Papa Francesco a Milano e Monza: Scola: "Nelle periferie come Paolo VI"

24 marzo 2017 ore 11:31, Americo Mascarucci
"Devo dire che ho visto anche una notevole mobilitazione nel mondo dei non praticanti. Moltissimi non praticanti sono battezzati quindi sono a pieno titolo dentro la Chiesa, ma anche nel mondo dei cosiddetti 'non credenti', di chi crede di non sapere o di non poter credere, ho visto un grande interesse, mi pare che i media lo documentino". 
Con queste parole l'arcivescovo di Milano Angelo Scola ha commentato la visita di Papa Francesco in programma domani 25 marzo. 
Scola ieri ha fatto un sopralluogo al parco di Monza, sull'area dove il Papa domani alle 15 celebrerà la messa, davanti a una folla che la Curia stima ormai a quota 700mila persone. In centomila si sono iscritti da lunedì per via diretta tramite l'App dedicata all'evento e le richieste, possibili anche oggi, continuano ad arrivare da tutta la Lombardia. 
Sui 40 ettari di terreno davanti all'altare-palco c'è posto per anche un milione di fedeli. Sono 1600 i posti riservati ai sacerdoti (gli iscritti ad oggi sono 1100), che in gran parte raggiungeranno Monza direttamente dopo l'incontro con il Papa nel Duomo di Milano. Quanto ai disabili, gli iscritti sono 3mila, 6mila con i loro accompagnatori, e occuperanno i settori delle sedie collocate davanti al palco. Sopra di questo sono completati i lavori per la scenografia, con un rosone centrale che richiama quello del Duomo di Monza, e troverà posto anche una piccola rappresentanza di migranti. 
Papa Francesco a Milano e Monza: Scola: 'Nelle periferie come Paolo VI'

Ma cosa verrà a ribadire domani Papa Francesco alla Curia milanese?
Il cardinale Scola lo spiega a Il Giorno: "Innanzitutto l’incompatibilità tra la fede e ogni forma di esclusione. Il successore di Pietro venuto dalla fine del mondo è il segno di una nuova alba. Partendo proprio dai più poveri. Il Papa partirà proprio dalle periferie. Se non parti raccogliendo gli ultimi non potrai mai arrivare ad abbracciare tutti. Questo Milano deve imparare a fare". 
Scola punta l'attenzione proprio sugli esclusi, gli ultimi, quelli che non hanno voce proprio come fece Paolo VI quando era arcivescovo di Milano dando priorità alle periferie più degradate e aggiunge:
"Il dramma dell’individualismo sta diventando molto pernicioso perché è più potente in senso negativo di quello dell’epoca moderna. È come se io non mi accorgessi dell’altro fino a quando non lo urto o lui non mi urta. Ma a Milano ci sono degli ottimi antidoti a questo. E penso alla sterminato numero di volontari in tutti gli ambiti, alla ricchezza di associazionismo. Sono carico di speranza per il futuro ma c’è un grande lavoro da fare. C’è un compito per ciascuno. Il Papa incomincia facendo, fa per capire. Ma il fare milanese non è esattamente questo qui. Almeno, non lo è ancora. Ma lo sarà". 
Il Papa incontrerà una città profondamente cambiata nel corso degli anni, Scola stesso lo ammette.
"Quando ero studente negli anni Sessanta alle 7 di sera piazza Duomo si riempiva di capannelli di gente che discuteva delle cose più impensabili, poi venne l’epoca del terrorismo e tutto questo finì. La realtà si svuotò e la piazza iniziò a essere occupata dai visitatopri. Adesso mi sembra che stia iniziando un nuovo gusto, spontaneo, di stare insieme, di parlarsi. Un segno della rinascita milanese che poi si traduce nei dati che colpiscono, le tremila multinazionali che hanno una sede qui, la moda, il design, la finanza. Ma tutto questo lascia fuori il più della vita. Perché il più della vita è la vita dei cittadini, la vita personale, sociale e comunitaria e questa si vede soprattutto in periferia e in provincia. Io credo che la rinascita di Milano non sarà un dato reale fintanto che questi mondi della periferia e della provincia non riusciranno a influenzare i mondi emergenti, i mondi della smart city. Non possiamo illuderci che siano solo l’innovazione, l’industria e lo strapotere della finanza a fare grande Milano".

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