Effetto Macron sull'Italia: 16mld di 'manovrina' aggiuntiva

08 maggio 2017 ore 12:18, Luca Lippi
All’Eliseo ci sarà un nuovo presidente, Emmanuel Macron, che non sembra così ansioso di aprire la sua stagione entrando in conflitto con la Germania, con cui intende ricreare un patto solido in ambito europeo. Berlino, intanto, non sembra in vena di nuove concessioni a pochi mesi dalle elezioni. quindi occhi puntati sull'Italia e sulla situazione in forte bilico a causa di una crescita troppo debole.
Daniel Gros, economista particolarmente gaudente di esaminare le cose italiane, già fa capire cosa è stato riservato al Bel Paese. “Non si può non rilevare che i quattro Paesi firmatari sono quelli che intendono aumentare la spesa”. Capitanati non a caso dal Bel Paese, che da almeno vent’anni trova sempre una buona ragione per rinviare il risanamento”. 
Non sarà facile per Padoan trovare comprensione nelle capitali europee. La sua missione, del resto, non è stata certo facilitata dalle continue richieste di “flessibilità” della stagione Renzi, culminate in nuove spese e più debiti senza investimenti concreti.
Da oggi si apre una stagione complessa. I mercati, archiviata la corsa all’Eliseo, torneranno a concentrarsi sul rischio Italia. Ormai è partito il conto alla rovescia per la fine del Quantitative Easing, gli acquisti di titoli da parte della Bce che hanno sostenuto la domanda di impieghi dell’economia italiana, ma anche ovviato alla fuga di capitali da parte degli investitori. Che accadrà in autunno, se non si individuerà una rotta virtuosa di rientro dal debito, oltre che il contenimento del deficit? Sotto questo profilo la Spagna è messa senz’altro meglio di noi perché a Madrid la crescita del Pil nominale eccede ampiamente il costo medio del debito pubblico e consente quindi di ridurre il rapporto debito-Pil anche in presenza di un deficit primario.
Effetto Macron sull'Italia: 16mld di 'manovrina' aggiuntiva
A differenza di quel che capita in Italia, debilitata da continui avanzi primari cui ci condanna l’inefficienza e la volontà di mantenere in vita rendite grandi e piccole sempre più gravose. Prepariamoci a un autunno caldo e che i populisti cerchino programmi seri perché la colpa dell’autunno caldo non sarà certo dell’Europa.
La ghigliottina di Standard & Poor’s ha risparmiato l’Italia. Il rating del Bel Paese non cambia, anche se resta inchiodato sull’orlo del burrone a BBB-, a un passo dall’inferno dei junk bond. In caso di retrocessione, i fondi pensione del pianeta, i grandi investitori istituzionali, non avrebbero più potuto detenere Bot e Btp. 
Scampato pericolo? Solo in parte, come ben sa il ministro Pier Carlo Padoan. 
È lui il promotore della lettera inviata da quattro Paesi del Sud della Comunità. Cioè Italia, Francia, Spagna e Portogallo, alla Commissione europea perché riveda i criteri economici utilizzati per calcolare la crescita potenziale, principio che indica il livello massimo di sviluppo che non genera inflazione. Un tema complesso e opinabile. Secondo Padoan, che è in buona compagnia, nel calcolare la crescita potenziale occorre tener conto della situazione di partenza di un Paese: se si parte da numeri molto bassi è necessario uno sforzo espansivo in più, pena l’avvitamento in recessione.
In concreto, l’Italia rischia, con le attuali regole, di dover varare una manovra correttiva di 16 miliardi circa nel prossimo autunno per rispettare la tabella di rientro dei conti pubblici. Una mazzata in grado di riportare il Paese, oggi in timida ripresa, in recessione.

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autore / Luca Lippi
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