In arrivo oltre 20 mila 'alert' Iva preventivi dal Fisco: mosse da fare

16 dicembre 2016 ore 15:30, Luca Lippi
In sostanza, l’obiettivo è ridurre il fenomeno dell’evasione dell’Iva e delle imposte con l'alert Iva. I maggiori impegni profusi dalle Istituzioni nella lotta all’evasione e soprattutto al recupero dell’evaso, sono soprattutto concentrati sull’Iva. Contestualmente, la maggior parte delle risorse è concentrata sui controlli ai contribuenti ritenuti pericolosi da un punto fiscale, dato l’elevato peso dell’evasione fiscale sul sistema tributario. 

Tax compliance
La Tax compliance è l’adesione spontanea dei contribuenti a pagamenti e adempimenti di natura tributaria.
L’Agenzia dovrà fornire un numero di risorse adeguate a garantire “qualificata assistenza e consulenza”. La documentazione relativa alle comunicazione inviate nel 2016 relative all’anno 2012, dovrà essere controllata entro fine febbraio. Dopo questo termine verranno avviati i controlli per coloro che, anche avendo ricevuto l’avviso di allert, non hanno fornito giustificazione rispetto alle anomalie segnalate. 
Cambiamenti anche per il 2017, l’agenzia metterà a disposizione dei contribuenti i dati delle fatture emesse e ricevute, per favorire l’emersione spontanea di basi imponibili (articolo 4, Dl 193/2016).

In arrivo oltre 20 mila 'alert' Iva preventivi dal Fisco: mosse da fare

Sono dunque in arrivo anche oltre 20 mila "alert" preventivi dall'Agenzia delle Entrate sulle operazioni Iva 2013. Gli alert non sono altro che avvisi bonari, in sostanza l’Agenzia fa presente di riscontrare un’anomalia che il contribuente, se in possesso della documentazione adeguata, potrà andare a discutere direttamente nella filiale competente dell’Agenzia.
La maggior parte delle anomalie comunicate saranno relative a incongruenze fra spesometro e dichiarazioni.

Che cos’è lo spesometro?
Nel 2010 il nostro ordinamento ha introdotto l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate tutte le operazioni rilevanti ai fini Iva, azione denominata appunto “Spesometro“. Inizialmente andavano comunicati acquisti e vendite di beni e/o servizi solo se il loro valore superava i 3.000 € (in caso di emissione di fattura) e i 3.600 € quando non c’era l’obbligo di fattura e dunque si emettevano scontrini o ricevute fiscali.
Dal 1° gennaio 2012 però, tale limite è caduto ed è diventato obbligatorio comunicare tutte le operazioni rilevanti ai fini IVA, indipendentemente dal loro importo, che comportano l’emissione di fattura. 
Resta invece il limite di 3.600 euro per le operazioni senza obbligo di emissione di fattura.

Occorre precisare che le comunicazioni dei dati rilevanti ai fini IVA riguardano appunto i soggetti IVA, dunque professionisti ed imprese e non anche i privati cittadini che, ad esempio, svolgono un’attività di lavoro dipendente.
La comunicazione deve essere effettuata esclusivamente in via telematica avvalendosi direttamente dei software predisposti dall’Agenzia delle Entrate oppure attraverso un intermediario abilitato (tipicamente è il commercialista ad occuparsi di questo adempimento). Lo Spesometro può essere compilato in due modi:
-in forma analitica, indicando le singole operazioni;
-in forma aggregata, raggruppando le operazioni nei confronti dello stesso cliente o fornitore.
Per il 2016, le scadenze erano inizialmente tre:
-11 aprile per i contribuenti che liquidano l’Iva mensilmente;
-20 aprile per i contribuenti che liquidano l’Iva trimestralmente;
-2 maggio per gli operatori finanziari.

L’Agenzia delle Entrate ha già concesso una prima proroga di 9 giorni a chi liquida l’Iva mensilmente, portando la scadenza al 20 aprile.
Ci sono poi dei soggetti esclusi da questo adempimento:
-contribuenti forfetari;
-contribuenti minimi;
-amministrazioni pubbliche;
-amministrazioni autonome;
-commercianti al dettaglio, per le sole operazioni inferiori a 3.000 euro, IVA esclusa;
-agenzie di viaggio nel caso in cui l’importo unitario delle operazioni effettuate sia inferiore a 3.600 euro, IVA inclusa.
Se non vengono rispettate le scadenze, al netto di eventuali ulteriori proroghe, le sanzioni per il mancato invio vanno dai 258 ai 2.065 €. Ovviamente la stessa sanzione viene applicata in caso di invio di informazioni non veritiere.
Detto questo, imprese e professionisti saranno chiamati a sanare le anomalie tra dichiarazione e spesometro con comunicazioni personalizzate, messe a punto dall'amministrazione. 
In pratica, le imprese e i professionisti che non hanno dichiarato, ai fini Iva, in tutto o in parte, le operazioni attive effettuate nel 2013, rispetto a quelle comunicate dai propri clienti attraverso lo spesometro relativo al medesimo anno, riceveranno a stretto giro una comunicazione personalizzata dell'Agenzia delle Entrate contenente l'invito a regolarizzare l'anomalia emersa ricorrendo all'istituto del ravvedimento operoso. 
A stabilirlo è il provvedimento con cui le Entrate fissano modalità e procedure utilizzate per mettere a disposizione dei contribuenti, in maniera preventiva, le informazioni utili ad adempiere correttamente ai propri doveri fiscali e ad evitare, quindi, controlli.
Il ravvedimento operoso
Il ravvedimento operoso è uno strumento deflattivo del contenzioso triubutario, attraverso il quale il contribuente può rettificare errori commessi in ordine al pagamento di un tributo.
Il ravvedimento operoso, infatti, consente al contribuente di ravvedersi in caso di omissioni, errori o ritardi nel pagamento delle imposte.
Si tratta di uno strumento molto importante poiché rafforza il precario rapporto Fisco-contribuente, tallone di Achille del sistema tributario italiano.
Il ravvedimento operoso rappresenta un istituto fondamentale del diritto tributario italiano con il quale il contribuente può spontaneamente regolarizzare omissioni, errori o illeciti di tipo fiscale, versando il tributo non pagato, una sanzione stabilita in misura ridotta e gli interessi, calcolati sull’importo non pagato al tasso legale vigente.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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