L'inviato speciale di Papa Francesco a Medjugorje: Paolo Brosio fra profezia e futuro

13 febbraio 2017 ore 20:43, Americo Mascarucci
Riceviamo e pubblichiamo  un intervento del giornalista Paolo Brosio sulla decisione di Papa Francesco di inviare un inviato a Medjugorje.
Nel giugno del 2015, Brosio aveva inviato una lettera proprio a Bergoglio dopo che il Papa era sembrato mostrare scetticismo e diffidenza verso i veggenti. 

"Papa Francesco ha lanciato un segnale chiaro e forte in tutto il mondo mandando a Medjugorje il Vescovo diVarsavia Henryk Hoser.
La notizia è stata lanciata dai mass media con grande clamore. Dobbiamo chiederci: quanti hanno veramente capito il significato e l’importanza spirituale della nomina del Vescovo di Varsavia inviato specialedella Santa Sede nella terra della Gospa?
Credo che siano veramente in pochi ad aver colto il senso profondo della decisione di Papa Francesco. 
L'inviato speciale di Papa Francesco a Medjugorje: Paolo Brosio fra profezia e futuro

Il vuoto pastorale e le preoccupazioni del Papa.
Concentriamoci su quest’aspetto prima di approfondire l’argomento. 
La più grave lacuna e il più grande vuoto che si è sempre avvertito nella terra di Erzegovina dove, da trentasei anni appare la Madre di Dio per la salvezza dell’umanità, è la totale assenza di una guida pastorale. Il Vescovo di Mostar si è occupato solo dei quattromila residenti e delle Cresime dei ragazzi. La diocesi locale ha ignorato il fenomeno mondiale delle apparizioni, i frutti spirituali, il rapporto con i frati Minori che da secoli è ai ferri corti per motivi storici concreti e ben determinati e, soprattutto, quella massa di 42 milioni di pellegrini che vengono sistematicamente ignorati da 36 anni.
E’ questo il problema che sta a cuore al Papa.
In un momento di grande crisi di Fede, come vediamo ben documentato tra poco, secondo le tabelle Istat in Italia, Papa Francesco con la nomina di un inviato speciale ha voluto conoscere, interrogarsi e sorvegliare lo stato di salute pastorale di una parrocchia che è visitata da una fiumana inarrestabile di fedeli provenienti da tutti i paesi del mondo.
Il Papa vuole sapere, il Papa vuole conoscere, il Papa vuole indagare sui motivi che hanno determinato un vuoto pastorale proprio in uno dei luoghi dove si prega di più al mondo e che è una fucina incontestabile di conversioni del Cuore.


Il cardinale Schönborn a Medjugorje.
Sia il Vescovo Pavao Zanic nel 1981, sia il Vescovo attuale Ratko Peric hanno sempre contrastato fortemente tutto ciò che viene da Medjugorje: apparizioni, messaggi della Madonna, l’attività dei Frati Francescani, i pellegrini bollati come fanatici e tutti quei grandi frutti spirituali che sono sotto gli occhi del mondo e che sono stati valutati in modo estremamente positivo da uno dei più grandi Cardinali metropolitani d’Europa: l’Arcivescovo di Vienna Primate d’Austria Cardinale Christoph Schönborn.
Questo Cardinale nella Messa solenne del Capodanno del 2009 paragonò i veggenti ai pastori della natività di Betlemme che non poterono tacere ciò che avevano sentito e ciò che avevano visto nel cielo e nella grotta della Natività. Nessuno può comprendere la storia di Medjugorje se non si ricorda esattamente la storia dell’Erzegovina e che cosa successe nei primi mesi delle apparizioni.
Nessuno può capire il significato della scelta del Papa di mandare un inviato speciale della Santa Sede in Erzegovina se non si comprendono a fondo le date e gli eventi che legano il sacrificio dei Frati alla Croce di Gesù Cristo nella Terra della Bosnia.

Il martirio dei frati, le tappe della sofferenza.
