Charlie, mamma accorata: "Fateci tentare. Poi sereni di lasciarlo andare"

12 luglio 2017 ore 13:15, intelligo
Esiste la possibilità di applicare al bambino il protocollo sperimentale di cura dell'ospedale romano del Bambino Gesu' e Connie Yates, la mamma del piccolo Charlie Gard, che di appelli ne ha lanciati diversi. Il bimbo inglese di 11 mesi affetto da una rara sindrome da deplezione del Dna mitocondriale aspetta la sentenza e la mamma in un memoriale esclusivo sul settimanale Oggi, alla immediata vigilia dell'udienza davanti all'Alta Corte di Londra dice: "Fateci tentare", "noi non smettiamo di combattere: vivere con il dubbio di non aver tentato tutto il possibile per noi sarebbe insostenibile". E se non funzionasse, a quel punto "saremo sereni nel lasciarlo andare".  "I medici italiani - dice la donna - ci hanno offerto una nuova speranza per Charlie e noi vogliamo percorrere ogni strada. Chris (il marito, ndr) e io non abbiamo mai creduto che il suo cervello fosse danneggiato quanto dicono gli specialisti. Come non crediamo al fatto che sia completamente cieco, visto che spesso apre gli occhi. Lo facciamo addormentare accarezzandogli i capelli, lo svegliamo facendogli il solletico sotto i piedi: Charlie sa che siamo li' con lui". E aggiunge "La giustizia inglese ci ha strappato il nostro diritto di genitori di decidere cosa è bene per il nostro bambino, ma noi non smettiamo di combattere". 
Charlie, mamma accorata: 'Fateci tentare. Poi sereni di lasciarlo andare'

Nella sua lunga testimonianza al settimanale, Connie Yates ripercorre giorno per giorno il dramma della malattia di Charlie, a cominciare dai primi sintomi: "Charlie era un bambino perfetto, sorrideva al papà, ero pazza di gioia. Poi, a sei settimane comincio' a rifiutare il mio latte, perdeva peso. E quando lo prendevo in braccio sembrava si afflosciasse, senza tono", racconta la mamma. "I medici ci diedero la diagnosi e noi tirammo un sospiro di sollievo: 'se si sa cos'è, si potrà curare', pensammo. Purtroppo non è stato così semplice. Ho passato intere nottate sul web a mandare mail agli specialisti di tutto il mondo. Ma quando abbiamo detto ai medici del Great Ormond Street Hospital che negli Stati Uniti esisteva un terapia, loro hanno chiesto al tribunale di revocarci la patria potesta'". La donna sottolinea che i pediatri dell'ospedale "sono i primi ad ammettere che non possono diagnosticare con precisione l'estensione dei danni al cervello di Charlie. Io lavoro con i disabili e lo so bene che talvolta i dottori si sbagliano. Ho visto più volte i pazienti superare le previsioni dei medici". 
Connie Yates con il marito Chris Gard ha raccolto donazioni per 1,5 milioni di euro per le cure del figlio, e i due sono ora in attesa di una risposta dall'Alta Corte di Londra. Dice Connie: "Noi chiediamo solo la possibilità di tentare: se non funzionasse, saremo sereni nel lasciarlo andare". 
autore / intelligo
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