Aids cresce in Europa e Italia: allarme "chem sex" e aumento fra gay

15 febbraio 2017 ore 16:55, Americo Mascarucci
Ogni anno nei Paesi dell’Unione Europea vengono diagnosticati circa 30mila nuovi casi di infezione da HIV. Solo nel 2015 sono state circa 810mila le persone risultate sieropositive, pari allo 0,2% della popolazione adulta.
E’ quanto emerge dai dati diffusi dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), in occasione della conferenza organizzata nell’ambito del semestre di Presidenza maltese del Consiglio dell’Unione.
Aids cresce in Europa e Italia: allarme 'chem sex' e aumento fra gay

Situazione europea
Lo studio dimostrerebbe che l’ HIV è in aumento fra gli uomini che hanno rapporti omosessuali. Ma anche i migranti risulterebbero a rischio per le difficoltà di accesso alle terapie.
Positivo invece l’accesso alle cure mediche: circa 9 pazienti sieropositivi su 10 sono trattati tempestivamente e le cure risulterebbero efficaci. 
Preoccupa soprattutto il fenomeno del ‘chem sex' ossia lo sviluppo di festini dove si consumano rapporti sessuali promiscui ed estremi con l'aggiunta di droga. Mix letale che favorisce la diffusione del virus.

La situazione in Italia
In Italia ci sarebbero circa 31mila persone affette da HIV e da epatite C.
A Meteoweb l’infettivologo Massimo Galli dell'Università Statale di Milano e ospedale Sacco, vice presidente della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) denuncia: 
"Si sta tornando un po’ indietro negli anni per il verificarsi di certe condizioni di rischio. In particolare preoccupa un dato: tra i giovani, i maschi che fanno sesso con maschi sono la grande maggioranza delle nuove diagnosi di infezione documentate. Ci fa pensare che il fenomeno sia in crescita come nel resto del mondo occidentale. E quelli che compaiono annualmente sono una parte minoritaria dei contagi che effettivamente avvengono".

Il Prep
L'esperto aggiunge: 
"La situazione italiana, per come si sta evolvendo il contagio da Hiv nel Paese, francamente ritengo giustifichi l’uso della Prep. Che la Prep, profilassi pre-esposizione sia uno strumento di prevenzione - spiega Galli all’Adnkronos Salute – è attestato da esperienze che ormai riguardano in tutto più di 8 mila casi osservati in una trentina di studi nel mondo e su situazioni diverse, dalla prevenzione per maschi che fanno sesso con maschi (msm) alle sfide in Africa sul problema delle coppie in cui un partner è infetto e l’altro no o dei sex worker. Risultato: ci sono 17 studi circa in cui non è stato registrato nessun caso di infezione. E’ sicuramente uno strumento efficace di limitazione del rischio, ma ha delle zone d’ombra a cui fare attenzione". 
L’Hiv, ammonisce Galli, "è un compagno di strada del quale è meglio fare a meno. In tutto questo la Prep un ruolo ce l’ha. Tutto sta nel riuscire a offrirla. I tavoli su cui si sta cercando di arrivare a un progetto sono diversi. E lunedì 20 febbraio la Prep sarà uno dei temi all’ordine del giorno della prossima riunione congiunta del Comitato tecnico scientifico nazionale".
#aids #dati #cure

caricamento in corso...
caricamento in corso...