Firenze, la nuova moschea guasta le primarie a Renzi: scontro con Nardella

27 aprile 2017 ore 15:45, Americo Mascarucci
L’hanno già ribattezzata la moschea della discordia. A Firenze il sindaco Dario Nardella aveva deciso di destinare alla comunità islamica della città lo spazio dell’ex caserma Gonzaga dove costruire una moschea dal momento che quella di Borgo Allegri sarebbe diventata impraticabile a causa delle dimensioni ridotte e dall'aumento dei fedeli musulmani.  L’ex sindaco ed ex premier Matteo Renzi è però intervenuto a smontare l’ipotesi, e il primo cittadino a quanto pare si è adeguato facendo marcia indietro e scatenando le ire degli islamici fiorentini.
Firenze, la nuova moschea guasta le primarie a Renzi: scontro con Nardella

I FATTI - Come detto il sindaco Nardella aveva ipotizzato la realizzazione di una moschea presso l’ex caserma Gonzaga dove però il gruppo di Massimo Pessina, legato all’ex premier al punto da aver salvato l’Unità rilevando la maggioranza delle quote, ha da tempo puntato gli occhi per costruire sembra una sorta di casa famiglia. Progetto che aveva trovato Renzi più che favorevole. 
Ed ecco che è proprio il leader del Pd a sconfessare il suo pupillo Nardella dichiarando che "tecnicamente e giuridicamente la moschea non si può fare lì perché quell’area è stata trasferita dallo Stato alla città di Firenze ed ora non si può più cambiare la destinazione". Per Renzi insomma non si tratterebbe di una questione politica ma prettamente giuridica. Ma pochi ci credono anche perché le proteste contro l'idea di Nardella non si sono fatto attendere ed hanno diviso anche il Partito Democratico. Renzi avrebbe preso a pretesto dunque le questioni tecniche per mettere la parola fine ad un'ipotesi destinata ad infiammare la città. 
In più domenica si voterà per le primarie del Pd e Renzi, super-favorito per la segreteria, non può permettersi malcontenti e proteste proprio nella sua roccaforte storica dove punta a fare man bassa di voti e avere la spinta decisiva verso quel 50% che dovrebbe consacrarlo segretario al primo turno senza il rischio di un ballottaggio all'interno dell'assemblea nazionale. 
L'ex premier insomma teme che le proteste anti-moschea possono tradursi in un voto di protesta contro di lui 
Sul principio il sindaco Nardella era sembrato mantenere il punto ma poi nelle ultime ore ha dovuto fare marcia indietro spiegando che la sua era soltanto un’idea e nulla di più. Di fatto quindi gli islamici potranno dire addio allo loro moschea e naturalmente la cosa non gli ha fatto piacere.  Inevitabili le accuse a Nardella di aver fatto dietrofront per rispettare il diktat del suo predecessore. Accusa che il primo cittadino non ha affatto gradito. "Io rispondo solo ai fiorentini che mi hanno eletto e a nessun altro" ha detto. Intanto però a prendersi gli strali della comunità islamica ci sta lui. 

ISLAMICI FURIOSI - La comunità musulmana di Firenze è sul piede di guerra come dimostrano le dichiarazioni di fuoco rilasciate a La Nazione da Mamadou Sall, portavoce della comunità senegalese. "Questo scarica barile è vergognoso – spiega –, serve una presa di posizione forte da parte della politica. Tutti hanno diritto a un luogo di culto dove poter praticare la propria religione. Borgo Allegri non è la soluzione: siamo costretti a pregare su due turni, ammassati come bestie". Il portavoce della comunità senegalese chiede "di non perdere più tempo e di prendere la situazione in mano se non si vuole alimentare quel clima di odio e razzismo che finirebbe col diventare oggetto di strumentalizzazione. Se non troviamo subito una soluzione – minaccia Mamadou – saranno sempre più frequenti i centri di preghiera abusivi, come quello di San Jacopino, che espongono i musulmani alle capacità dialettiche di predicatori di ogni tipo". 
Nardella ha provato a correre ai ripari offrendo comunque l'ex caserma agli islamici fiorentini per celebrarvi il Ramadan, il prossimo 27 maggio. Offerta perà respinta dai musulmani al mittente. "Il Ramadan alla Gonzaga? No grazie, se quell'area non può diventare la moschea noi non ci andiamo".  

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