Alitalia: miracoli dei Commissari e prestito ponte a rischio restituzione

05 maggio 2017 ore 10:38, Luca Lippi
Graziano Delrio ha specificato che il prestito ponte di 600 milioni ad Alitalia dovrà essere oneroso, perché “lo Stato conta di rientrare”. Un prestito oneroso è una dazione di denaro non gratuita, ma dietro pagamento di una somma da parte della società che ne gode il beneficio. È bene ricordare che già nel 2008 Alitalia ha goduto di un prestito ponte di 300 milioni di euro, mai più rivisti! Ora la domanda sorge spontanea, secondo Delrio, chi dovrebbe restituire i 600 milioni di prestito? In concreto si sta cercando un compratore, è piuttosto naturale ipotizzare che l’eventuale compratore si presenterà come un ‘salvatore’, figurarsi se sarà disposto a rifondere i debitori! 
Alitalia sarà salvata, ma i contribuenti sono a giusto motivo, preoccupati per chi pagherà. Le iniziative che il Governo ha deciso di intraprendere dopo il via libera al commissariamento della compagnia aerea sono appunto, il prestito ponte che, come ha detto il ministro Calenda, è “un male necessario, inevitabile”, perché lasciare gli aerei a terra da un giorno all’altro avrebbe conseguenze molto più costose per i contribuenti. Tuttavia c’è da chiedersi perché mettere sul piatto 600 milioni di euro. La cifra è esagerata perché è sufficiente a garantire l’attività (senza ulteriori sprechi) per un altro anno di attività, considerando che nel frattempo si spera che i commissari intervengano riducendo costi e sprechi. 
Alitalia: miracoli dei Commissari e prestito ponte a rischio restituzione
Un conto è quindi mettere sul piatto le risorse necessarie a far sopravvivere la compagnia nel breve termine per evitare di lasciare gli aerei a terra domani mattina, un’altra è garantirle un anno di vita: di fatto Alitalia diventerà per forza di cose uno dei temi della campagna elettorale.
Il futuro di Alitalia, così come si evince dagli obiettivi più o meno dichiarati dal Governo, è chiaro: vendere l’azienda “in blocco”. Ma chi mai potrebbe comprare Alitalia “così com’è”? 
A riflettere sulla situazione attuale, Alitalia non ha niente di speciale per cui un altro vettore dovrebbe acquistarla chiavi in mano. Non ha una flotta particolarmente interessante, non possiede uno Slot o presenze in alcuni aeroporti strategici. A quanto si legge in un’analisi fatta da Il Sole 24 Ore “l’argenteria” l’ha già avuta Etihad a prezzi stracciati, tanto che potrebbe essere già rientrata dell’investimento fatto nella compagnia italiana. In definitiva, l’unica cosa cui potrebbe essere interessato un suo concorrente sono i suoi passeggeri. E quelli se li può prendere molto più a buon mercato con il fallimento di Alitalia.
Per questi motivi emerge con prepotenza la convinzione che la compagnia di bandiera sia ceduta in blocco a un altro vettore che dovrebbe essere per di più con passaporto europeo, per non perdere la licenza comunitaria. Inoltre, il potenziale acquirente ha già visto qual è la disponibilità dei lavoratori a eventuali tagli da effettuare. Chi potrebbe essere dunque interessato a una compagnia tradizionale che è poco sviluppata e limitata da accordi commerciali laddove le compagnie tradizionali guadagnano (ovvero il lungo raggio)? Dobbiamo attendere di vedere quali saranno gli sviluppi della questione, però, comprensibilmente, non si può ipotizzare di trovare ‘benefattori’ disinteressati e in ogni caso bisognerà attendere l’avvio del programma dei commissari per raccogliere le manifestazioni di interesse.
Intanto Gubitosi ha già fatto sapere che la soluzione per gli esuberi "non sarà indolore", ci sarà da rinegoziare il prezzo del carburante e fa anche sapere che sei mesi sono sufficienti. E allora non c’era bisogno di spendere 600 milioni, ne bastavano 300!
I conti preventivi di Gubitosi, che insieme a Enrico Laghi e Stefano Paleari, è chiamato a stilare un programma industriale di rilancio:
-Rinegoziare i contratti, quelli di leasing, ma soprattutto quelli per il carburante. “Ho visto un po' di numeri 2016, per il carburante erano stati fatti contratti di assicurazione che facevano sì che Alitalia non potesse pagare il carburante più di 68 dollari, peccato che il prezzo del petrolio è andato più in basso, ora è a 48 dollari circa. Una differenza assicurativa che vale circa 128 milioni di euro”.
-Il personale molto probabilmente sarà ridotto. Gubitosi non fa numeri (i dipendenti Alitalia sono 12.500), ma chiarisce che “il tema è stato rinviato, non eliminato”, e che la soluzione finale “non sarà indolore”. In ogni caso, “dopo il referendum, dobbiamo lavorare sul clima interno, creando fiducia” ha auspicato. Qualcosa in più, su questo fronte, si saprà la prossima settimana dopo il vertice con i sindacati.
-Collaborazione con Ferrovie dello Stato, che era stata chiamata in causa nei giorni scorsi come possibile cavaliere bianco da coinvolgere nel salvataggio della compagnia, Gubitosi chiarisce: “E’ un'azienda complementare all'Alitalia e fa un mestiere diverso, ma sarebbe utile che collaborasse. Sull'azionariato non mi pronuncio, comunque mi sembra che le Ferrovie si siano dichiarate non interessate”. Sui reali possibili soci futuri, Gubitosi ha chiarito che “sarebbe importante che, se ci fosse una cordata, avesse un partner industriale. Sono sicuro che qualcuno è interessato, avevamo investitori disposti a metterci quasi un miliardo di cassa”. Sul valore reale dell’azienda, Gubitosi ha dichiarato: “È presto per dirlo perché una volta che togliamo una serie di elementi negativi, e con il rinnovo del contratto di lavoro, Alitalia tornerà competitiva”.
Completamente fuori dall'agenda sembrano essere, al momento, interventi sulle rotte ritenuti invece essenziali dagli esperti. Andrea Giuricin, docente di Economia dei Trasporti all'Università Bicocca, ha detto: “Qualche taglio andrà fatto soprattutto tra i voli domestici. Sul lungo raggio, tra i rami secchi, ci sarebbero le rotte per Seoul e Pechino”.
In conclusione, secondo i desiderata dell’esecutivo, la compagnia dovrà essere venduta in blocco a un altro vettore comunitario, che dovrà restituire 600 milioni di euro allo Stato e non operare tagli al personale. E nel frattempo, ovviamente, investire in Alitalia sperando di realizzare utili e non perdite. Diciamo che la strategia dei Commissari sarà quella più vicina alla realtà, i commissari dovranno fare davvero dei miracoli. Tuttavia è corretto affermare che tante altre aziende che hanno richiesto o richiederanno la procedura di commissariamento sarebbero ben liete di ricevere lo stesso trattamento riservato ad Alitalia. La compagnia di bandiera sarà un ottimo argomento per animare la campagna elettorale e le promesse dei candidati Premier, poi si vedrà quale sarà il reale destino a compagnia.

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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