Papa Francesco incontra Trump nelle di-stanze vaticane

22 maggio 2017 ore 11:38, Americo Mascarucci
La visita del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Roma è particolarmente attesa ma gli occhi di tutti non saranno puntati principalmente sull'incontro con il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, quanto piuttosto oltretevere. E' proprio sul colloquio che Trump avrà con Papa Francesco che si addensano le maggiori curiosità. Un incontro che non dovrebbe durare più di mezz'ora ma che potrebbe essere decisivo per sbloccare quella reciproca diffidenza che persiste fra i due: il capo della Chiesa cattolica e il presidente Usa eletto anche grazie al voto della maggioranza degli elettori cattolici americani da sempre vicini al Partito Repubblicano.
Papa Francesco incontra Trump nelle di-stanze vaticane
Le divergenze fra i due iniziarono già durante la campagna elettorale. Francesco non si è mai schierato apertamente contro Trump, ma certe sue prese di posizione mentre negli Usa divampava lo scontro elettorale, erano sembrati a tutti dei chiari ed evidenti moniti rivolti in direzione del candidato repubblicano considerato in Vaticano "l'uomo dei muri". Che a Papa Francesco Trump non piacesse è sempre apparso chiaro a tutti, ma nonostante ciò il 53% dei cattolici americani ha preferito lui ad Hillary Clinton. Adesso il momento della chiarificazione è arrivato anche perché in Vaticano non possono certo ignorare le prese di posizioni subito assunte da Trump sui temi etici con particolare riguardo al contrasto all'aborto e alla difesa della famiglia naturale. 

I TEMI DEL COLLOQUIO - Ora resterà da capire se il colloquio sarà incentrato più su ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Ciò che unisce lo si è già detto sono le politiche in campo etico con il contrasto ad aborto ed eutanasia e la difesa della famiglia naturale. In Vaticano è stato certamente apprezzata la nomina di Neil Gorsuch, un conservatore anti-abortista alla Corte suprema. Una scelta che molti in America hanno letto come un chiaro segnale di attenzione del presidente nei confronti della maggioranza dei cattolici Usa, fortemente tradizionalisti sui valori, che lo hanno appoggiato in campagna elettorale con tanto di benedizioni da parte di autorevoli esponenti del clero (il cardinale Leo Burke su tutti). Strategica da questo punto di vista è stata anche la scelta  del  nuovo ambasciatore Usa presso la Santa Sede individuato in Callista Gingrich, produttrice televisiva, cattolica di origini svizzero-polacche e terza moglie di Newt Gingrich, ex presidente del Congresso Usa, esponente influente dell’establishment repubblicano che per lei si è convertito al cattolicesimo nel 2009. L'attenzione di Trump dunque verso i cattolici è evidente ma a Papa Francesco forse tutto questo non basta.
Perché il Papa dell'accoglienza, il Papa dei ponti, il Papa del dialogo con tutti, della misericordia non sembra accontentarsi della difesa dei temi etici per benedire un leader politico e capo di stato. Le divergenze sul muro col Messico, sulla chiusura delle frontiere, sull'espulsione dei clandestini, della sicurezza avanti a tutto alla fine potrebbero prevalere sugli interessi convergenti. Per Trump rinunciare a tutto questo significherebbe tradire gli elettori che lo hanno votato proprio per le sue politiche pro sicurezza e anti immigrati e Franceso dal canto suo non potrà tradire le aspettative di quanti si attendono da lui "reprimende" nei confronti del presidente che alza muri e chiude le porte al dialogo interreligioso. 
Una visita dunque sulla quale in molti, in un modo o nell'altro sembrano puntare: i cattolici americani che sperano in un chiarimento e in una riconciliazione, e gli anti-Trump che hanno visto proprio in Francesco il principale argine al trump-ismo e al contrario si augurano che dal Vaticano non venga meno il contrasto alle politiche del presidente Usa. 

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