Sacchettini di plastica per frutta e verdura a pagamento anti impatto ambientale

20 ottobre 2017 ore 13:34, Vanessa Dal Cero
Buone notizie dal fronte ambientale, forse un po’ meno per i consumatori italiani. Dal primo gennaio 2018 i classici sacchettini di plastica per la frutta e verdura saranno infatti a pagamento. Non si tratta, in realtà, di una grande rivoluzione, perché i sacchetti della spesa già si pagano, se si vogliono acquistare. È invece un nuovo passo per ridurre il consumo e soprattutto l’abuso di questi sacchettini che, in effetti, non si riutilizzano mai.

Sacchettini di plastica per frutta e verdura a pagamento anti impatto ambientale
NUOVE NORME
Le nuove norme prevedono, in primo luogo, la possibilità di commercializzare solo alcune tipologie di borse di plastica di materiale leggero. Ad esempio, dite addio a sacchetti non riutilizzabili perché privi di maniglia esterna al sacco. Poi, come già detto - ed è forse questa la novità più significativa e di impatto per il pubblico – le borse di plastica non potranno più essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità dovrà risultare dallo scontrino o dalla fattura d’acquisto. Bene inteso che ciò riguarderà sia i piccoli negozi che la grande distribuzione.
L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre l’utilizzo delle borse di plastica in materiale leggero; obiettivo prefissato già nel 2015 a livello europeo e che è costato all’Italia l’apertura di una procedura di infrazione. Ma perché colpire proprio i sacchettini di plastica, si domanda il consumatore? E perché il costo deve gravare proprio su quest’ultimo?

AMBIENTE
L’utilizzo di sacchetti di plastica rappresenta a livello globale, un notevole problema di impatto ambientale, poiché determina la creazione di una massa critica di rifiuti dispersi nell’ambiente, soprattutto nell’ecosistema acquatico mondiale. I sacchetti di plastica di materiale leggero costituiscono poi una minaccia ancor più specifica per l’ambiente. Oltre a rappresentare la maggioranza delle borse di plastica utilizzate in Europa, a causa del loro peso sono riusate meno frequentemente dai consumatori rispetto a borse di spessore superiore; diventano perciò più facilmente e più rapidamente rifiuto, con un tasso ancora molto basso di riciclaggio.
Ecco allora che, per disincentivarne l’uso, si dovranno pagare. La gratuità in materia ambientale non paga, è proprio il caso di dirlo. Si tratterà di capire quanto questo inciderà sui bilanci delle famiglie e quali misure alternative (non costose) si potranno mettere efficacemente in campo per non danneggiare ulteriormente i consumatori.

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