Galantino, troppi giovani all'estero: "Si fa strada un'altra forma di mobilità"

17 ottobre 2017 ore 16:56, intelligo
I giovani e il lavoro, i giovani e le migrazioni, la fuga dei cervelli all'estero, la crisi dell'occupazione, sono stati questi i temi principali che il segretario generale dei vescovi italiani Nunzio Galantino ha trattato intervenendo a Roma, alla presentazione della XII edizione del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes della Cei. "Il motivo principale per il quale i nostri ragazzi vanno all'estero - ha detto il segretario della Cei -  è la difficoltà che trovano nel progettare il loro futuro. A fronte di una situazione sociopolitica che ha sempre più difficoltà ad aprire varchi i ragazzi cercano risposte altrove". 
Galantino, troppi giovani all'estero: 'Si fa strada un'altra forma di mobilità'

I DATI
Il 39% di chi ha lasciato l'Italia nell'ultimo anno ha un'età compresa tra i 18 e i 34 anni. Per Galantino la mobilità non è soltanto quella dei migranti economici che lasciano il loro Paese per sfuggire alla povertà e cercare fortuna all'estero." C'è un'altra mobilità - spiega - legata al desiderio di fare esperienze nuove, incontrare altra gente e progettare in maniera non tradizionale. Esistono anche queste forme che ci aiutano ad allargare gli orizzonti rispetto alla mobilità che conosciamo e che vanno accolte, accompagnate e sostenute".

LO IUS SOLI
E a proposito di migranti, Galantino è tornato a sollecitare l'approvazione della legge sullo Ius Soli da parte del Parlamento. Legge che riconosce la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia ma che, a causa dell'opposizione dei centristi di Alternativa Popolare non avrebbe i numeri per passare al Senato. "Devo avere fiducia - ha aggiunto il segretario dei vescovi - e voglio avere fiducia, non sullo ius soli soltanto come legge, ma su un clima che aiuti tutti quanti a ragionare di più, a trovare le ragioni per cui vale la pena fare tutto questo, riscattato da un clima curvaiolo nel quale è andato purtroppo a inserirsi questo tema, che non permette a nessuno di guardare con serenità i vantaggi, gli svantaggi ma soprattutto le condizioni giuste che la legge prevede vengano richieste a chi fa domanda di cittadinanza in Italia". Sono in atto vari tentativi per cercare in Senato i voti necessari per approvare la legge prima della fine della legislatura, ma finora gli appelli della Cei ai parlamentari cattolici diffidenti non sembrerebbero aver sortito effetti. 

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