Annullata messa suffragio per boss. Canonista: "Parroco imprudente, territori difficili"

27 dicembre 2016 ore 16:01, intelligo
Alla fine il Parroco don Michele delle Foglie è amareggiato, vuole incontrare il Papa e stamane nella chiesa madre di Grumo Appula, in provincia di Bari, non si è tenuta la messa in suffragio di Rocco Sollecito, il boss della 'ndrangheta, originario della Puglia, ucciso l'estate scorsa in Canada a colpi d'arma da fuoco. Alla fine stamane le porte della chiesa sono rimaste chiuse. 

IL FATTO: Il parroco,  con un manifesto funebre aveva invitato i fedeli a partecipare alla celebrazione, fissandola per le 18,30 di questo pomeriggio, ma il questore del capoluogo pugliese Carmine Esposito aveva disposto che la celebrazione si tenesse stamane alle 6 e in forma strettamente privata per ragioni di ordine pubblico. Con una lettera anche l'arcivescovo della diocesi di Bari, monsignor Francesco Cacucci, aveva vietato al parroco che la messa si tenesse nel pomeriggio. L'iniziativa del sacerdote, difesa a spada tratta da quest'ultimo, aveva suscitato diverse critiche. Giyà all'epoca della morte la celebrazione in forma pubblica e solenne era stata vietata. 
Annullata messa suffragio per boss. Canonista: 'Parroco imprudente, territori difficili'
L'ANALISI: Il parroco? E' stato senza dubbio "imprudente", ma "bisogna anche considerare che quelli sono territori difficili e che, a volte, se non fai qualcosa ti bruciano la chiesa". Don Davide Scito, docente di Diritto Canonico all'Università Pontificia della Santa Croce a Roma, interpellato dall'Adnkronos, affronta la nuova polemica sollevata da don Michele Delle Foglie anche da un punto di vista pratico. "E' fuori di dubbio che quel prete sia stato imprudente - premette il canonista -. La misericordia divina non esclude nessuno. Ogni persona pentita ha diritto ad avere un funerale anche se in questo caso mi pare che il boss non abbia chiesto nulla". Il docente di diritto canonico affronta la questione anche da un punto di vista pratico: "pensiamo all'utilità di una simile cosa. Comunque discutibile. Il codice di diritto canonico dice che si deve chiedere al vescovo. Il che non significa escludere dalla misericordia. Ma altra cosa è la spettacolarizzazione sulla terra e le ripercussioni che una celebrazione pubblica per un boss può avere. E' umano unirsi al dolore dei famigliari per la perdita di un caro. E se Gesù perdona i suoi accusatori...ma un conto è fare una cerimonia pubblica, con evidente spettacolarizzazione, altro conto è fare una celebrazione in privato. Don Davide Scito invita a riflettere sulla realtà in cui è avvenuto il nuovo episodio: "Va sempre considerato dove vive un sacerdote. Il prete che ha sollevato polemiche con la sua decisione vive in un territorio difficile. A volte se non fai una cosa vengono e ti bruciano la chiesa. C'è poco da fare: in contesti del genere, o vivi lì nel rispetto delle regole, o te ne vai. Il discorso vale ancora di più quando si vive in un territorio di cui si ha scarsa conoscenza", dice don Scito che riferisce di un episodio vissuto in prima persona. "Tanti anni fa, - ricorda - ad Orgosolo, mi capitò di celebrare una messa. Al momento dello scambio della pace, mi accorsi che nessuno si dava la mano. Chiesi quindi spiegazioni al termine della messa e, chi ci viveva, mi fece notare che in quelle terre c'erano tante faide interne". Un esempio concreto che al sacerdote serve per ricordare che è sempre questione di "buon senso".
autore / intelligo
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