Ong, Trapani indaga su equipaggio MSF che risponde

11 maggio 2017 ore 12:12, Americo Mascarucci
Avrebbero convinto i migranti soccorsi a non rispondere alle domande della polizia, il cosiddetto "debriefing" che avvene dopo lo sbarco. E il soccorso sarebbe avvenuto senza avvisare la Guardia costiera italiana. Sarebbero queste le accuse che, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera la Procura di Trapani formulerebbe nei confronti di alcuni membri dell'equipaggio di una nave di Medici senza Frontiere indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La conferma arriva dal procuratore di Trapani Ambrogio Cartosio che, pur senza mai citare il nome della Ong, in audizione di fronte alla commissione Difesa del Senato afferma: "Abbiamo indagini che coinvolgono non le Ong come tali, ma persone fisiche appartenenti alle Ong. Non risultano contatti telefonici diretti tra persone in Libia e le Ong".
Ong, Trapani indaga su equipaggio MSF che risponde

LA ONG INDAGATA - Medici senza frontiere (abbreviato MSF, nota anche come Médecins sans frontières in francese) è un'organizzazione internazionale privata che si prefigge lo scopo di portare soccorso sanitario ed assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura sia garantito. Nel 1971 nasce da alcuni medici francesi, fra cui Bernard Kouchner che ne uscì nel 1977, che assistettero alla violenza e alla drammatica guerra civile nigeriana e allora decisero di fondare un'organizzazione non governativa con lo scopo di aiutare le persone in difficoltà.
Oggi è attiva in 19 Paesi del mondo industrializzato e interviene in attività di assistenza in più di ottanta nazioni.
È un'organizzazione che si professa indipendente rispetto a governi e partiti politici, agisce senza porre discriminazioni di razza, religione, sesso o opinione.

LE ACCUSE Tra gli episodi finiti nelle carte dell'inchiesta c'è il salvataggio del 25 giugno 2016. La nave "Dignity One" di Medici senza Frontiere, sempre secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sarebbe entrata nelle acque libiche fermandosi a 7 miglia dalla costa. Poi avrebbe ripreso a bordo 390 migranti. Un mese prima un altro episodio presunto"sospetto". Sempre la "Dignity One" avrebbe fatto sbarcare 317 stranieri. Ma questa volta i poliziotti avrebbero evidenziato come i migranti non sarebbero stati molto collaborativi nel fornire informazioni dettagliate circa il viaggio. 
Gli inquirenti affermano: "A differenza del passato, i migranti soccorsi e trasferiti da navi delle Ong, quando vengono fatti sbarcare nei porti italiani sono restii a cooperare: tale circostanza potrebbe essere il risultato di un indottrinamento impartito a bordo al fine di non collaborare con le forze dell’ordine italiane e il personale dell’agenzia Frontex". Circostanze che adesso vanno chiarite e su cui la Procura di Trapani cercherà di fare luce. 

LA REPLICA - Per il momento non ci sono commenti da parte dell'Ong sotto inchiesta sui social, ma ieri sera i suoi rappresentanti hanno comunque chiarito di non aver finora ricevuto comunicazioni dalla Procura di Trapani.
"Msf - si legge in una nota  - non è stata mai contattata dalla Procura di Trapani per chiarimenti sulle nostre attività in mare. Rimaniamo tuttavia a completa disposizione per spiegare a tutte le autorità competenti la nostra missione e le nostre modalità operative nel Mediterraneo, che sono chiare e trasparenti, e sono state spiegate con precisione in questi giorni di fronte alla Commissione alla Difesa del Senato".

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