Le date fondamentali per capire i contrasti ed il vuoto pastorale tra la parrocchia di Medjugorje e la Diocesi di Mostar si possono spiegare solo con il sacrificio del sangue dei martiri francescani, dapprima sotto la dominazione ottomana, quando venivano trucidati e gettati, legati mani e piedi, dai ponti sul fiume Neretva. In questo periodo molti vescovi e sacerdoti diocesani per sfuggire alle persecuzioni scapparono verso Vienna e verso Venezia. Ma i frati no. I frati rimasero con il popolo, con la povera gente che rimase fedele alla Fede Cattolica mentre i ricchi e l’alta borghesia pur di mantenere i benefici e le proprietà rinunciò alla Fede Cristiana.
I Francescani occuparono le parrocchie rimaste vacanti e questo, ahimè, non è mai stato digerito e approvato dai vescovi.
Poi, durante la dittatura di Tito a Siroki Brijeg, il 7 febbraio del 1945, trentatrè frati furono uccisi e bruciati dalle milizie partigiane perché non rinnegavano la fede cristiana.
Si dice ora “Sangue di martiri, seme di cristiani”.

Padre Jozo.
La seconda data fondamentale è quella del 17 agosto 1981, quando Padre Jozo Zovko, primo parroco di Medjugorje durante le apparizioni, grande frate francescano, pilastro della spiritualità mariana di Medjugorje, fu arrestato dalla Udba, la polizia segreta di Tito, con l’accusa di insurrezione delle istituzioni della Federazione della Repubblica Jugoslava. Padre Jozo aveva visto lui stesso la Madonna, ha creduto ai sei ragazzi e per non rinnegare la Fede fu torturato percosso e rinchiuso nel carcere politico di Foca e condannato a due anni e mezzo di reclusione.
Pensate che solo venti giorni prima di questi drammatici eventi, il giorno 25 luglio 1981, il vescovo Pavao Zanic di Mostar nella Chiesa di San Giacomo, in occasione delle Cresime, disse davanti a più di millecinquecento testimoni: “I sei bambini non possono mentire, i sei bambini dicono la verità cioè dicono che cosa hanno visto e che cosa hanno sentito. Io non sono in grado di dire che loro abbiano visto la Madonna ma di sicuro so che dicono la verità di questi accadimenti. Sono stati minacciati dalle autorità e sotto la minaccia non hanno ritrattato una sola parola di ciò che hanno visto e sentito”.
Belle parole, peccato che davanti alle pressioni della polizia segreta il Vescovo Pavao Zanic, dopo l’arresto di Padre Jozo, ritrattò tutto quanto.
Era il 25 luglio 1981, esattamente un mese dalla prima apparizione, ed era la festa del Patrono di Medjugorje, San Giacomo. Quando Padre Jozo uscì dal carcere la prima cosa che fece, dopo quasi due anni di torture, sofferenze e percosse alla mandibola, alla spina dorsale e alle costole, inflitte senza pietà dai suoi carcerieri, fu quella di andare al palazzo arcivescovile di Mostar per conferire con il suo Vescovo Pavao Zanic.
Padre Jozo voleva sapere perché proprio lui, il pastore di Medjugorje, avesse cambiato idea sulle apparizioni, ritrattando tutto e rinnegando ogni cosa.
Questa fu la risposta del Vescovo Zanic: “Non sono pronto a morire per Medjugorje”.
Tutto quanto scrivo è contenuto nel dossier della Commissione Internazionale di Inchiesta presieduta dal Cardinale Ruini il quale ha interrogato per tante ore Padre Jozo nel palazzo dell’ex Sant’Uffizio. Il fascicolo è ora nelle mani del Papa.
Da quel momento, sia il Vescovo Zanic sia il Vescovo Ratko Peric, hanno duramente contrastato Medjugorje.
