Sabato Santo: un “mezzogiorno di fuoco” tra Milan-Inter cinesi

14 aprile 2017 ore 15:32, Paolo Pivetti
Il Sabato Santo spicca nella liturgia cattolica, e in particolare in quella ambrosiana, come giornata totalmente aliturgica. Giornata di silenzio assoluto, una sorta di vuoto delle coscienze, di volontaria pausa anche della preghiera nella contemplazione della morte di Dio, che è stata commemorata il giorno prima, il Venerdì Santo, appunto. La chiassosa Veglia Pasquale che comincia la sera del sabato appartiene già liturgicamente alla successiva domenica di Pasqua.
Sabato Santo: un “mezzogiorno di fuoco” tra Milan-Inter cinesi
E qui è interessante notare come il nome di Sabato sia ereditato direttamente dalla tradizione ebraica, dove è shabbàth, che significa “riposo”: era ed è, per gli ebrei, giorno di assoluto riposo, in memoria del riposo di Dio nel settimo giorno, dopo le fatiche dei sei giorni della creazione. Ma perché i cristiani hanno spostato la celebrazione del riposo di Dio dal sabato alla domenica? Perché la domenica, il “giorno dopo il sabato”, è il giorno in cui, secondo il racconto consegnatoci dai quattro Vangeli, Gesù risorse. Divenne perciò per eccellenza giorno del Signore, che nel latino della chiesa primitiva è letteralmente dominica dies, da cui appunto, nel passaggio all’italiano, domenica. È dunque, nel mondo cristiano, la domenica la festa per eccellenza, giorno di riposo dalle fatiche del lavoro che dominano gli altri giorni della settimana.
Tornando al sabato, quest’anno, nella diocesi di Milano, contravvenendo alla tradizione, il Sabato Santo sarà chiassosissimo, rotto da boati di folla, da cori martellanti e da tutte le esultanze e le imprecazioni che fanno parte integrante della drammaturgi calcistica: perché proprio il Sabato Santo, giorno quindici del mese di aprile, si giocherà nientemeno che Milan - Inter. Ma questo non, come accade spesso nelle partite importanti, la sera, cosa che farebbe coincidere il chiasso della partita con l’esultanza della Veglia Pasquale. No: la partita delle partite, il derby ambrosiano, si giocherà nell’ora più impensabile per un incontro così “di gala”: alle dodici e trenta.

Ma com’è possibile una simile profanazione? Non del Sabato Santo, ma della solennità rituale del calcio. Com’è pensabile che i milanesi accettino di godersi, l’incontro degli incontri, atteso e pregustato da un anno all’altro, non nelle classiche ore dello spettacolo, la sera o almeno il tardo pomeriggio, ma a 
mezzogiorno, mandando giù tra le urla e gli osanna un panino che potrebbe anche andare di traverso? La risposta è crudelmente semplice: sia il Milan che l’Inter, squadre delle quali Milano si è a lungo gloriata di fronte al mondo, hanno veleggiato tutte e due verso l’Impero Celeste: sono ormai entrambe proprietà di capitali cinesi. E secondo le leggi della rotazione terrestre, alle quali nessun evento può sfuggire, Milan - Inter si giocherà sì, da noi, a mezzogiorno, ma a casa dei nuovi padroni in quel momento sarà sera, orario televisivo di “prime time”: massimo ascolto, tutti a tifale davanti al televisole. La legge dell’audience è davvelo implacabile.

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autore / Paolo Pivetti
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