Papa Francesco e l'omelia sul congedo del pastore: medita la rinuncia?

30 maggio 2017 ore 14:04, Americo Mascarucci
Ormai ogni omelia quotidiana di Papa Francesco presso la cappella della Casa Santa Marta non può non fare notizia dal momento che, spesso e volentieri Bergoglio sembra prefigurare scenari futuri dagli esiti imprevedibili. Così ecco che oggi commentando la prima lettura del giorno tratta dagli Atti degli apostoli, nella quale Paolo si congeda dalla Chiesa di Efeso che lui stesso aveva fondato,sembra rilanciare la possibilità di una rinuncia sul modello di quella già messa in atto da Benedetto XVI.
"Tutti noi pastori – afferma Francesco – dobbiamo congedarci. Arriva un momento dove il Signore ci dice: vai da un’altra parte, vai di là, va di qua, vieni da me. E uno dei passi che deve fare un pastore è anche prepararsi per congedarsi bene, non congedarsi a metà. Il pastore che non impara a congedarsi è perché ha qualche legame non buono col gregge, un legame che non è purificato per la Croce di Gesù". Più volte in questi mesi si è parlato di una possibile rinuncia di Francesco causa la delusione di non riuscire a realizzare il suo modello di "chiesa in uscita", "Chiesa povera dei poveri" a causa delle troppe resistenze che incontrerebbe sulla strada delle riforme desiderate. Una possibilità quella della rinuncia che in realtà il Papa non ha mai escluso pur specificando in più occasioni di non essere in programma nell'immediato.
Papa Francesco e l'omelia sul congedo del pastore: medita la rinuncia?
Eppure ecco che oggi con l'omelia lo spettro delle dimissioni torna ad aleggiare.

Francesco sembra inoltre tratteggiare una sorta di biografia del "buon pastore" che molti hanno visto ritagliata su misura per lui. "Una delle cose che darà tanta pace al pastore quando si congeda – ha detto – è ricordarsi che mai è stato un pastore di compromessi, sa che non ha guidato la Chiesa con i compromessi. Non si è tirato indietro". 
La rinuncia è dunque vicina? Difficile ipotizzarlo anche perché poi Bergoglio sembra comunque confermare la volontà di proseguire il suo cammino seppur con tutte le difficoltà e il peso delle responsabilità. "Il pastore è costretto dallo Spirito, sa che è in cammino e continua perché lui non ha cosa propria, non ha fatto del suo gregge un’appropriazione indebita. Ha servito e continua a farlo sempre con il cuore aperto alla voce di Dio. L’ultimo tratto del vero pastore è non sentirsi il centro della storia, della storia grande o della storia piccola, non è il centro, è un servitore". 
Certo, il Papa è stato portato a parlare specificatamente di congedo perché questo è il tema della lettura, ma è evidente come dai contenuti dell'omelia emerga un po' la volontà di mettere in contrapposizione la missione con il compromesso, quasi a voler testimoniare come fra le due cose esista una forte incompatibilità. Il vero pastore non può accettare compromessi e Francesco sembra sottolineare come il congedo sia sempre migliore del compromesso. Ora tutto sta nel capire se si tratta soltanto di un'omelia o se davvero la rinuncia di Francesco possa essere molto più concreta di quanto si possa pensare. Del resto il Papa non è stato fino ad oggi sempre molto attento nel misurare le parole nel lanciare messaggi specifici in tutte le direzioni?

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