Italia, pasta super-amata al Sud: consumata dal 99% del mezzogiorno

16 settembre 2017 ore 15:02, Micaela Del Monte
L'Italia e la pasta sono un binomio inscindibile, il record di consumo di pasta spetta al sud. Secondo l’indagine Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) su elaborazioni di dati Iri, risulta infatti che al Mezzogiorno la pasta viene mangiata dal 99% della popolazione. In media al sud la pasta si consuma 4-5 volte la settimana e nel 2016 ne sono state vendute oltre 378mila tonnellate, il 36% del totale.

Si parla esattamente del doppio rispetto al Nord Est e di un terzo in più rispetto a Nord Ovest e Centro. Ciò vuol dire che il consumo di pasta è leggermente superiore alla media nazionale, con circa 25-26 chili pro-capite all’anno.

Italia, pasta super-amata al Sud: consumata dal 99% del mezzogiorno
PASTA INTEGRALE
Nel legame secolare che unisce il nostro paese a quest’alimento, la novità è rappresentata dal crescente gradimento per la pasta integrale: quasi la metà del campione (47%) dichiara di acquistarla, mentre 3 anni fa erano solo il 14%. Da Roma (esclusa) in giù – evidenzia Aidepi – la pastasciutta piace liscia.

“Da noi nel Sud d’Italia la pasta è quella liscia per antonomasia – commenta Giuseppe Di Martino, pastaio di Aidepi e presidente del Consorzio Pasta di Gragnano IGP – e c’è una ragione ben precisa. Storicamente a Napoli, la pasta rigata veniva prodotta solo per i mercati del Nord. Era venduta dai Gragnanesi sul mercato di Roma e chiamata per questo “uso Roma”, da cui i famosi Rigatoni romani, ottimi con la pajata. Vengono invece indicate “uso Bologna” le farfalle, un formato che riproduce la tradizione emiliana della pasta sfoglia. Stile “Napoli” sono invece Ziti e Mafaldine insieme a tutte le variazioni di formati lisci”.

LEGGE PUREZZA SULLA PASTA
La ricerca sui consumi e gusti di pasta nel Bel Paese è stata resa nota in occasione di una campagna di comunicazione lanciata da Aidepi per festeggiare i 50 anni della cosiddetta “legge di purezza sulla pasta” (L. 580 del 1967), “l’unica normativa del genere voluta dai produttori – osserva Aidepi – che, fissandone i limiti qualitativi, garantisce alla pasta italiana di essere sempre la migliore al mondo”.

La mano del pastaio al centro della pasta, ingrediente invisibile e spesso dimenticato del nostro piatto simbolo: è questa la vera mission da perseguire per Mario Piccialuti, direttore di Aidepi, per il quale “alcuni vogliono far credere che per fare una pasta buona servano solo materie prime eccellenti, ma c’è molto altro. È importante che gli italiani riscoprano la passione, la storia, la ricerca, i test sensoriali e di laboratorio, insomma tutto l’impegno dei produttori dietro una ottima forchettata di pasta”.
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