La "politica" del Papa: 'Mancano leader in Europa'. E risponde ai dubia di 4 cardinali

07 dicembre 2016 ore 11:25, intelligo
No alle guerre, no al traffico di armi anche se "c'è una teoria economica che non ho provato a verificare, ma l'ho letta in diversi libri: che nella storia dell'umanità, quando uno Stato vedeva che i suoi bilanci non andavano, faceva una guerra e rimetteva in equilibrio i propri bilanci. Vale a dire, è uno dei modi più facili per produrre ricchezza. Certo, il prezzo è molto alto: il sangue". Intervistato su Tertio, giornale cattolico, Papa Francesco parla di Europa: "Servono leader che vadano avanti". 

Su Amoris Laetitia e i 4 dubia formulati dai cardinali più tradizionalisti, risponde alle accuse contenuti del Sinodo, dice, sono stati approvati da oltre i due terzi del Sinodo, e quindi condivisi da una larghissima maggioranza, e non sono stati calati dall'alto. Anche se lui, il Papa, resta l'unico garante dell'unità della Chiesa.
E proprio la più grande parte dell'intervista è dedicata ai rapporti dentro la Chiesa e in particolare alle critiche sulla famiglia: "La Chiesa nasce dalle comunità, nasce dalla base, dalle comunità, nasce dal Battesimo; e si organizza intorno ad un vescovo, che la raduna, le dà forza; il vescovo che è successore degli Apostoli. Questa è la Chiesa. Ma in tutto il mondo ci sono molti vescovi, molte Chiese organizzate, e c'è Pietro. Quindi, o c'è una Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa, o c'è una Chiesa sinodale, in cui Pietro è Pietro, ma accompagna la Chiesa, la lascia crescere, la ascolta; di più, impara da questa realtà e va come armonizzando,
La 'politica' del Papa: 'Mancano leader in Europa'. E risponde ai dubia di 4 cardinali
discernendo quello che viene dalle Chiese e lo restituisce. L'esperienza più ricca di tutto questo sono stati gli ultimi due Sinodi. Lì si sono ascoltati tutti i vescovi del mondo, con la preparazione; tutte le Chiese del mondo, le diocesi, hanno lavorato. Tutto questo materiale è stato lavorato in un primo Sinodo, che portò i risultati alla Chiesa; e poi si è tornati una seconda volta – il secondo Sinodo – per completare tutto questo. E da lì è uscita Amoris laetitia. È interessante la ricchezza della varietà di sfumature, che è propria della Chiesa. È unità nella diversità. Questo è sinodalità. Non calare dall'alto in basso, ma ascoltare le Chiese, armonizzarle, discernere. E dunque c'è un'Esortazione post-sinodale, che è Amoris Laetitia, che è il risultato di due Sinodi, dove ha lavorato tutta la Chiesa, e che il Papa ha fatto sua. Lo esprime in maniera armonica. È interessante: tutto quello che c'è lì [in Amoris laetitia], nel Sinodo è stato approvato da più dei due terzi dei padri. E questo è una garanzia. Una Chiesa sinodale significa che si dà questo movimento dall'alto in basso, dall'alto in basso. E nelle diocesi lo stesso. Ma c'è una formula latina che dice che le Chiese sono sempre cum Petro et sub Petro. Pietro è il garante dell'unità della Chiesa. È il garante. Questo è il significato. E bisogna progredire nella sinodalità; che è una delle cose che gli ortodossi hanno conservato. E anche le Chiese cattoliche orientali. È una loro ricchezza, e lo riconosco nell'Enciclica".

E sul ruolo pubblico della religione che idea ha?: «Bene, non voglio offendere nessuno, però questa impostazione è un'impostazione antiquata. Questa è l'eredità che ci ha lasciato l'Illuminismo – non è così? – in cui ogni fenomeno religioso è una subcultura. È la differenza tra il laicismo e laicità. Di questo ho parlato con i francesi… Il Vaticano II ci parla dell'autonomia delle cose, dei processi e delle istituzioni. C'è una sana laicità, per esempio la laicità dello Stato. In generale, uno Stato laico è una cosa buona; è migliore di uno Stato confessionale, perché gli Stati confessionali finiscono male. Però una cosa è la laicità e un'altra è il laicismo. Il laicismo chiude le porte alla trascendenza, alla duplice trascendenza: sia la trascendenza verso gli altri e soprattutto la trascendenza verso Dio; o verso ciò che sta al di là. E l'apertura alla trascendenza fa parte dell'essenza umana. Fa parte dell'uomo. Non sto parlando di religione, sto parlando di apertura alla trascendenza. Quindi, una cultura o un sistema politico che non rispetti l'apertura alla trascendenza della persona umana “pota”, taglia la persona umana. Ossia non rispetta la persona umana. Questo è più o meno quello che penso. Quindi, inviare alla sacrestia qualunque atto di trascendenza è una “asepsi”, che non ha a che fare con la natura umana, che taglia alla natura umana buona parte della vita, che è l'apertura».


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