IL LIBRO/Padre Giacobbe Elia svela come riconoscere l’Atteso e l’Anticristo

12 luglio 2017 ore 16:23, Fabio Torriero
Proviamo a ragionare su tre affermazioni prese in ordine sparso, che ruotano intorno alla conoscenza (razionale e non solo) di Dio e, specularmente, del demonio:
1) “Noi cogliamo Dio attraverso le sue opere”;
2) “Siamo attratti alle realtà invisibili attraverso le realtà visibili”;
3) “La ragione comprende l’opera di Dio attraverso l’origine e il fine delle cose”.
Ci sono tanti modi per approcciarsi e decriptare in profondità un libro. E la nuova fatica di padre Giacobbe Elia (medico, specializzato in teologia dogmatica, esperto di bioetica, primo esorcista incaricato dalla diocesi di Roma, dopo il servo di Dio P. Candido Amantini), cioè “L’Atteso e l’Anticristo” (Armando Curcio Editore), con prefazione di Antonino Zichichi, si presta davvero a questo stimolante lavoro. Un ottimo decoder.
Come conoscere e credere in Dio (credo ut intelligam, intelligo ut credam, credo perché comprendo, comprendo perché credo), presuppone, infatti, una sintesi virtuosa, che l’autore compie, nero su bianco, in modo egregio ed estremamente chiaro, appunto tra fede e ragione, e soprattutto attraverso il recupero di parole da non lasciare al monopolio del pensiero unico laicista, del nuovo totalitarismo contrario al diritto naturale, che sta avvelenando le coscienze dei popoli e dei politici, a partire dall’Occidente. 
IL LIBRO/Padre Giacobbe Elia svela come riconoscere l’Atteso e l’Anticristo
Un incontro tra fede e ragione
, a cominciare anche dalla scienza che non va messa in contraddizione con la teologia, perché “scopre la realtà, non la inventa”. E la realtà è opera di Dio.
E ancora: nessuno è veramente ateo, si può non credere alla trascendenza di Cristo, ma se non si ha Dio nella propria vita, si sposano gli idoli (il sesso, la carriera, l’ego, la propria mente, il consumo, le cose materiali, la droga l’alcol etc), che ti danno e tolgono la vita. E l’uomo deviato, ingannato va recuperato alla Verità. 
Scrive padre Giacobbe Elia, parafrasando e attualizzando Sant’Agostino: “L’uomo nasce con iscritto nel cuore il desiderio di vedere Dio e anche se spesso trascura questo desiderio, Dio non cessa di attirarlo a se, perché viva e trovi in Lui quella pienezza di verità e di felicità che cerca senza posa”.
Padre Giacobbe non si ferma alla porta, ma va dentro con energia, conducendo per mano il lettore in un percorso di Verità e discernimento alto (una sorta di iniziazione spirituale): “Come possiamo riconoscere l’autenticità di un messaggio divino e di colui che lo porta?”. La risposta alle tante troppe mode messianiche attualmente in auge, e lo fa elaborando uno schema incontrovertibile: 
1) “Chi è venuto a parlarci di Dio e di vita eterna deve essere stato preannunciato da Dio con profezie”; 
2) “Deve essere munito di prove evidenti e soprannaturali, essendogli stata affidata una missione universale di portare agli uomini la conoscenza di Dio”; 
3) “E infine, il suo insegnamento non deve essere contrario alla ragione umana”

