"No alle pensioni d'oro": dal discorso del Papa stoccate pure ai sindacati

28 giugno 2017 ore 12:29, Americo Mascarucci
"Le pensioni d'oro sono un'offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni". La denuncia arriva da Papa Francesco che ha parlato davanti al Congresso nazionale della Cisl ricevuto questa mattina in Aula Nervi prima dell'Udienza Generale. Una tradizione per la Cisl che ha sempre rappresentato il sindacalismo cattolico, quello cosiddetto "bianco" impostato sulla dottrina sociale della Chiesa. Quale dunque migliore palcoscenico per Francesco per poter ribadire las difesa della dignità del lavoro e la critica allo sfruttamento? Tema che al Pontefice da sempre sta particolarmente a cuore.
'No alle pensioni d'oro': dal discorso del Papa stoccate pure ai sindacati

LE PENSIONI - "Non sempre e non a tutti è riconosciuto il diritto a una giusta pensione - ha detto il Papa - e giusta pensione significa che questa non deve essere né troppo povera né troppo ricca. Sbagliato mandare in pensione per inabilità nei casi in cui invece potrebbe solo essere cambiata la funzione. Il lavoratore che si ammala viene scartato anche dal mondo del lavoro in nome dell'efficienza e invece se una persona malata riesce, nei suoi limiti, ancora a lavorare, il lavoro svolge anche una funzione terapeutica: a volte si guarisce lavorando con gli altri, insieme agli altri, per gli altri" ha aggiunto Francesco.

LA POLITICA - Bergoglio ha poi affrontato "l'urgenza di un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro è il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, è il primo patrimonio di una società. È la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta". Ma il Pontefice sottolinea pure: "La persona non è solo lavoro, perché non sempre lavoriamo, e non sempre dobbiamo lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi. Ci sono molte persone che ancora non lavorano, o che non lavorano più. Tutto questo è vero e conosciuto, ma va ricordato".

SFRUTTAMENTO MINORILE - Lavoro per tutti ma non per i minori. Francesco tuona contro la cultura dello sfruttamento dei bambini per le esigenze del mercato del lavoro. "Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Anche oggi ci sono nel mondo ancora troppi bambini e ragazzi che lavorano e non studiano, mentre lo studio è il solo lavoro buono dei bambini e dei ragazzi".

RUOLO DEL SINDACATO - Inevitabile un riferimento all'importanza del sindacato ma anche una critica al sindacalismo che diventa politica. 
"Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero venduto per un paio di sandali, smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli scartati - ha spiegato - Come dimostra anche la grande tradizione della CISL, il movimento sindacale ha le sue grandi stagioni quando è profezia. Ma nelle nostre società capitalistiche avanzate il sindacato rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia".
Infine una critica al Capitalismo e alle sue disfunzioni contro le quali il sindacato è tenuto a far sentire la sua voce: "Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa, della vita, dei legami e dei patti - ha attaccato Francesco - Ma forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei diritti del non ancora": nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro, tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della città; oppure non lo capisce semplicemente perché a volte la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti. Ma non lasciatevi bloccare da questo. I profeti sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta, anche il sindacato deve vigilare sulle mura della città del lavoro, come sentinella che guarda e protegge chi è dentro la città del lavoro, ma che guarda e protegge anche chi è fuori delle mura". 

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