Charlie Gard, ultimo scontro fra Gosh e genitori: portarlo a casa

26 luglio 2017 ore 10:34, Stefano Ursi
I genitori del piccolo Charlie Gard hanno inoltrato all'Alta Corte di Londra una richiesta per portare il figlio a casa prima che venga staccata la spina. Il giudice, si apprende, deciderà oggi mentre si legge sui media che l'ospedale Great Ormond nutrirebbe dei dubbi sul trasferimento. Si apre, dunque, un altro capitolo di questa drammatica storia, quello del luogo dove il piccolo Charlie si spegnerà; la richiesta dei genitori, come detto, è di trasferirlo a casa. Charlie compirebbe un anno il 4 agosto ma i genitori hanno fatto sapere che a quella data il piccolo potrebbe non arrivare e dunque vogliono trascorrere con lui gli ultimi momenti a casa. Durante l'udienza all'Alta Corte di Londra, il giudice ha sollecitato la ricerca di un accordo fra i genitori e l'ospedale, visto che, come detto, il Great Ormond contestualmente alla richiesta dei genitori di portarlo a casa aveva chiesto l'intervento di un mediatore, circostanza rifiutata dai Gard.

Charlie Gard, ultimo scontro fra Gosh e genitori: portarlo a casa
da Youtube
A cui i rappresentanti della struttura ospedaliera hanno manifestato la volontà di andare incontro per quanto riguarda la richiesta, volendo però allo stesso tempo considerare quello che ritengono l'interesse del bambino. Tutto questo dopo una battaglia giudiziaria durissima, durata cinque mesi fra speranze e delusioni, fino all'epilogo di ieri quando i genitori del piccolo Charlie hanno ritirato la richiesta di trasferimento negli Usa per via della fine della 'finestra' dei due mesi che avrebbe permesso di tentare sul bimbo la cura di cui molto si è parlato. Relativamente all'epilogo della vicenda e alla richiesta di trasferimento a casa di Charlie, la polemica non si è fatta attendere; così il presidente del 'Movimento per la Vita Italiano' Gian Luigi Gigli: ''Non è stata la famiglia a dare il benestare per scrivere la parola fine. Questo e' un dovere di morire imposto da un tribunale e dai medici. Bisogna ringraziare l'eroismo di questa famiglia e di questo bambino – dice Gigli – perchè ha costretto tutto il mondo a vedere''.

''Non e' stata la famiglia a dare il benestare per scrivere la parola fine. Questo è un dovere di morire imposto da un tribunale e dai medici. Rimane che il bambino non morirà per la sua malattia ma verrà fatto morire perchè si interromperà il sostegno. Qui c'è l'affrettamento della morte. Chiediamo – dice Gigli – perché il piccolo debba morire in ospedale e non a casa sua come richiesto dai genitori''. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana: ''I genitori si sono trovati di fronte a una scelta drammatica che è stata quella di arrendersi alla malattia. Veramente in tutta questa vicenda, in queste settimane – ha sottolineato Bassetti – abbiamo condiviso che c'è qualcosa di più della ragionevolezza giuridica e clinica". "A questo punto – ha ammonito – devono essere rispettati i diritti di Charlie, che dev'essere accompagnato e curato nel naturale decorso della malattia". "Non può essere disidratato, non può essere privato del cibo. Tutte le cose che si fanno normalmente per curare un malato - ha concluso il cardinale - devono essere fatte anche nella sua condizione terminale".

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autore / Stefano Ursi
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