Ancora oggi Padre Jozo paga la sua fedeltà alla Madonna e a Dio ed è costretto ad obbedire al Vescovo di Mostar e a rimanere confinato, ghettizzato e rinchiuso nei conventi lontani dalla sua Patria, dalla sua famiglia, dalla sua casa di accoglienza per ragazzi disabili, dalla sua sorella francescana di Siroki Brijeg che ogni sabato prega Dio e la Madonna facendo a piedi 30 chilometri per chiedere la grazia a suo fratello Jozo fino a raggiungere la Chiesa di San Giacomo.
Ora Padre Jozo avrebbe ricevuto anche il divieto di andare nell’isola di Badia, dove ha ricostruito con le sue forze e le sue conoscenze un antico convento francescano, l’unico di cui i frati sono proprietari in tutto il Mediterraneo.
Mi auguro che l’inviato del Papa attraverso questo racconto possa finalmente liberare il Frate Jozo. E’ arrivato il momento di chiedere a gran voce a questo pastore polacco di liberare Padre Jozo.
Il Vescovo inviato dal Papa non può ignorare la verità della storia delle Apparizioni.
E’ appena passato l’anno della Misericordia ma il perdono per frate Jozo non c’è stato.

La crisi della Fede in Italia: i dati ISTAT, un panorama desolante.
E tutto ciò che significa? Che per 36 anni nessun Pastore ha mai guidato spiritualmente né i Frati, né i veggenti né i quarantadue milioni di pellegrini che si sono recati a Medjugorje. Oggi, poi, i sacerdoti per evitare rappresaglie da parte dei vescovi si rifiutano di accompagnare i pellegrini a Medjugorje perché temono di subire pressioni dai pastori delle loro diocesi.
Un vuoto enorme, incolmabile, di cui si sente una mancanza immensa in luogo di grande fede proprio oggi che la crisi della fede è così forte nella nostra società.
Nelle pagine di oggi, lunedì 13 febbraio 2017, del Quotidiano Nazionale Italiano La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno - che per primo ha dato la notizia dell’inviato speciale della Santa Sede - si scrive: “La Messa è finita, le Chiese sono deserte, i seminari vuoti, per sette italiani su dieci il Sacramento della confessione è inutile, il matrimonio religioso fra il 1974 ed il 2014 ha subito in Italia una contrazione del 25% e la Sicilia è la regione con il più alto tasso di assidui fedeli, si parla del 37% che va a Messa, mentre la Liguria è ultima con il 18,9%”. 
Queste sono le ultime elaborazioni dei dati ISTAT che certificano in modo inequivocabile che sono sempre di meno gli italiani che vanno a Messa ed in Chiesa: 
“Si è passati dal 33,4% del 2006, una persona su tre, al 29% una flessione del 4,4% che si dilata al -10,7% partendo dal 1995 fino al 2016. La percentuale delle presenze a Messa della Domenica crolla al 15% se si prendono in considerazione i giovani dai 18 a 29 anni.
Il 70% delle persone considera inutile il Sacramento della Confessione e si è registrato un calo del 12% degli aspiranti preti nei seminari tra il 2004 – 2014”.
Secondo uno dei più grandi esperti al mondo di Storia delle Religioni il prof. Massimo Introvigne la nostra società usa un concetto della religione “fai da te” che contrasta con i principi fondamentali del Vangelo.
“Si tratta - dice Introvigne - di gente che rappresenta il 72% degli italiani che pur non praticando nessuna fede, non si definisce ateo o agnostico magari va a Messa a Natale, ama Padre Pio ma poi non si perde un incontro con un maestro buddista ed è convinta della reincarnazione e del potere dei cristalli.
Insomma, l’80% si sente cattolico ma solo il 17% va realmente a Messa la domenica. Ormai da 50 anni assistiamo ad una disaffezione pubblica dei Sacramenti contemplati dal Catechismo e dal Vangelo”.
Possiamo inoltre dire che nessuno ritiene più il Sacramento del Matrimonio un vincolo religioso indissolubile.
Questo genera una confusione diabolica nelle famiglie che sono spezzate e generano figli orfani di genitori viventi con conseguenze gravissime nella società.
