Bambino Gesù vuole Charlie Gard, offerta "diplomatica" e vocazione cattolica

04 luglio 2017 ore 10:32, Americo Mascarucci
L’ospedale Bambino Gesù di Roma è pronto ad accogliere il piccolo Charlie Gard, il bimbo inglese nato con una grave malformazione congenita e il cui caso ha commosso tutto il mondo: i medici che lo hanno in cura ritengono inutile mantenerlo in vita visto che non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere e hanno chiesto ai giudici di poter staccare il respiratore artificiale che lo tiene in vita. I genitori però si sono opposti e chiedono di poter tenere in vita il piccolo nella speranza che si possa aprire una speranza di salvezza per lui costituita da una cura considerata però dai medici del tutto inutile: i giudici inglesi hanno acconsentito a staccare la spina ma i genitori si sono rivoltio alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e anche questa, purtroppo ha ratificato la decisione dei medici e della magistratura britannica. Ai genitori è stato concesso di tenere in vita Charlie ancora per qualche giorno, ma il destino del piccolo sembra ormai segnato. Tanti si stanno mobilitando in tutto il mondo chiedendo che la spina non venga staccata in nome del principio secondo il quale finché c’è la vita, c’è sempre una speranza. "Se possiamo aiutare il piccolo #CharlieGard, come i nostri amici in Gb e il Papa, noi saremmo felici di farlo" ha dichiarato in un tweet il presidente Usa Donald Trump.
Bambino Gesù vuole Charlie Gard, offerta 'diplomatica' e vocazione cattolica

Da qui l’iniziativa del Bambino Gesù che si è offerta di accogliere Chiarlie affinché possa essere accompagnato verso la morte naturale con l’affetto dei propri genitori. I medici sostengono l’esigenza di staccare la spina perché, tenere in vita il piccolo più a lungo, servirebbe soltanto ad allungare il suo calvario e a procurargli inutili sofferenze. Ma c’è chi dietro la motivazione ufficiale intravede ragioni economiche, legate ai costi di assistenza che lo Stato si trova a dover sostenere per tenere in vita il piccolo. Ecco quindi l’intervento del Bambino Gesù.
 "Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d'amore che Dio affida ad ogni uomo. Le parole del Santo Padre, riferite al piccolo Charlie, ben riassumono la mission dell'ospedale Bambino Gesù. Per questo motivo, ho chiesto al direttore sanitario di verificare con il Great Ormond Street Hospital di Londra, dove è ricoverato il neonato, se vi siano le condizioni sanitarie per un eventuale trasferimento di Charlie presso il nostro ospedale", ha dichiarato la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc. "Sappiamo che il caso è disperato e che, a quanto risulta, non vi sono terapie efficaci - ha aggiunto - siamo vicini nella preghiera e, se questo è il loro desiderio, disponibili ad accogliere il loro bambino presso di noi, per il tempo che gli resterà da vivere". 
Ancora una volta è un ospedale cattolico a farsi carico della missione di "salvare" una vita visto che questa missione non sembrerebbe rientrare più fra le priorità di chi ha fatto il giuramento di Ippocrate. Perché, senza entrare nel dibattito sul fine vita che in questo caso c'entra relativamente, appare davvero sconvolgente che a decidere l'eutanasia di un bimbo sia lo Stato e non i genitori, gli unici titolati semmai a dare il consenso per staccare la spina. In questo caso i genitori vogliono che a prevalere sia il diritto ad assistere il loro figlio fino a quando la morte non sopraggiungerà naturalmente e senza accelerazioni. Un diritto che dovrebbe essere sacro ma che invece non lo è più in un mondo in cui ogni valore diventa relativo e la vita umana è meritevole di essere vissuta soltanto se priva di impedimenti e non onerosa per lo Stato. 

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