Fake News Fossa Comune Irlanda, Adinolfi: "Non è l'unica bufala anti-cattolici ma niente scuse"

06 marzo 2017 ore 14:00, Americo Mascarucci
"E' evidente il tentativo di delegittimare la Chiesa Cattolica con la falsa storia della fossa comune in Irlanda, ma va detto che quella irlandese è purtroppo una Chiesa confusa che sta vivendo un momento di grande difficoltà".
E' l'opinione di Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia che con Intelligonews commenta la fake news sulla fossa comune in Irlanda dove sarebbero stati gettati i corpi di oltre 800 bambini morti di stenti negli orfanatrofi cattolici. Notizia smentita in primo luogo dalla ricercatrice Catherin Corless che ha negato di aver mai scritto di 800 scheletri di bambini gettati nella fossa e di aver rivolto accuse alle suore.

C'è chi in queste ore ha puntato il dito contro il Tg1 che nel presentare il servizio avrebbe parlato di "cattolicissima Irlanda", di "Irlanda bigotta". Poi si è scoperto che la notizia era una fake-news. Il Tg1 dovrebbe chiedere scusa ai cattolici?

"Ancora oggi sui social e su diversi canali d'informazione, continua a circolare quella bufala come fosse vera. Non mi stupisce affatto il giudizio anti-cristiano all’interno del servizio pubblico, noi del Popolo della Famiglia lo denunciamo da anni, con riferimento al Festival di Sanremo, a certe fiction televisive e anche all'informazione. Sosteniamo da molto tempo come in Rai agisca una vera e propria squadra con finalità anti-cristiane. Le scuse non le avremo mai perché purtroppo questo è il tipo di clima in cui andiamo incontro. Ma quella dell'Irlanda non è l'unica bufala contro i cattolici. Nei giorni scorsi si è raccontato con grande enfasi delle dimissioni di una persona dalla commissione anti pedofilia di Papa Francesco cercando di contrapporre il Pontefice alla Curia proprio con un lavoro di fake news denunciato dal cardinale Muller". 
Fake News Fossa Comune Irlanda, Adinolfi: 'Non è l'unica bufala anti-cattolici ma niente scuse'

Però i vescovi irlandesi si sono affrettati a dichiarare: "Purtroppo c'è stato un tempo in cui le madri non sposate erano spesso giudicate e rifiutate dalla società, compresa la Chiesa". Era opportuno questo mea culpa ancor prima che fosse stabilità l'autenticità della notizia?

"La Chiesa irlandese da tempo si muove in maniera tremebonda, come ha dimostrato l’atteggiamento che ha avuto sul referendum per il matrimonio omosessuale. E' una Chiesa molto scossa e in grave difficoltà perché non sa come restare fedele alla sua storia nell'affrontare le sfide della contemporaneità. Diciamo che è molto disorientata. Credo però sia giunto il momento che i vescovi d'Irlanda si ricordino di stare dalla parte di un popolo che continua a mantenere salde le proprie radici cristiane e cattoliche".

C'è chi come Meluzzi ad Intelligonews ha detto che oggi la Chiesa è sempre di più sotto attacco anche perché Papa Francesco con la sua politica rivolta al dialogo e all'incontro con tutti, darebbe l'idea di parare i colpi dei nemici giocando in ritirata. E' così?

Non credo sia questo il problema. Papa Francesco al contrario, con grandissima efficacia, riesce a padroneggiare la scena. Non è un Papa che si ritira ma che invece riesce a far passare messaggi molto forti con un linguaggio mediatico nuovo. E’ una delle icone più forti della comunicazione contemporanea. Il problema semmai lo hanno certi ambienti ecclesiali, confusi e incapaci di comunicare. Il caso irlandese lo dimostra. Sono questi ambienti che dovrebbero imparare a comunicare con chiarezza, nettezza e senza il timore di apparire controcorrente".

In Italia è aperto il dibattito su come punire chi fabbrica e diffonde fake news, e c'è pure chi propone il carcere. Non è questo un evidente segnale di come si corra il serio rischio di punire le notizie bufale a seconda dei soggetti cui sono rivolte?

"E' pericoloso pensare di punire col carcere le fake news, anche perché finiremmo come in Francia dove si rischia di mandare dietro le sbarre anche chi si permette di scrivere contro l'aborto. Considerando il pregiudizio che esiste contro quanti nel mondo dell'informazione si battono per la difesa dei temi etici una proposta del genere non farebbe che colpire ancora di più le poche voci libere. Mi conforta l'inattività di questo Parlamento". 
caricamento in corso...
caricamento in corso...