In questo quadro, un quadro desolante dove la fa da padrona la crisi della Fede, è sempre più evidente che ci sono molti, anche purtroppo all’interno della Chiesa, che attaccano un luogo di culto e di Fede come Medjugorje dove invece accade un miracolo di questo tipo: decine di migliaia di persone al ritorno da questo pellegrinaggio riscoprono il valore della Parrocchia, della famiglia e dei sacramenti della Confessione e della Eucarestia.
I motivi di un inviato speciale a Medjugorje: proteggere la Fede nel giorno della Madonna di Lourdes con un vescovo polacco.
Dunque, ecco perché Papa Francesco ha mandato un inviato speciale della Santa Sede a Medjugorje.
Perché vuole proteggere e custodire con una fede viva e fedele al Vangelo questa massa di pellegrini che altrimenti, senza un pastore, rischiano di diventare un gregge smarrito.
Il Santo Padre, per sottolineare la scelta di inviare un vescovo così importante a Medjugorje, ha contrassegnato questa decisione con due elementi di altissimo valore spirituale, due segni straordinari dello Spirito Santo che lo hanno spinto a questa decisione.
Il primo, perché ha firmato il provvedimento nel giorno dell’anniversario della Madonna di Lourdes, 11 febbraio 2017.
Il secondo, perché l’inviato del Papa è un sacerdote polacco che è stato nominato Arcivescovo il 22 gennaio 2005 da Papa Giovanni Paolo II, grande estimatore di Medjugorje come luogo di confessione e di misericordia.
Ma non è tutto. Non dimentichiamo che la Polonia è da sempre nel cuore dell’Europa terra forte e di valori di Cristianesimo Cattolico fino al martirio per la Fede.
Chi meglio di un Vescovo polacco può comprendere il mistero della Croce e del sacrificio in un luogo di sangue e martirio come la Bosnia Erzegovina?
Cinquecento anni sotto i Turchi, cinquant’anni di dittatura politica e cinque anni di feroci guerre etniche e politico-religiose.
Sono questi gli elementi di comune denominatore con le sofferenze e la Fede viva che ha sempre contraddistinto il popolo polacco.
Il vescovo medico di Varsavia Henryk Hoser che protegge la famiglia e combatte l’aborto.
E’ un Vescovo aperto ai carismi del mondo sovrannaturale dello Spirito Santo Cattolico Apostolico del Rinnovamento Carismatico, perché ha permesso di invitare allo stadio di Varsavia un grande sacerdote carismatico africano proveniente dall’Uganda alla presenza di sessantamila persone per una preghiera di intercessione, di guarigione e di liberazione.
Si tratta di Padre Bashobora, coordinatore diocesano in Uganda del Rinnovamento Carismatico Cattolico nell’Arcidiocesi di Mbarara.
Padre Bashobora si occupa soprattutto dei poveri, degli orfani e degli ammalati.
Un altro elemento importante per Medjugorje, per comprendere la personalità di questo inviato della Santa Sede, si può trovare nel curriculum vitae del vescovo polacco.
Hoser, 75 anni, è nato a Varsavia il 27 novembre 1942. Il 27 novembre è una data fondamentale per le apparizioni Mariane di Rue Du Bac di Parigi, quando la Madonna della Medaglia Miracolosa appare a suor Caterina Labourè alle 17,30 del 27 novembre 1830.
Il vescovo polacco ha portato la Croce della sofferenza sin da piccolo perchè il padre e il nonno sono stati uccisi dai tedeschi dopo la rivolta di Varsavia nella strage di Wola.
Hoser ha poi studiato medicina all’Università di Varsavia ed ha svolto ricerca nei dipartimenti di anatomia in questo ateneo e come medico è entrato poi in servizio nell’ospedale di Ziebice.
Ha frequentato un corso post laurea di specializzazione in medicina tropicale a Parigi e subito dopo è partito come missionario nel 1975 in Ruanda dove, come è noto, ci sono state le famose apparizioni mariane di Kibheo, di cui il vescovo è al corrente.
