La password della settimana: LA BEFANA

04 gennaio 2017 ore 14:39, Paolo Pivetti
“La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte...” 
Ma da dove viene questa signora Befana attesa dai bambini con tanta trepidazione nella notte tra il 5 e il 6 gennaio? Scopriamolo partendo dalle origini del nome.
Befana, termine del linguaggio popolare, deriva dalla denominazione greca di una festa liturgica, l’Epifanìa, che rievoca la manifestazione della divinità di Cristo sin da bambino. 
Epiphàneia significa infatti in greco “manifestazione”; di qui il tardo latino Epiphanìa da cui, già nell'italiano del Trecento, Epifanìa, maiuscolo in quanto festività religiosa. 
I successivi passaggi, fino al nome della nostra simpatica vecchietta, furono, nell'italiano popolare, Pifanìa, Befanìa, Befàna. 
Ora c’è da capire che c’entri questa vecchia che porta doni con un nome che significa liturgicamente “manifestazione del sacro”. 
Per scoprirlo ci serve tornare alle fonti. 
La password della settimana: LA BEFANA

Racconta il Vangelo di Matteo che alcuni (non necessariamente tre) "magi" pagani affrontarono la fatica e i rischi di un lungo viaggio dall'Oriente per arrivare a Betlemme ad adorare il Dio, bambino neonato. 
I Magi (anche qui ci vuole la maiuscola perché sono diventati personaggi) sono affascinanti nella loro indeterminatezza: astrologi forse, vista la loro capacità di leggere lo straordinario evento dell’Incarnazione proprio nelle stelle. 
Infatti, racconta ancora Matteo, giunti a Betlemme, domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo.” 
Forse sono sacerdoti zoroastriani della Persia, oppure sapienti dell'Arabia o della Siria. 
Il loro nome deriva dal persiano "magush", che indicava il sacerdote dell'antica religione, divenuto in greco "màgos", in latino "màgus" e in fine, nel nostro volgare, "mago", di cui "magi" è un plurale arcaico, che sopravvive solo nel nome di questi personaggi

La tradizione popolare successiva al Vangelo di Matteo li ha trasformati da astrologi in re, ed ecco i Re Magi.
A partire dal numero dei doni che portavano (oro, incenso e mirra) si ritenne che fossero tre, e nel fatto che portassero doni scopriamo il collegamento Epifania - Befana. Un vangelo apocrifo del VI secolo poi, attribuì loro tre bei nomi da racconto popolare: Baldassarre, Melchiorre e Gaspare.
I Magi nel racconto evangelico rappresentano quelle culture e quei popoli lontani verso i quali si sarebbe realizzata poi l'espansione del messaggio cristiano: oltre i confini della Palestina e verso tutto il genere umano.
Questo è il disegno misterioso e stupefacente dell’Epifania. 
Di qui la fantasia popolare ha tratto il nome e il personaggio della bizzarra vecchietta nei cui doni rimane l’eco familiare di doni ben più grandi.




autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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