"Benedizioni a scuola legittime", ma cattoliche: dal 1923 cosa è cambiato

28 marzo 2017 ore 10:52, Andrea Barcariol
Sono legittime le benedizioni a scuola, se al di fuori dalle lezioni e facoltative. E' quanto ha stabilito il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso del ministero dell'Istruzione e ribaltando la decisione del Tar Emilia-Romagna che aveva annullato la delibera con cui un consiglio di istituto di Bologna le aveva autorizzate, nel 2015. Per i giudici il rito non può "in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale" e questo "non diversamente" da altre attività 'parascolastiche'. Il caso era finito anche sul New York Times che scriveva «Nonostante la storia e il panorama bolognesi siano «intrecciate con il cattolicesimo, il cattolicesimo è da tempo in ritirata». La polemica era nata dal ricorso presentato da alcuni docenti e genitori dell'istituto comprensivo 20 di Bologna e dal comitato 'Scuola e costituzione'. In primo grado il tribunale amministrativo aveva accolto le loro ragioni, un anno fa, dicendo che la scuola non poteva essere coinvolta in un rito attinente unicamente alla sfera individuale di ciascuno. Ora però la sesta sezione del Consiglio di Stato (presidente Sergio Santoro) all'esito dell'udienza del 20 dicembre afferma che le benedizioni non incidono sulla vita scolastica, "non diversamente dalle diverse attività 'parascolastiche' che, oltretutto, possono essere programmate o autorizzate dagli organi di autonomia delle singole scuole anche senza una formale delibera".

'Benedizioni a scuola legittime', ma cattoliche: dal 1923 cosa è cambiato
Secondo i giudici il rito, per chi intende praticarlo, "ha senso in quanto celebrato in un luogo determinato, mentre non avrebbe senso (o, comunque, il medesimo senso) se celebrato altrove; e ciò spiega il motivo per cui possa chiedersi che esso si svolga nelle scuole, alla presenza di chi vi acconsente e fuori dall'orario scolastico, senza che ciò possa minimamente ledere, neppure indirettamente, il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero e che dunque, non partecipando all'evento, non possa in alcun senso sentirsi leso da esso". I ricorrenti, però annunciano battaglia e ricrso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. "Una sentenza capziosa e che riscrive a suo modo il diritto scolastico e soprattutto il diritto canonico: si sostiene che è una benedizione di un luogo che va fatta con la comunità", replica l'avvocato Milli Virgilio. "Dunque qualunque rito religioso può essere celebrato a scuola?". 

SCUOLA LAICA
In molti sottolineano che la scuola di Stato è laica, ma sarebbe importate chiederci che cosa si intende con ciò. La scuola dovrebbe favorire l’integrazione ed educare i ragazzi a dialogare e confrontarsi con chi ha un credo diverso. Invece, quando si nega una manifestazione pubblica della fede, perché si ritiene che possa offendere chi la pensa diversamente, è questo che fa percepire la religione dell’altro come un pericolo, alimentando paure e diffidenze. Spesso si confonde la laicità o la neutralità con un atteggiamento ostile nei confronti della religione cattolica che si vorrebbe bandire dalla vita pubblica e ridurla a un fatto puramente privato, da relegare nell’intimo delle coscienze. Le benedizioni sono solo un simbolo, fondamentale invece è la capacità di dialogo e di tolleranza.

STORIA E NORMATIVA
L’organizzazione di riti durante l’orario scolastico, nello stato unitario, è figlia della riforma Gentile del 1923 e della susseguente ri-confessionalizzazione coronata dai Patti Lateranensi sottoscritti nel 1929. Il mutamento della società italiana avvenuto nel secondo dopoguerra portò molte persone a ritenere che l’esecuzione di riti religiosi durante l’orario scolastico non fosse molto pertinente con i fini educativi che si proponeva la scuola pubblica. Da parte cattolica si cominciò, allora, a cercare nuove strade per continuare a comportarsi come se niente fosse. In particolare, il DPR 416/74 (Istituzione e riordinamento di organi collegiali della scuola materna, elementare, secondaria e artistica) stabilì, all’articolo 6 (Attribuzioni del consiglio di circolo o di istituto e della giunta esecutiva) che «Il consiglio di circolo o di istituto […] ha potere deliberante […] su criterî per la programmazione e l’attuazione delle attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, con particolare riguardo ai corsi di recupero e di sostegno, alle libere attività complementari, alle visite guidate e ai viaggi di istruzione […] e sulla partecipazione del circolo o dell’istituto ad attività culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo». Nonostante l’estensore della legge non avesse certo in mente, utilizzando tale formulazione, di consentire l’effettuazione di riti religiosi, si cercò di utilizzare questo grimaldello per attribuire ai consigli di istituto la possibilità di effettuarli, ritenendo gli atti di culto un’«attività scolastica di tipo culturale».

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