Henryk Hoser è un grande sostenitore della Famiglia Cristiana, è un fortissimo oppositore dell’aborto, della pillola del giorno dopo e della inseminazione artificiale.
Parlando dell’aborto ha affermato, senza mezzi termini: “I bambini vengono uccisi in quello che per loro dovrebbe essere il luogo più sicuro e cioè sotto il cuore della madre”.
Medjugorje: un vescovo, un pronto soccorso e un Bureau Medical per i miracoli.
La visione cristiana ed i concetti medico-scientifici del vescovo polacco sono un segno forte e ben chiaro per Medjugorje e per l’Erzegovina.
Infatti, se ci pensate bene, Medjugorje è l’unico grande Santuario al mondo dove gravitano attorno al suo territorio diverse etnie e religioni e dove arrivano milioni di pellegrini da tutti i paesi del mondo e non ha neppure un pronto soccorso ospedaliero e quindi non vi può essere neppure una sede per un Bureau Medical come a Lourdes, per la certificazione teologica e scientifica delle guarigioni inspiegabili.
Non sono un medico, non sono un sacerdote, ma come giornalista televisivo e scrittore devoto a Medjugorje e che ama questa terra perché mi ha salvato, sento profondamente nel mio cuore che in questo territorio è arrivato il tempo ed il momento di realizzare un pronto soccorso ospedaliero per ospitare i malati di tutte le
etnie e tutte le religioni.
Ci deve essere un presidio sanitario piccolo ma efficiente con un 118 di ambulanze, un numero di pronto soccorso per assistere residenti e pellegrini.
Ho parlato di questo progetto a Papa Francesco quando mi ha convocato a palazzo apostolico in udienza privata il 9 aprile 2015. Dissi al Papa che il più grande problema di Medjugorje è la mancanza di un Pastore, di un Vescovo misericordioso che possa guidare un gregge di 40 milioni di pellegrini e dissi anche al Papa che avrei fatto di tutto per costruire con il Mattone del Cuore il Primo Pronto Soccorso della storia di
Medjugorje per tutte le etnie e tutte le religioni.
Il Papa ha benedetto il Mattone del Cuore e la maglietta “W La Gospa” e promise che avrebbe preso in mano i destini di Medjugorje.
Un anno e mezzo dopo questo incontro ed una lettera aperta a Papa Francesco sulla bontà spirituale di Medjugorje, è arrivato ora nel giorno della Madonna di Lourdes un grande Vescovo polacco, il paese della Divina Misericordia, di Santa Faustina e di Papa Giovanni Paolo II.
Il progetto del Vaticano per Medjugorje: un Santuario Mariano Delegazione Pontificia della Santa Sede.
Ecco, sono certo, che con l’invio del vescovo polacco a Medjugorje il Papa ha gettato le basi per trasformare la Chiesa di Medjugorje in un grande Santuario mariano, non diocesano bensì una vera e propria delegazione pontificia con un Arcivescovo nominato direttamente dal Papa proprio come a Loreto e a Pompei.
Così finalmente Medjugorje potrà essere dichiarato dal Papa luogo di culto e di Fede approvato dal Vaticano, senza entrare nel merito delle Apparizioni perché sono ancora in atto. Un santuario con un vescovo che si potrà occupare a tempo pieno di tutte quelle anime che come un fiume in piena si riversano sulla collina del Podbrdo, sulla montagna del Krizevac e nella Chiesa di San Giacomo.
Solo riflettendo su questo progetto si può capire in quale contesto sia avvenuta la decisione del Papa di mandare un inviato speciale dalla Santa Sede a Medjugorje.
E’ un grande giorno questo per la Madonna, per i Frati, per i pellegrini e per tutti quegli scrittori e giornalisti che si recheranno nei prossimi mesi a Medjugorje a raccontare gli eventi per la salvezza dell’umanità.
Finalmente un Pastore voluto dal Vicario di Cristo per Medjugorje, finalmente la Madonna non è più sola".
Paolo Brosio
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