Ratisbona, il vescovo chiede "umilmente perdono, orrore e sbigottimento"

24 luglio 2017 ore 11:25, intelligo
 "Posso solo chiedere umilmente perdono" e, come vescovo di Ratisbona Monsignor Rudolf Voderholzer, "a nome dei colpevoli per la maggior parte deceduti" chiedo di perdonare e "di accogliere questa richiesta di perdono".Lo scrive il vescovo di Ratisbona in una lettera letta ieri nelle liturgie domenicali delle parrocchie della diocesi. E aggiunge: "Tutto ciò mi addolora profondamente e mi riempie di vergogna" ed è tanto più grave perché "questi bambini erano stati affidati in buona fede a sacerdoti e a personale ecclesiale", il cui impegno era di vivere i "dieci comandamenti e il comandamento dell'amore". Monsignor Rudolf Voderholzer si è rivolto ai fedeli dopo la pubblicazione, il 18 luglio, del "Rapporto sui casi di violenza" sui piccoli cantori del coro di Regensburg rispetto a fatti risalenti agli anni '60 e '70, ma alcuni casi sono del 1992. 
Ratisbona, il vescovo chiede 'umilmente perdono, orrore e sbigottimento'
"Chi legge queste descrizioni può solo provare orrore e sbigottimento", perché le violenze corporali sui bambini, in molti casi fin dall'età prescolare, erano "ben superiori" ai "ceffoni" che costituivano all'epoca una misura punitiva accettata; perché bimbi e ragazzi sono stati abusati sessualmente; perché molti "vivevano in un costante terrore" di punizioni "arbitrarie e imminenti" e perché molti, ancora oggi soffrono per le "umiliazioni subite". "Isolamento", "barriere comunicative" e "omissioni" da parte dei responsabili politici ed ecclesiali sono alcune delle circostanze che l'hanno reso possibile, spiega il presule che promette azioni concrete della diocesi per aiutare le vittime e annuncia che "altri due studi dovranno chiarire ulteriormente i contesti storici e sociologici" delle vicende consumatesi negli anni '60 e '70 nelle scuole frequentate dai piccoli.

Nella lettera, il vescovo chiede aiuto perché "tutti coloro che sono stati vittime di violenze o abusi sessuali in altre istituzioni ecclesiastiche e che fino ad ora non lo hanno ancora segnalato, trovino il coraggio di fidarsi di noi", perché "possano sperimentare riconoscimento e giustizia, e trovino aiuto".

Quanto alla prevenzione di questi fenomeni criminali: "Sostenere i bambini e i giovani - dice - testimoniare la fede con la parola e con l'esempio, ma anche imparare da loro, questo é il nostro compito per il futuro". La lettera, infine, riconosce l'onestà e l'impegno dell'avvocato Ulrich Weber che ha redatto il Rapporto. 
"Il contributo più importante a questo lavoro è stato dato dalle persone coinvolte. A loro va il mio sincero ringraziamento perché, nonostante la sofferenza vissuta, si sono messi in contatto con i rappresentanti della diocesi, e in particolare con il signor Weber".
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