Francesco celebra don Mazzolari e don Milani, ma i due sacerdoti dividono ancora

20 giugno 2017 ore 16:43, Americo Mascarucci
Papa Francesco questa mattina ha visitato prima Bozzolo e poi Barbiana per rendere omaggio a due figure di sacerdoti che qui hanno svolto la loro missione. A Bozzolo si è evidenziata l’opera di don Primo Mazzolari che qui fu parroco dal 1932 al 1958 anno della morte. Barbiana invece è legata all’opera di don Lorenzo Milani che qui creò la sua esperienza di "scuola per i poveri" dando origine a quel mito che ancora oggi continua a circondare l’autore di Esperienze Pastorali. Due sacerdoti che furono anche accomunati dall’essere guardati con diffidenza, o in certi casi con aperta ostilità dalle gerarchie ecclesiastiche che non apprezzavano il loro modo di operare e soprattutto di attuare il Vangelo.
Francesco celebra don Mazzolari e don Milani, ma i due sacerdoti dividono ancora

DON MAZZOLARI - Mazzolari ad esempio, dopo l'impegno nella Resistenza antifascista,  portò avanti un cristianesimo di carattere sociale che mal si conciliava con la Chiesa dell’immediato dopoguerra, la Chiesa dei primi anni cinquanta, la Chiesa "anticomunista" di Pio XII. Erano gli anni a ridosso del 1948, gli anni di Luigi Gedda alla guida dell’Azione Cattolica e dei Comitati civici mobilitati in tutta Italia per sostenere la scalata al potere della Democrazia Cristiana e fermare l’avanzata del Partito Comunista. Inevitabile quindi che uno come Mazzolari che con i comunisti praticava il dialogo fino a dare l’idea di essere più vicino a Togliatti che a De Gasperi, non poteva essere guardato benevolmente da una Chiesa che in quel momento vedeva, e a ragione,  il comunismo come il "male assoluto". Del resto quello che accadeva in Unione Sovietica e nei paesi dell’Est Europa finiti sotto l’egida di Mosca con le persecuzioni contro sacerdoti e ordini religiosi, non erano certo favole, ma tragedie vere, concrete, autentiche. 
Oggi Francesco di don Mazzolari dice: "Don Mazzolari non è stato uno che ha rimpianto la Chiesa del passato, ma ha cercato di cambiare la Chiesa e il mondo attraverso l'amore appassionato e la dedizione incondizionata. Se doveste riconoscere di non aver raccolto la lezione di don Mazzolari vi invito oggi a farne tesoro. Il Signore, che ha sempre suscitato nella santa madre Chiesa pastori e profeti secondo il suo cuore, ci aiuti oggi a non ignorarli ancora. Perché essi hanno visto lontano, e seguirli ci avrebbe risparmiato sofferenze e umiliazioni".
Don Mazzolari potrebbe diventare presto beato, il processo di beatificazione inizierà il 18 settembre. Poco prima di morire il parroco di Bozolo fu ricevuto in udienza privata da Giovanni XIII che lo definì "tromba dello spirito santo in terra mantovana". Giusto o sbagliato che sia stato l’atteggiamento della Chiesa dell’epoca nei confronti di Don Mazzolari, certamente quegli atteggiamenti rispecchiavano l’attualità del momento che era quella di una Chiesa interessata a combattere anche in Italia il nemico più insidioso, il comunismo e che certamente non poteva tollerare posizioni che si prestavano facilmente ad una rilettura marxista del Vangelo.

DON MILANI - Più complesso il caso di don Lorenzo Milani. A Barbiana il Papa ha parlato di meno, insistendo sulla passione educativa di don Lorenzo, sul suo dare "parola e dignità" ai poveri, sulla importanza della "politica" che fa "sortire insieme dai problemi". "Il gesto che oggi ho compiuto - ha detto - vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua rettitudine al Vangelo e nella sua azione pastorale. Oggi lo fa il vescovo di Roma. Ciò non cancella le amarezze che hanno accompagnato la vita di don Milani, non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze e umanità in gioco, ma la Chiesa riconosce in quella via un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa".
Francesco celebra don Mazzolari e don Milani, ma i due sacerdoti dividono ancora
Anche qui forse è il caso di riflettere sul fatto che nessun Papa prima d’ora aveva mai rivalutato la figura del parroco di Barbiana se non altro per alcuni aspetti controversi della sua sociologia didattica. 
Se anche uno come il teologo Enzo Bianchi noto per le posizioni progressiste e sociali riconosce che la figura di don Milani era lontana da quella di un sacerdote e di un pasore, questo certamente vorrà pur dire qualcosa. Di Don Milani Bianchi dice infatti come riporta Il Foglio: 
"Perché un uomo come Milani appariva molto lontano a Dossetti, appariva molto lontano al cardinal Martini, per dire di persone estremamente attente, e anche a me che salii da lui nel ’66 a trovarlo e dico la verità, non fece questa grande impressione. Perché? Perché la grandezza di don Milani, come è stata, non era, come posso dire, accoglibile in quel mondo spirituale cattolico che veniva fuori dal Concilio in poi. Per don Milani, il Concilio è una cosa estranea, è una dimensione che non lo tocca. Don Milani non è toccato nemmeno dalla parola di Dio; per lui la parola è soprattutto lo strumento umano con cui uno trova la libertà, la soggettività, attua quella che nel ’68 sarà chiamata la prise de parole e lui voleva dare questa parola ai poveri e ai semplici". 
Eppure quel prete che da vivò non toccò minimamente il pur progressista e conciliarista Bianchi, oggi da morto ha toccato profondamente Francesco che non a caso ha sottolimeato come il giudizio favorevole all'opera di Don Milani è un "giudizio dato da Papa". Forse perché nessun pontefice prima d'ora aveva mai osato riabilitare il priore di Barbiana? Nemmeno Giovanni XXIII che pare non avesse simpatia per lui e ancora meno per la sua opera più importante Esperienze Pastorali al punto da consigliarne la stroncatura ai gesuiti di Civiltà Cattolica? Ma davvero i papi precedenti erano tutti così ciechi? 

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