Morto Joaquin Navarro Valls: chi era l'uomo simbolo dell'Opus Dei

06 luglio 2017 ore 9:58, Americo Mascarucci
Per anni lo abbiamo visto al fianco di Giovanni Paolo II, l’ombra di un Papa che ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e dell’umanità. Lui di Wojtyla era la "voce istituzionale" qcolui che intratteneva i rapporti con la stampa e dettava la posizione ufficiale della Santa Sede. E’ stato anche un testimone degli ultimi giorni del Pontificato wojtyliano quando era praticamente lui insieme ai medici ad informare il mondo sull’evoluzione delle drammatiche condizioni del Papa. Lui era Joaquin Navarro Valls storico portavoce della Santa Sede morto ieri all’età di 80 anni in seguito ad una grave malattia. E’ vissuto abbastanza però per vedere quel pontefice che ha servito con fedeltà, amore e sicera devozione per tanti anni salire agli onori degli altari, prima come beato, poi come santo. E lui è morto con la consapevolezza di aver vissuto con un santo e di essere stato forse un tassello fondamentale di quella campagna che ha portato Wojtyla ad essere canonizzato a nemmeno dieci anni dalla morte.
Morto Joaquin Navarro Valls: chi era l'uomo simbolo dell'Opus Dei

CHI ERA – Giornalista e medico spagnolo nato a Cartagena nel 1936 aveva studiato alla Deutsche Schule nella sua città natale per poi frequentare la facoltà di medicina presso l'università di Granada e di Barcellona, e di giornalismo alla facoltà di scienze della comunicazione all'università di Navarra a Pamplona. Si laureò  con somma lode in medicina e chirurgia nel 1961, continuando gli studi per un dottorato in Psichiatria. Nello stesso periodo ha insegnato come assistente alla facoltà di medicina. Nel 1968, si è laureato in giornalismo e nel 1980 ha ottenuto la laurea in scienze della comunicazione.
È stato sia corrispondente per Nuestro Tiempo, sia inviato estero per il quotidiano di Madrid ABC. È stato eletto membro del consiglio d'amministrazione (1979) e successivamente presidente dell'Associazione stampa estera in Italia (1983 e 1984).
Dal 1996 al 2001, è stato presidente del consiglio d'amministrazione della Fondazione Maruzza Lefebvre D'Ovidio Onlus per malati terminali di cancro.
Navarro Valls, grazie al suo lavoro presso la Santa Sede ha presenziato alle conferenze internazionali delle Nazioni Unite al Cairo nel (1994), a Copenaghen nel (1995), a Pechinonel (1995), e ad Istanbul nel (1996) in qualità di membro della delegazione della Santa Sede. Grazie al suo lavoro in ambito medico e giornalistico, è stato ospite in diverse conferenze di psichiatria e comunicazione a livello nazionale e internazionale. Dal 1996 fu anche professore visitante presso la Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce a Roma.
Poi l’incontro con Giovanni Paolo II e la nomina a portavoce della Santa Sede svolgendo un ruolo essenziale negli ultimi mesi del pontificato, quando la sua competenza di medico si è rivelata importante per comunicare alla stampa le condizioni di salute del papa.
Con l'elezione di Benedetto XVI, Navarro Valls ha continuato il suo lavoro per un altro anno, dopo il quale ha chiesto di essere sollevato dal suo incarico.
Nel 2007 diventò presidente dell'Advisory Board dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, e nel 2009 presidente della Fondazione Telecom Italia
Navarro era un membro laico della prelatura cattolica dell'Opus Dei. Il suo impegno nella Prelatura risale agli anni 50 ma negli anni 1970-75, si trasferisce a Roma vivendo nella sede Romana dell'Opus Dei insieme Monsignor Josemaría Escrivá, il fondatore dell'Opus Dei. Come tale aveva fatto voto di obbedienza e castità. Disse una volta: "il celibato per i sacerdoti è un obbligo, per me invece è stata una scelta di vita". Per l'Opus Dei era un simbolo, l'esempio di un laicato vissuto nell'assoluta fedeltà alla Chiesa e al Vangelo, molto più di un sacerdote consacrato. E a sentire chi lo ha conosciuto era un uomo di grande fede, pieno di spiritualità e davvero convinto di servire Dio nella vita di tutti i giorni, nelle sue attività e nella professione sia medica che giornalistica. 
Oggi che se ne è andato resta il ricordo di quelle conferenze stampa durante i viaggi del Santo Padre in giro per il mondo e quel viso contrito degli ultimi giorni di vita di Giovanni Paolo II quando era costretto a comunicare il continuo aggravarsi delle condizioni del Pontefice. Non pianse mai in rispetto al suo ruolo istituzionale, ma bastava leggere l’espressione del viso e ascoltare il tono della sua voce per capire quanto stesse soffrendo insieme al "suo Papa". 

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