Caso Bolzano, Arminio (PdF): "Tra la Klotz e Mussolini io sto con l'Italia cristiana"

09 febbraio 2017 ore 13:31, Americo Mascarucci
Fascismo e antifascismo, nostalgia dell'Impero austro-ungarico, mancata integrazione fra cittadini di madrelingua italiana e tedesca. Sembra che nell'Alto Adige il tempo si sia fermato e i fantasmi della storia lavorino per impedire una vera e definitiva pacificazione. Nei giorni scorsi a Bolzano è andato in scena un nuovo scontro ideologico e anti-storico che la dice lunga su quanto in quella terra raggiungere una pacificazione sia purtroppo un'utopia.
Ma c'è chi come Giovanna Arminio, esponente del Popolo della Famiglia, eletta consigliere a Bolzano nella circoscrizione Europa-Novacella un'idea su come integrare le etnie contrapposte ce l'ha chiara e la espone ad Intelligonews. Partire da un'integrazione cristiana, prima che politica, dal momento che il cattolicesimo è l'unico comun denominatore che sembra unire le diverse etnie.
Caso Bolzano, Arminio (PdF): 'Tra la Klotz e Mussolini io sto con l'Italia cristiana'

Partiamo dall'attualità. Cosa è accaduto in questi giorni a Bolzano?

"Ci sono stati due antefatti. C’è una zona qui a Bolzano chiamata Ponte Talvera dove ci sono due monumenti di epoca fascista, oltre al ben noto Monumento della Vittoria. I due monumenti che riproducono rispettivamente la Lupa e il Leone di San Marco sono stati in precedenza rimossi per essere restaurati e ora sono in attesa di essere ricollocati nella loro sede naturale. Il movimento separatista di Eva Klotz chiamato Süd-Tiroler Freiheit che chiede l’annessione del Tirolo all’Austria ripristinando lo status asburgico, ha proposto che non siano più ricollocati dove stavano prima ma riposti in un museo. Di fronte al diniego dell'Amministrazione comunale, i rappresentanti del Movimento si sono presentati in Municipio consegnando provocatoriamente al primo cittadino, che badate bene è di sinistra, un busto dorato di Mussolini, che il sindaco per tutta risposta ha sbattuto a terra. Poi c'è una polemica legata alla toponomastica che qui per legge deve essere bilingue. Invece in alcune zone è sparita la denominazione italiana delle vie e questo ha generato forti polemiche".

Tornando allo scontro fra il sindaco e il Süd-Tiroler Freiheit appare evidente come entrambi abbiano sbagliato in quella che appare chiaramente una corsa a chi è più antifascista. O no?

"Non parlerei di fascismo e anti-fascismo. L’Alto Adige è una terra particolare, io ci vivo dal 2012. Qui ci sono partiti politici che sopravvivono in funzione delle divisioni, e la loro missione è prettamente quella di dividere, non di unire. Il fascismo qui è un'etichetta che viene attribuita anche a chi, ad esempio, difende il Tricolore. I cittadini di madrelingua tedesca non si riconoscono nella Patria e nemmeno nella bandiera. Ecco perché poi quando vanno all'estero non comprendono il valore delle bandiere nazionali come avvenuto nel caso dei turisti arrestati in Thailandia. Perché loro la bandiera nazionale la rifiutano a prescindere e considerano quasi naturale dileggiarla".

Possiamo dire che Bolzano è lo specchio di un'identità nazionale mai ricomposta? In fondo da Nord a Sud è un crescendo di leghe e movimenti autonomisti. 

"E' vero, anche perché io vengo dal Sud e so perfettamente quanto l'autonomismo sia forte anche in certe realtà. Qui a Bolzano c'è però un problema non risolto a livello storico. C’è un malessere diffuso che coinvolge sia i cittadini di madrelingua italiana che quelli tedeschi. Quelli tedeschi non riescono a riconoscersi nella patria, ma quelli italiani a loro volta si sentono alla stregua di stranieri in patria. C’è un'unità non riuscita, una storia non metabolizzata, differenze reciproche non comprese e integrate".

Nel processo di unità nazionale quanto è davvero importante la religione cattolica?

"Direi che è fondamentale. Qui da noi potrebbe essere il comune denominatore per raggiungere l'unità. L’elemento del cattolicesimo è molto forte tanto fra i cittadini di madrelingua tedesca che quelli italiani, ma viene interpretato in maniera divisiva. In una comunità molto difficile e ferita dalle divergenze etniche e politiche, unire sotto il comune denominatore di un cristianesimo condiviso, potrebbe rivelarsi la chiave di volta. Ma i tedeschi qui detengono il potere politico ed economico e gli italiani hanno subito con riluttanza questa cosa. Ci sono troppe diffidenze fra le comunità, l'unione è difficile ma non impossibile. Qualche segnale positivo si inizia a percepire. Parlare di identità cristiana, superando un concetto di identità territoriale o politica, potrebbe senza dubbio facilitare l'avvio di un nuovo percorso di definitiva integrazione e pacificazione. Una pacificazione nel segno della comune fratellanza cristiana". 

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