L'aborto ha le ore contate, esce il libro profezia di Thérèse Hargot

01 febbraio 2017 ore 16:18, intelligo
Mancano ormai due giorni all’uscita del #libro di Thérèse #Hargot intitolato Una gioventù sessualmente liberata (o quasi), che l'editore Sonzogno ha avuto il merito di voler pubblicare in italiano. Il quotidiano La Croce diretto da Mario Adinolfi ha intervistato la scrittrice che parla del suo libro controcorrente e ne spiega le giuste chiavi di lettura. 
Sta facendo molto discutere in particolare il capitolo sull'#aborto definito dall'autrice "Servizio clienti della comtraccezione". Un tema molto dibattuto in Francia a pochi giorni dall'ultima Marcia per la Vita. 
Riportiamo alcuni stralci dell'intervista realizzata dal collega Giovanni Marcotullio. 
L'aborto ha le ore contate, esce il libro profezia di Thérèse Hargot
"Ho scelto di non pronunciarmi pro o contro perché ho 32 anni e sono nata con il diritto all’aborto - ha spiegato Hargot - Nessuno mi ha chiesto se sono a favore o contro. D’altro canto bisogna dire che il diritto all’aborto ha avuto ripercussioni sul modo in cui si vede il bambino e sul modo in cui i giovani di oggi percepiscono l’aborto stesso, e per questo lo chiamo l’assistenza clienti della contraccezione. Se hai una gravidanza per disattenzioni nell’uso dei mezzi contraccettivi non è un problema, ti dicono: "Puoi sempre abortire". Non si può riflettere sulla questione dell’aborto senza riflettere su quella della contraccezione, vorrei far capire che sono cose intimamente connesse. Ecco perché, penso, almeno fino a questo momento i giovani hanno capito cosa voglio dire: non sono finita all’Indice perché porto molte testimonianze. C’è questo miscuglio di idee e fatti, nel libro, e contro i fatti si può obiettare poca cosa: è per questo che non vengo attaccata e il libro riscuote interesse sia sul piano mediatico sia su quello politico". 

E poi ancora: 
"L’epoca dell’aborto sta passando, sì, almeno per come è stato vissuto fino a questo momento: ne vediamo tutti i segni. Purtroppo l’aborto è anche il sintomo di tanti comportamenti, e per questo non si può proporre di impedire sic et simpliciter l’accesso all’aborto, oggi, perché bisognerebbe offrire in cambio altri metodi di regolazione della fertilità, alternativi a pillole e preservativi. Bisogna quindi che avvengano questi cambiamenti. Però di certo le cose stanno cambiando: lo vediamo negli Stati Uniti, ma pure nella stessa Francia".

Oggi giorno parlare di aborto e contraccezione uscendo da quelli che sono i dogmi dettati dal pensiero unico può essere molto rischioso. Il dissenso è mal tollerato in materia di etica e i giovani sono spinti ad accettare certi argomenti con una visione prettamente liberticida. Anche su questo punto l'autrice sembra avere le idee piuttosto chiare.
"Esiste un sentire diffuso, e questo sentire è per me un buon segno: pensieri contrarî alla doxa, all’opinione dominante, hanno diritto di cittadinanza, possono circolare e si diffondono, hanno l’attenzione dei media e questo li manda nel panico. Da un lato. Dall’altro osserviamo quello che mi pare l’ultimo colpo di coda di una generazione che ha difeso una certa ideologia e che ne vede il crollo, che assiste alla fine della propria epoca. Ci sono tutti i segni della fine di questo periodo: il “délit d’entrave” è fantastico perché mostra fino a che punto possono arrivare i sostenitori dell’aborto come diritto umano, dal momento che non esistono argomenti a sostegno di una simile posizione. Se credessero veramente in ciò che dicono, se si fidassero della forza dei loro sofismi (che non sono argomenti), non avrebbero bisogno di inventare certe leggi, di mettere a tacere gli altri.

Sull'utero in affitto , argomento di cui non tratta nel suo libro, Thérèse Hargot invece spiega:
"Ho fatto una cernita tra gli argomenti che riguardano più da vicino i giovani, anche se in effetti l’argomento lo sfioro, un istante, sul finale del capitolo sull’aborto: termino quel capitolo spiegando che la questione della GPA è semplicemente una conseguenza della connessione tra il diritto all’aborto e quello alla contraccezione (e di nuovo vediamo questo legame). Niente di nuovo: questo femminismo ha dato le proprie armi, ha procurato i proprî strumenti ideologici, per rendere possibile la GPA. Per esempio, il classico slogan “Un bambino, se voglio, quando voglio”, veniva usato nel contesto delle manifestazioni per l’aborto e per la contraccezione, ma l’aborto e la contraccezione non riescono a produrre “un bambino se voglio e quando voglio”, riescono al limite a permettere di non averlo, il bambino, se non si vuole averlo: è la GPA che permette di realizzare questo slogan per la contraccezione e l’aborto. Ecco perché diverse femministe francesi sono contrarie alla GPA, almeno in Francia. Quello che mi manda in bestia è che questi sono dei femminismi incoerenti, perché secondo me non si può essere coerentemente contro la GPA e a favore della contraccezione e dell’aborto. Perché? Perché il retropensiero è lo stesso: sul corpo e sul bambino. Non ne ho parlato specificamente perché secondo me si tratta quasi di un non-argomento, in sé: l’argomento in sé è la contraccezione. Per me è l’origine dell’intero sistema ideologico".


autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...