Coro di Ratisbona: cosa non torna, la vera trasparenza e Ratzinger

19 luglio 2017 ore 10:46, Americo Mascarucci
Ma di cosa stiamo parlando? Sta destando scandalo la vicenda dei 547 bambini che, tra il 1945 e l'inizio degli anni '90, avrebbero subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona, il più antico coro di voci bianche del mondo e che fu anche diretto per trent'anni dal fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger. A fornire i numeri è stato l'avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di far luce sul presunto scandalo. Nel documento finale il legale indica che, in quel lungo periodo, bambini e ragazzi subirono violenze corporali e 67 violenze sessuali, in alcuni casi entrambe. L'indagine ha permesso di identificare 49 responsabili, anche se difficilmente ci saranno processi perché i reati sono prescritti. Nel precedente rapporto del gennaio 2016 Weber aveva riferito solo di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo.
Coro di Ratisbona: cosa non torna, la vera trasparenza e Ratzinger
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I MALTRATTAMENTI 
Fermo restando che se ci sono stati abusi sessuali questi vanno accertati e naturalmente condannati, va detto che suona strano mischiare vicende gravi come possibili casi di pedofilia con altri tipi di maltrattamenti come le percosse, le privazioni del cibo o le punizioni corporali. Pratiche oggi discutibili e che sicuramente non potrebbero in nessun caso essere riproposte ma che all'epoca erano la regola in tutti gli istituti religiosi e non. Alzi la mano chi studiando nei seminari o nei collegi religiosi non è stato puntito severamene ogni volta che magari ha alzato troppo la testa o disobbedito ad un ordine dei superiori. All'epoca anzi erano le famiglie che affidavano i propri figli ai collegi religiosi perché fossero educati con rigidità. Al punto che fra le presunte vittime di questi maltrattamenti c'è stato chi ha detto chiaramente che non intende sporgere denuncia proprio perché all'epoca funzionava così. 
E' quanto dichiarato su Il Foglio da un ex allievo che quei maltrattamenti li ha subiti e che ritiene oggi lo scandalo "esagerato e fuori misura" considerando che quei metodi erano pressoché in uso ovunque. Nessuno scandalo quindi, se non con l'odierna mentalità che porta a denunciare un insegnante anche se magari alza troppo la voce con un alunno indisciplinato provocandogli "grave turbamento psicologico". Ma non si può condannare con gli occhi del presente ciò che è sempre stata normalità nel passato. Le società evolgono, cambiano i metodi e le prassi, ma non si possono per questo fare processi alla storia. Non si può infine mettere sullo stesso piano un abuso sessuale con uno scappellotto o anche se vogliamo con una punizione corporale. 

BENEDETTO XVI
Appare evidente a tutti come il bersaglio di questo presunto scandalo sia il Papa emerito Benedetto XVI: non lui direttamente ma il fratello George, e non è un caso che tutti i giornali mettano in risalto molto più che le violenze proprio il ruolo di direttore del fratello del Papa emerito, le sue omissioni, le sue complicità e i suoi silenzi. Benedetto XVI dà fastidio a molti perché continua ad essere una figura ingombrante e fastidiosa all'interno del Vaticano. Anche se Ratzinger interviene molto raramente nelle vicende della Chiesa, quelle poche volte che lo fa le sue dichiarazioni hanno una forza dirompente, la stessa di un fiume in piena che rompe gli argini e travolge tutto. Ed è evidente come ogni volta che interviene le sue riflessioni appaiono sempre in contrasto o addirittura in aperta contraddizione con il pontificato di Bergoglio. 
E oggi appare chiaro il tentativo di far passare anche in questa vicenda, il messaggio solo in parte veritiero, che grazie a Francesco la Chiesa starebbe facendo piazza pulita al proprio interno portando alla luce gli scandali sempre coperti. Ma come detto questo è vero solo in parte. 
Sono i numeri a parlare chiaro: Benedetto XVI ha ridotto allo stato laicale 800 preti, deposto 77 vescovi accusati di pedofilia e di abusi sessuali ed ha introdotto lui per primo le nuove direttive alle diocesi per affrontare i casi di pedofilia fra il clero: denunciando e non coprendo. Quindi Francesco semmai sta portando avanti il lavoro di Ratzinger. Altro piccolo dettaglio che tanti, troppi fanno finta di non vedere. 

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