisa e i lunghi capelli rossi come la tunica che indossa. Per Roberta, Guccini scriverà lo struggente pezzo Vedi Cara, dove parla della mancanza di empatia tra due amanti che risiede in un evidente squilibrio emozionale. Canta: "Tu sei molto,/ Anche se non sei abbastanza,/ E non vedi la distanza/ Che è fra i miei pensieri e i tuoi./ Tu sei tutto,/ Ma quel tutto è ancora poco,/ Tu sei paga del tuo gioco/ Ed hai già quello che vuoi".  Poi però Francesco abbandona per sei mesi l’Italia per seguire una sua allieva, Eloise Dunn, alla quale nel 1978 dedicherà “100, Pennsylvania ave”. Intanto, nel 1977 si era separato dalla Baccillieri.

ANNI '80
Negli anni che seguono la carriera di Guccini, divenuto ormai un mostro sacro della canzone italiana, sebbene sempre piuttosto defilato rispetto ai palcoscenici pieni di luci e lustrini, continua con altri successi come 1981 – Metropolis ;  1983 – Guccini ;  1987 – Signora Bovary ;   1990 – Quello che non... ;  1993 – Parnassius Guccinii ;  1996 – D'amore di morte e di altre sciocchezze ;   2000 – Stagioni ;  2004 – Ritratti ;  2012 – L'ultima Thule.  Nel 2011, Francesco Guccini, a 71 anni decide di risposarsi, lo fa con Raffaella Zuccari, già sua compagna da almeno 15 anni. Anche a Raffaella, come era stato per la prima moglie, Roberta, Guccini dedica un brano. Qui si tratta di Vorrei, dall’album “D’Amore di morte e altre sciocchezze”. Il testo è una tenerissima poesia d’amore: «Vorrei cantare il canto delle tue mani, giocare con te un eterno gioco proibito che l'oggi restasse oggi senza domani, o domani potesse tendere all'infinito».  Nel 2012, il cantautore decide anche di aderire (con Zucchero, i Nomadi, Laura Pausini, Luciano Ligabue, Cesare Cremonini, Nek e i Modena City Ramblers) al Concerto per l'Emilia, che si è tenuto a Bologna il 25 giugno 2012 allo Stadio Renato Dall'Ara per raccogliere fondi per aiutare le popolazioni colpite dal sisma. Nel 2015 Guccini ritorna a cantare, come ospite nella canzone Le storie che non conosci, di Samuele Bersani e Pacifico, brano il cui ricavato viene interamente devoluto in beneficenza alla Fondazione Lia, per finanziare laboratori di lettura per bambini non vedenti e ipovedenti a Bologna. 
Nell’agosto di quest’anno, poi, il cantautore, accusa problemi di salute e viene ricoverato all’Hesperia Hospital di Modena per un problema vascolare alle gambe. 

OGGI 
Così, dopo il Carpi Summer Fest di quest’anno, Guccini decide di dare l’annuncio della fine delle sue esibizionii pubbliche. Al giornalista che gli chiede se abbia rimpianti per questa decisione, Francesco Guccini ha risposto: “No. È una decisione presa con maturità. Per me è stato un grande sollievo. Facevo fatica. La tensione era sempre presente. L’età avanzava e non avevo più la forza di stare in piedi due ore e mezza”. 
Peccato non vederlo più su un palco, ma per fortuna ci sono sempre i suoi splendidi album a tenerci compagnia…

di Anna Paratore

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