Ictus, scoperto in Italia Nox2: l'enzima killer "tappa-carotide"

13 gennaio 2017 ore 13:16, Micaela Del Monte
Un gruppo di ricercatori dell'Università "La Sapienza" di Roma ha identificato un enzima, chiamato Nox2, che favorisce l'arteriosclerosi e l'occlusione dell'arteria carotide, la principale "autostrada" che porta il sangue al cervello. Lo studio del team guidato da Francesco Violi, direttore della I Clinica medica del Policlinico Umberto I, è pubblicato online su ‘Atherosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology’, rivista dell’American Heart Association. Il lavoro è stato condotto su pazienti affetti da una carenza ereditaria dell’attività dell’enzima Nox2. 
Ictus, scoperto in Italia Nox2: l'enzima killer 'tappa-carotide'
“Su questi malati
– spiega Violi – è stato dimostrato che lo spessore della carotide era minore rispetto a chi aveva una normale attività dell’enzima. Nox2 – sottolinea l’esperto – era noto essere utile per difendersi dalle infezioni”, infatti è presente nei leucociti dove svolge un’azione battericida. Recenti ricerche hanno però rilevato che l’enzima si trova anche nelle arterie. “Io mi sono chiesto perché – prosegue Violi – e quindi ho studiato pazienti con deficit ereditario dell’enzima, cioè pazienti con malattia granulomatosa cronica. Questa patologia, che apparentemente non ha nulla a che vedere con l’arterosclerosi poiché si complica con infezioni spesso letali, ci ha permesso di dimostrare che quando manca Nox2 le arterie si dilatano di più e la carotide è meno spessa rispetto ai soggetti sani”. La ricerca è durata cinque anni perché gli studiosi hanno esaminato pazienti affetti da malattia granulomatosa cronica con deficit completo (che attacca i bambini), ma le indagini sono state estese anche alle mamme (che non sono malate, ma hanno un deficit parziale con un'attività del 50% di questo enzima). 
I risultati dello studio italiano aprono la strada alla prevenzione l'occlusione della carotide e quindi l'ictus, attraverso l'inibizione del Nox2. "Attualmente ci sono molecole sperimentate negli animali che hanno dimostrato che inibendo l'enzima si riduce la placca arterosclerotica. Adesso bisognerebbe passare allo studio nell'uomo", ha osservato Violi.
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