Una illuminante indicazione, ancora una volta, che mette la parola fine alla disputa tra i sostenitori della fede e i fan della ragione.
Questo è il segreto e il mistero che svela l’Atteso.
E, a questo punto, il libro si trasforma in una sorta di inchiesta sulle prove per dimostrare lo schema, a partire dalla certezza dei miracoli, in primis la Sacra Sindone. E qui padre Giacobbe Elia ricorda tutte le confutazioni circa l’autenticità della Sindone, evidenziando gli elementi a favore della sua natura divina.
La decodificazione della morte, poi, contribuisce a creare quella giusta distanza dottrinaria tra il cristianesimo e le altre religioni, e tra il cristianesimo e il laicismo ateo che nega, rimuove l’idea di morte (surrogandola con la volontà di potenza, l’individualismo, il benessere, il consumo, il comfort, le evasioni di massa).
Scrive l’autore: “La morte appare come una dura vittoria della specie sull’individuo”. E’ l’eterna lotta tra la mente dell’uomo e la natura (creata da Dio). 
Il gender non è l’ennesima riproposizione e declinazione di questa lotta che inizia con Adamo ed Eva? La rivolta della Creatura (l’uomo che si fa Dio) contro il Creatore (che viene allontanato dalla storia degli uomini), col Creato che diventa un disumano laboratorio chimico? 
Stessa cosa per le ideologie: “L’ideologia è una visione precostituita del mondo, è la lente che mistifica la realtà. L’ideologia ama l’umanità astratta che si uniforma al suo schema, ma odia l’uomo concreto con i suoi bisogni naturali, la sua infermità e la sua morte. Non è un caso che l’ideologia ami le uniformi e odi la Chiesa di Cristo. L’ambiente delle ideologie di ogni colore è l’ateismo”. Ecco spiegata la battuta del filosofo marxista, Lunacarskij: “Se i fatti non ci danno ragione, peggio per i fatti”.
IL LIBRO/Padre Giacobbe Elia svela come riconoscere l’Atteso e l’Anticristo
E a proposito di morte, padre Giacobbe Elia, entra nel merito, e distingue “la morte come illusione”, “la morte come valore” e “la morte come problema”. 
La morte come illusione riguarda il monismo, sia nella versione spiritualista, sia naturalista (il buddismo, l’induismo, pratiche tanto di moda oggi): “Il monismo insegna che l’individualità, la vita sono illusioni. E pertanto pure la morte. La reincarnazione è una punizione, non un premio, l’anima passa da un corpo all’altro per purificarsi di colpe commesse in vita. Ma se la vita e l’uomo sono illusioni che senso ha purificarsi? Il fondo di questa fede è la dottrina del non-sé che si oppone all’esistenza di un Dio personale, creatore del mondo, che si fa carne”. E’ una mera auto-trascendenza alienante.
La morte positiva, invece, la troviamo nell’Islam. “Non è frutto - scrive l’autore -  come per la cultura giudaico-cristiana del peccato originale, ma è una creatura di Allah, fa parte del suo piano provvidenziale. Questa considerazione rassegnata della vita e della morte giustifica il fatto che l’Islam intende il suo paradiso non come godimento della visione beatifica di Dio, ma come un risarcimento che comporta l’appagamento smodato del piacere dei sensi (le vergini donate). Allah non riconosce  la libertà, né il libero arbitrio degli uomini, e l’Islam insegna che la ragione umana non può dire nulla riguardo Allah, perché egli può essere conosciuto soltanto con la fede”. 
Un interessante argomento di dibattito circa la possibilità o meno di integrare i migranti islamici in numero massiccio da noi. Islamici che non hanno rinunciato al concetto di guerra santa.
Infine la morte come un problema. Che nasce dalla concezione del peccato originale propria della Rivelazione giudaico cristiana: “Dio nel suo disegno originario non aveva concepito la morte. E’ entrata nel mondo per invidia del diavolo. Dio è amore, non morte. Solo il cristianesimo ha posto e risolto il problema del male e della morte aprendoci alla grazia di Cristo, senza la quale nessuno può trovare la via della Risurrezione. L’uomo sa che nessuno può cancellare il male, ma sa pure che è possibile contenerlo vivendo secondo Cristo”.
Evocato nel libro, l’ultimo capitolo approfondisce il ruolo, il dna e la missione del demonio. Dall’Atteso all’Anticristo. Se esiste fisicamente il bene, esiste fisicamente il male. Come scoprirlo sia nella sua attività pubblica che privata? 
E come per svelare l’Atteso, padre Giacobbe Elia regala ai lettori (credenti e non) un altro schema per smascherare la natura e l’opera del diavolo nella sua funzione più enigmatica, suadente e beffarda. E lo fa ricorrendo a tutte le fonti delle Sacre Scritture: “Si diffonde con lo spirito che agisce nei figli della ribellione, gli uomini che hanno rifiutato il Vangelo. Uno spirito diabolico che crea nel mondo un’atmosfera spirituale attraverso la quale penetra nelle coscienze diventando un modo di sentire e di pensare. E’ un’ideologia alla quale l’uomo tende a conformarsi, fino a ritenere folle chiunque la contraddice. Così attraverso un’informazione politicamente corretta e religiosamente scorretta, il Principe di questo mondo, aggredisce il nostro pensiero e la nostra libertà, rendendoci suoi servi infelici”.
Non è questa la dittatura del pensiero unico laicista (venduta per modernità) che sta sostituendo il bene col male, il vero col falso? Quando si accetta, col gender, che il padre non sia più colui che genera, la madre non sia più colei che partorisce e che i figli si possono comprare e vendere secondo il principio che ogni desiderio deve diventare un diritto; e quando si accetta che la mente decida sulla natura biologica (l’uomo liquido, fluido), non è stravolto il paradigma dell’umanità? Stiamo parlando della cultura di morte che con parole buoniste e compassionevoli si sta affermando con legislazioni liberticide contrarie al diritto naturale (eutanasia, adozioni gay, unioni civili, divorzi lampo, matrimoni egualitari, liberalizzazione delle droghe etc).
E come si rivela il volto dell’Anticristo? Padre Giacobbe Elia ricorre al noto pensatore russo Solov’ev portato in Italia dal cardinale Biffi (le sue celebri lezioni).  Un insegnamento che serve specialmente ai credenti per comprendere la sua pericolosità e soprattutto la sua prossimità con tutti (la politica, certe ideologie, la Ue, i rischi ed errori anche della Chiesa, le derive di molti fedeli):
1) “L’Anticristo dice che il futuro sarà felice, è un convinto spiritualista (non un materialista), crede nella pace, nella prosperità universale”;
2) “Ritiene che Cristo sia il suo precursore. E se Cristo ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, lui li unirà con i benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi”;
3) “E’ un buon comunicatore che si presenta come un uomo mite, comprensivo, tenero, amante del bene. E’ un pacifista, ecologista ed ecumenista”.
Insomma (ecco la lettura religiosamente scorretta), il demonio non si presenterà come un materialista, ateo, che combatte la religione, ma come la bandiera di un cristianesimo senza Cristo. Il male non è il contrario del bene, ma un bene deviato.
Parole dure, forti, che spezzano il fiato e seminano sospetti e dubbi a 360 gradi. Con un’unica speranza che non si piega, né si rassegna al male: “Rimarrà sempre irriducibile  un piccolo gregge”.
Fa il paio con la profezia di papa Benedetto. Sarà la Chiesa del futuro?

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