Legittima difesa, caso Lodi: cosa dicono Chiesa Cattolica, Sant'Agostino e San Tommaso

13 marzo 2017 ore 16:40, intelligo
Il caso di Lodi ha accesso il dibattito sulla legittima difesa, è giusto o no difendersi? E in che misura? Il confronto è anche tra cattolici, tra l'ala "pacificista" e l'ala del diritto naturale dinanzi a tutto. Per capire cosa dice la Chiesa Cattolica sul tema, occorre innanzitutto leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla legittima difesa, a cui dedica una specifica voce.
Legittima difesa, caso Lodi: cosa dicono Chiesa Cattolica, Sant'Agostino e San Tommaso
2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un'eccezione alla proibizione di uccidere l'innocente, uccisione in cui consiste l'omicidio volontario. « Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l'altro è l'uccisione dell'attentatore». 174 « Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l'altro preterintenzionale ». 175
2264 L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:
« Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita [...]. E non è necessario per la salvezza dell'anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ». 176
2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.
2266 Corrisponde ad un'esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell'uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.
2267 L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.
Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo « sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti ». 177

E poi ci sono due grandi Santi, ma di quelli Dottori della Chiesa. Sant'Agostino e San Tommaso che dicono, come da parole di Alessandro Meluzzi nell'intervista ad IntelligoNews, che chi rinuncia a difendere i propri cari - anche con la spada - non è evangelico ma vile. Ma è davvero così? 
Andiamo a leggere il loro pensiero. 


Nei primi secoli del cristianesimo, durante il tempo delle persecuzioni, i cristiani ragionavano molto sul concetto di difesa e su quello di martirio. Avevano il problema del servizio militare ma anche quello delle guerre in nome di uno Stato-Impero che venerava gli dei e offriva a loro ogni cosa. 
Dopo l'editto di Costantino, c'è la libertà, ed è grazie a questa svolta che Sant'Agostino e di San Tommaso hanno introdotto il concetto di “guerra giusta”. Per Sant'Agostino la pace "deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace! Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi” (Le lettere, III, 189, 6).
Ugualmente la pensa San Tommaso: una guerra giusta c'è quando l'autorità del principe che la dichiari; quando ci sia una causa giusta, cioè una colpa da parte di coloro contro i quali si fa la guerra, quando sia retta l'intenzione e si miri a promuovere il bene.
Ora sia il Concilio che i teologi hanno abbandonato il concetto di “guerra giusta” preferendole il termine di “legittima difesa”. 

L'unica cosa che accomuna i cattolici pacifisti ai cattolici dottrinali è che la pace è un dono, che l'uomo può perdere in pochi minuti, e che non sa apprezzare quanto dovrebbe dandola per scontata. E che va coltivata e curata ogni giorno. 


autore / intelligo
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