Cento anni di Caporetto: quando Padre Pio salvò Cadorna

24 ottobre 2017 ore 15:46, Luca Lippi
Oggi, 24 ottobre 2017, ricorre il centenario dell’inizio della battaglia di Caporetto che si concluse diciannove giorni dopo il 12 novembre con la disfatta del Regio Esercito italiano. Sul campo rimasero 13.000 italiani, 30.000 feriti e furono fatti prigionieri 265.000 soldati in quella che è stata considerata come la più disastrosa sconfitta mai subita da genti italiche. Le accuse al generale Cadorna furono innumerevoli e troppe anche ignobili e senza fondamento, ma il conte Cadorna, generale del regio esercito ha avuto comunque la sua ricompensa, la Fede. Ripagata con l’afflato, seppure in visione, di Padre Pio da Pietralcina. Una storia incredibile, ma tutta vera (troppe le testimonianze).
Cento anni di Caporetto: quando Padre Pio salvò Cadorna

Il conte Cadorna viene accusato di non aver saputo prevedere lo sfondamento di Caporetto. Ma la storia è un’altra, come accade spesso. Come scrive Andrea Cionci sulla Stampa, dalle lettere al Re al fatto che il generale, appena due settimane prima dell’attacco, era andato a ispezionare i lavori difensivi in corso sul Monte Grappa, testimoniano che nulla era lasciato al caso. Prosegue Cionci sempre su La Stampa, che esiste una testimonianza, quella del colonnello Del Fabbro, comandante del genio militare che ricevette da Cadorna questa informazione: “Questa posizione deve essere resa imprendibile da tutte le direzioni; se dovesse succedere qualche malaugurata disgrazia lassù (Tolmino) è qui che verrò a piantarmi con l’esercito”. Fin dal 1916, scrive Cionci, Cadorna aveva fatto fortificare l’allineamento Piave - Monte Grappa come linea difensiva: strade, teleferiche, appostamenti per l’artiglieria, reticolati, mitragliatrici incavernate, ben due chilometri di caposaldo sulle vette del Grappa e sui monti vicini. Cadorna potenziò le difese in pianura con campi trincerati e predispose le demolizioni di argini che avrebbero allagato le campagne verso Venezia. Si trattò, nel complesso, di un programma grandioso di fortificazione senza il quale non sarebbe stato possibile occupare il Grappa e bloccare l’avanzata nemica. Questo fu riconosciuto anche dalla Commissione d’Inchiesta. Quanto al dramma delle popolazioni friulane, che furono vessate dall’invasione austro-tedesca, questo si deve imputare alla politica: Cadorna aveva posto ai ministri il problema di preparare lo sgombero dei civili, il Presidente del Consiglio Boselli definì l’operazione impraticabile, aggiungendo che non era il caso che le popolazioni ne venissero a conoscenza.

Tratteggiata in maniera corretta la figura del generale Cadorna, non si può ignorare il lato umano del conte che, come scritto nel volume dei Padri Cappuccini, fu accarezza sul cuore dal Frate di Pietralcina. Sul libro si legge:Una notte del novembre del 1917 dopo la disfatta di Caporetto il generale Luigi Cadorna, comandante supremo dell'esercito italiano nella prima guerra mondiale, in momenti di sconforto per esser stato sostituito nel comando supremo dal generale Armando Diaz e per vedere intaccato il proprio operato militare da indecorosi commenti, in una città del Veneto, vide dinanzi a sé un Frate. L'aveva preceduto un acuto profumo di rose e viole. Aveva le mani sanguinanti e uno sguardo dolce. Lo esortò a stare tranquillo. Lo convinse a deporre la pistola e a non compiere un gesto insano da disperato. Il generale che non aveva mai visto padre Pio, riferendo i particolari dell'accaduto, si sentì dire che quel Frate presente nel suo studio, altri non poteva essere che lo stimmatizzato di S. Giovanni Rotondo. Gli nacque il desiderio di rivederlo. Nel 1920 partì verso la cittadella pugliese. Nessuno sapeva di quella visita. Restò quindi meravigliato quando, giunto con la corriera nella città della garganica si sentì dire dai cappuccini che padre Pio l'attendeva. Il Padre fu subito riconosciuto dal generale: "È questo il Frate che è venuto da me!" Il Padre si fece ancor più conoscere, ricordandogli: "Generale, l'abbiamo passata brutta, quella notte!". Come precisato da Sergio De Santis del Cicap, l’episodio è stato confermato autorevolmente sia dal cardinale Giuseppe Siri in occasione della celebrazione del 4° anniversario della morte del frate di Petrelcina, il 23 settembre 1972nella chiesa di S. Caterina a Genova (discorso poi pubblicato su "Liguria Francescana" con il titolo IV anniversario del transito di Padre Pio); sia nel volume di Fernando Da Riese Pio X (sic)Padre Pio da Pietrelcina crocifisso senza croce, pubblicato nel 1975 a cura della Postulazione generale dei Cappuccini con il Nihil Obstat della SC pro Causis Sanctorum e con l'Imprimatur del Vicariato Urbis). 

Caporetto fu sinonimo di disastro, tuttavia la sconfitta fu così ‘cocente’ da far scattare un fortissimo sentimento di orgoglio nazionale, una sorta di volontà di riscatto per la tremenda umiliazione subita. In conclusione, se non ci fosse stato Caporetto non ci sarebbe stata neanche Vittorio Veneto. A Caporetto, probabilmente, nasce la leggenda degli italiani eroi e la concretezza di un Santo.

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autore / Luca Lippi
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