Le password della settimana: i medici e Charlie Gard

21 luglio 2017 ore 12:32, Paolo Pivetti
Il nome stesso di medico rivela le tracce di una storia antica nella radice indoeuropea med, che porta in sé l’idea di pensare, provvedere, misurare, medicare, governare. E la storia della medicina che ha accompagnato tutta la nostra civiltà nasce nella Grecia antica, intorno a V secolo a.C., ad opera di Ippocrate. La sua famosa dottrina umorale è il primo passo per emancipare la professione medica dalle antiche tradizioni magico-sacerdotali. Dottrina che oggi certamente ci sembra fantasiosa, o perlomeno curiosa, basata com’è sull’idea che lo stato di salute o di malattia dell’individuo sia legato all’equilibrio, o allo squilibrio, tra i quattro umori fondamentali del corpo: sangue, flemma, bile gialla e bile nera o atrabìle, dalla cui mescolanza dipenderebbe anche il temperamento individuale: rispettivamente sanguigno, flemmatico, bilioso, atrabiliare. Pur tra inesattezze e approssimazioni, era la prima idea di un’unità biologica dell’organismo. E la cura della salute, emancipata da antiche superstizioni, compiva i suoi primi passi per diventare scienza medica.
Anche il medico di oggi, impegnato nella sua professione a combattere contro il dolore e contro la morte pur sapendo che non potrà mai sconfiggere definitivamente né l’uno né l’altra, vive ancora in uno spazio ambiguo e discrezionale, movendosi in un’area dove, nonostante i più progrediti strumenti scientifici, nulla sembra essere definitivo.
L’emanciparsi, poi, dei princìpi e dei valori della cosiddetta società civile, e il definitivo abbandono di criteri morali condivisi discendenti dal Cristianesimo complica le cose.
Secondo i medici del Great Ormond Hospital di Londra, sostenuti da tre gradi di giudizio della Magistratura inglese, l’unico bene cui può aspirare il piccolo Charlie Gard affetto da una malattia genetica secondo l’attuale scienza incurabile, è smettere di soffrire, e ciò si ottiene staccando la spina del respiratore che lo tiene in vita. Ma i genitori di Charlie si oppongono, si battono eroicamente per continuare a tenerlo in vita finché sarà possibile.
L’interessamento della Clinica Bambin Gesù di Roma ha reso possibile il coinvolgimento di un luminare americano, il professor Michio Hirano, massimo specialista neurologo della Columbia University, che ritiene possibile tentare una cura sperimentale. Il Congresso ha concesso a Charlie e ai genitori la residenza negli USA a tempo indeterminato per poter effettuare la cura.
Ecco la Scienza che rimette in discussione la Scienza, e getta un’ombra ancor più oscura sull’eutanasia già decisa da medici e giudici inglesi. Ora il caso è riaperto sarà di nuovo un tribunale a decidere. Ma perché ancora un tribunale? Perché s’impedisce che siano i genitori, gli unici che ne hanno il diritto biologico e morale, a decidere se tentare ogni cura, incluse quelle sperimentali, per salvare, o perlomeno prolungare, la vita del loro bambino? 


autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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