Toso a Faenza, primo passo verso la riforma della Curia?

22 gennaio 2015 ore 10:29, Gianfranco Librandi
Prime avvisaglie della rivoluzione di Papa Francesco nella Curia romana; monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio consiglio Giustizia e Pace è stato promosso vescovo della diocesi di Faenza e a sentire i beni informati questa nomina sarebbe da collegare all’ormai prossima riduzione dei pontifici consigli, molti dei quali verranno accorpati fra loro. Il salesiano Mario Toso, creato vescovo e nominato segretario del Pontificio consiglio Giustizia e Pace da papa Benedetto XVI pare su diretta sponsorizzazione dell’ex segretario di stato Tarcisio Bertone, anche lui salesiano, è un prelato da sempre impegnato in prima linea sui temi sociali ed economici. E’ molto apprezzato anche da papa Francesco soprattutto per la sua visione antiliberista dell’economia, una visione in buona parte coincidente con quella di Bergoglio.  

Toso a Faenza, primo passo verso la riforma della Curia?
   

Non solo, il monsignore è da sempre un convinto sostenitore del primato della politica sulla finanza ed un teorico della complementarità fra economia e contesto ambientale. Secondo la sua analisi, infatti, lo sviluppo economico dei popoli deve essere strettamente collegato all’ambiente in cui si vive per far sì che non si creino squilibri fra classi sociali e soprattutto non aumenti vertiginosamente il divario fra ricchi e poveri. Insomma, la finanza non può dettare le sue regole ai governi ragionando soltanto con l’ottica del profitto; compito dei governi è di tutelare il bene comune, governando i processi finanziari e non subendoli passivamente. Seguendo questa logica spesso in passato Toso si è trovato in contrasto con i partiti italiani accusati di non saper tenere testa alla finanza e di non essere nelle condizioni di controllare e guidare i processi di sviluppo economico. La causa di questo deficit di sovranità della politica sulla finanza per il neo vescovo di Faenza è da ricercare principalmente nella totale assenza di una visione cristiana, motivo che ha spinto spesso il monsignore a sollecitare la costituzione di nuove forze politiche da parte dei cattolici impegnati in politica. Non partiti confessionali ma partiti cristianamente ispirati in grado di porre il rispetto della dignità umana al centro di qualsiasi strategia politica o di governo.

La stessa tesi che in passato hanno ribadito sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI e che oggi con Francesco sembra aver assunto toni da crociata fino a far nascere negli economisti di matrice più spiccatamente liberale e liberista il sospetto di un papa filo marxista. In realtà la Chiesa ha sempre criticato il liberismo sfrenato dai tempi di Leone XIII per finire con Giovanni XIII e Paolo VI passando per Pio XI. Tutti favorevoli ad un’economia di mercato, ma contrari allo sviluppo di un mercato sprovvisto di etica sociale. Come detto dunque la nomina a vescovo di Toso oltre che ispirata dalla stima di Francesco per un prelato attento e sensibile alle problematiche sociali, sarebbe da collegare all’imminente riforma della Curia che, secondo indiscrezioni, comporterebbe l’accorpamento di tutti i pontifici consigli in un’unica istituzione, fatto questo che inevitabilmente porterà ad un drastico taglio di presidenti e segretari attualmente in carica. Oltre a quella di Mario Toso dunque sarebbero pronte altre imminenti investiture di autorevoli curiali vaticani in varie diocesi italiane attualmente governate, come avveniva a Faenza, da vescovi ultra settantacinquenni in stato di proroga. Insomma meno burocrati e più pastori è la parola d’ordine di Francesco, anche se nel caso di Toso l’impegno pastorale anche negli incarichi curiali, non è mai venuto meno….anzi!

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