Surrogata, per Strasburgo "no a figli senza legame biologico". Ma non cambia nulla

25 gennaio 2017 ore 11:20, Americo Mascarucci
Una coppia non può riconoscere un figlio come suo se il bimbo è stato generato senza alcun legame biologico con i due aspiranti #genitori e grazie ad una madre #surrogata. 
Lo ha stabilito la #Corte dei diritti umani di #Strasburgo ribaltando un pronunciamento della stessa corte del 27 gennaio 2015.
Il caso è quello di due coniugi italiani che si erano rivolti alla giustizia europea dopo che i magistrati italiani avevano tolto loro il figlio avuto grazie alla gestazione per altri in Russia. 
Secondo la coppia, la decisione del tribunale dei minori violava il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito dall’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani. La Corte di Strasburgo ha invece ritenuto che non essendoci legami biologici fra la coppia  e il bambino, e avendo il piccolo passato pochi mesi con loro, non esisteva tra i tre una vita familiare, pertanto non poteva neppure essere violata. 

La storia però parte da lontano.
Dopo essere stati dichiarati idonei all’adozione nel 2006 ma non aver trovato nessun bambino da adottare, i coniugi hanno deciso di rivolgersi a una clinica russa per avere un figlio: alla donna che avrebbe portato avanti la gravidanza doveva essere impiantato l’ovulo di una donatrice fecondato con il seme del marito dlla coppia italiana.
Solo che la clinica russa ha commesso un errore fecondando l'ovulo con il seme di un soggetto estraneo. 
Nel febbraio del 2011 la madre surrogata russa ha dato alla luce un bambino e ha firmato un documento in cui dava il consenso affinché il neonato fosse registrato come figlio della coppia italiana. 
Come previsto dalla legge russa, sul certificato di nascita del bambino i coniugi italiani risultavano come i suoi genitori. Informazioni che il Consolato italiano a Mosca ha ritenuto fossero non corrispondenti al vero facendo scattare l'indagine della Procura.
In parallelo, è stato aperta un’inchiesta a carico della coppia per dichiarazioni di false informazioni e violazione delle regole sul trasferimento di minori.  
Ma cosa cambia oggi alla luce di questa sentenza?
Per Mario Adinolfi leader del Popolo dlla Famiglia, intervistato da Intelligonews, non cambierebbe assolutamente nulla. 
"Da noi l'utero in affitto è vietato dalla legge -  spiega - quindi a Strasburgo non fanno che confermare una legge italiana che è addirittura più aspra e che rispetto ad altre normative è più esplicita sul punto, perché è punibile con due anni di carcere e un milione di euro di multa. Una legislazione così dura in giro per l'Europa non c'è, dunque per alcuni casi è utile la sentenza di Strasburgo, per noi è quasi ridondante".

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