Ocse, nel 2050 Italia con record vecchi e giovani disoccupati

18 ottobre 2017 ore 19:53, Micaela Del Monte
L'Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha diffuso oggi i risultati del report 'Prevenire la disuguaglianza dell'invecchiamento' mostrando come l'Italia sia tra i Paesi più vecchi del Mondo. Infatti con 74 "over 65" per ogni 100 abitanti tra i 20 e i 64 anni, nel 2050 l'Italia sarà il terzo Paese mediamente più anziano tra i 35 membri dell'Ocse, dopo Giappone (78 a 100) e Spagna (76 a 100). 

Ocse, nel 2050 Italia con record vecchi e giovani disoccupati
Secondo l'Ocse infatti, per questa ragione, bisogna iniziare a "promuovere la partecipazione al lavoro degli anziani è di importanza primaria". L'Organizzazione però ha anche sottolineato che se la partecipazione dei lavoratori più anziani sinora è cresciuta, non possiamo sapere se la stessa cosa succederà negli anni a venire, visto che "negli ultimi anni i giovani hanno incontrato crescenti difficoltà a entrare nel lavoro".  Il tasso di occupazione tra le persone tra i 55 e i 64 anni è cresciuto di 23 punti tra il 2000 e il 2016 mentre quello dei giovani è diminuito di 11 punti. Inoltre la povertà relativa è cresciuta per le generazioni giovani mentre è diminuita per gli anziani. Allo stesso tempo i redditi di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni in Italia negli ultimi 30 anni sono cresciuti in media del 25% in più rispetto alla fascia di età compresa tra i 30 e i 34 anni. Nei Paesi dell'Ocse il gap medio nello stesso periodo è stato del 13%. Cresce quindi la povertà relativa alle generazioni giovani mentre è diminuita per gli anziani.

Dal punto di vista delle differenze di reddito, educazione, benessere e salute, secondo l'Ocse "un approccio completo per l'Italia potrebbe iniziare dal fornire servizi per l'infanzia economici e di buona qualità, migliorando al contempo le possibilità di educazione per i bambini provenienti da gruppi socio-economicamente svantaggiati", in modo tra l'altro da consentire alle donne di partecipare di più al mercato del lavoro. Quindi occorrerebbe assicurare "una transizione semplice dalla scuola al lavoro", "limitare l'impatto della perdita del posto e combattere la disoccupazione di lungo termine, fornendo inoltre la possibilità agli adulti di accedere a opportunità di formazione di qualità". Per questo occorrerebbe sfruttare il fatto che in Italia "i lavoratori anziani sono molto più in salute che in altre nazioni" estendendo le loro vite lavorative, di modo che possano arrivare ad assicurarsi "un reddito adeguato durante il pensionamento". Passaggio, quest'ultimo, che comporta comunque una ovvia premessa: "Dovrebbero esserci posti di lavoro disponibili per assorbire la maggiore offerta".
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