Charlie Gard è salvo per ora, la Corte Europea blocca l'eutanasia

20 giugno 2017 ore 11:03, Americo Mascarucci
La Corte Europea dei diritti umani ha ordinato all'Inghilterra di continuare a tenere in vita Charlie Gard, il neonato affetto da una rara malattia genetica, fino a quando non prenderà una decisione sul ricorso dei genitori. "Alla luce delle circostanze eccezionali, la Corte ha già accordato la priorità al caso e procederà a valutare il ricorso con la massima urgenza", afferma in un comunicato stampa la stessa Corte invitando i medici in attesa della decisione a fare il possibile perchè al bimbo siano alleviate le sofferenze.
Charlie Gard è salvo per ora, la Corte Europea blocca l'eutanasia

IL CASO - Il piccolo Charlie è affetto da una sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, malattia rara che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare. I genitori si sono opposti alla decisione dei medici di staccare la spina non essendoci possibilità di curarlo e la questione è finita in tribunale. L’Alta corte di Londra ha stabilito che la decisione spetta ai medici che curano il piccolo fatto questo che ha provocato forti reazioni nell'opinione pubblica, se non altro perché lo Stato in questo modo si va a sostituire ai genitori decretando la morte del bambino. Un'eutanasia di Stato che di fatto va oltre la volontà del paziente o come in questo caso di chi è delegato a decidere per lui.
Il 13 giugno scorso la Corte di Strasburgo, dopo aver ordinato temporaneamente e per la seconda volta a Londra di mantenere in vita Charlie Gard, aveva stabilito che i genitori del neonato avevano fino alla mezzanotte del 19 giugno per presentare il ricorso contro la decisione delle autorità del Regno Unito di sospendere la ventilazione artificiale del neonato. Ora, alla luce della presentazione del ricorso, la Corte ha invece deciso che Londra dovrà assicurare a Charlie i trattamenti e le cure più appropiate per mantenerlo in vita evitandogli per quanto possibile sofferenze e salvaguardandone la dignità. Questo fino a quando la stessa Corte non si pronuncerà in via definitiva sul ricorso presentato dai genitori del piccolo. 
Per questa rarissima patologia non esiste una cura, i medici del Great Ormond Street Hospital, dove il piccolo è ricoverato in terapia intensiva da quando aveva 8 settimane, hanno suggerito ai genitori di porre fine alle sue sofferenze. La madre e il padre del bimbo hanno però manifestato l'intenzione di sottoporre il loro figliolo ad una terapia sperimentale negli Stati Uniti e, a questo scopo, hanno avviato una sottoscrizione che, in poco tempo, ha raccolto 1 milione e 250mila sterline da quasi 100mila donatori.
Il pericolo quindi è soltanto rinviato ma non scongiurato. La vita del piccolo Charlie è appesa al filo di un giudizio che potrebbe arrivare da un momento all'altro e potrebbe essere negativo. La corsa per la vita quindi non si ferma, ma ora starà ai giudici supremi europei stabilire se il diritto di due genitori di tentare ogni strada utile per salvare il proprio figlio sia prioritaria rispetto alle evidenze scientifiche che di fatto sembrano negare ogni possibilità di salvezza al piccolo, suggerendone la morte come unica via d'uscita ad un'esistenza di sofferenze. 

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