Obesità peggiore del fumo, il grasso toglie più anni di vita: cause e rimedi

24 aprile 2017 ore 13:41, Americo Mascarucci
Essere obesi è peggio che essere fumatori e si corre di più il rischio di morte prematura. L’obesità infatti è la causa del maggior numero di anni di vita persi, il 47% in più di quelli persi a causa del fumo di sigaretta. A rivelarlo uno studio che è stato presentato al recente Meeting della Society of General Internal Medicine 2017 tenutosi a Washington e condotto da esperti della Cleveland Clinice della New York University School of Medicine.
Obesità peggiore del fumo, il grasso toglie più anni di vita: cause e rimedi

I DATI - Da questa ricerca sarebbe emerso che il maggior numero di anni di vita persi è causato da obesità; al secondo posto c’e’ il diabete, al terzo il fumo, al quarto la pressione alta, al quinto il colesterolo alto. 

COSA SIGNIFICA OBESITA' - L'obesità è una condizione medica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che può portare effetti negativi sulla salute con una conseguente riduzione dell'aspettativa di vita. L'Organizzazione mondiale della sanità definisce l'obesità attraverso l'indice di massa corporea (IMC), un dato biometrico che mette a confronto peso e altezza: sono considerati obesi i soggetti con IMC maggiore di 30 kg/m2, mentre gli individui con IMC compreso fra 25 e 30 kg/m2 sono ritenuti in sovrappeso. 

COME CURARLA - Dieta alimentare corretta, esercizio fisico e approccio psicologico sono le basi per la terapia preventiva e curativa dell'obesità; per favorire il trattamento possono essere prescritti farmaci dimagranti che agiscono riducendo l'appetito o inibendo l'assorbimento del grasso. Come stabilito delle linee guida internazionali elaborate nel 1991, qualora l'IMC sia superiore a 40 kg/m2 oppure sia compreso fra 35 e 40 kg/m2 con contemporanea presenza di fattori di rischio, si ricorre alla chirurgia bariatrica, per esempio introducendo un palloncino intragastrico.
L'obesità rappresenta la principale causa di morte prevenibile in tutto il mondo, con l'aumento della prevalenza in adulti e bambini, ed è considerata uno dei più gravi problemi di salute pubblica del XXI secolo. Essa è stigmatizzata in gran parte del mondo moderno (in particolare nella civiltà occidentale), anche se in alcuni momenti storici è stata percepita come un simbolo di ricchezza e fertilità, come è tuttora in alcune regioni del globo.

CLASSIFICA - L’obesità può essere classificata come:
- lieve o di 1° grado (IMC= 30-34.9; eccedenza ponderale del 20-40%)
- media o di 2° grado (IMC=35-39.9; eccedenza ponderale del 41-100%)
- grave o di 3° grado o patologica (IMC= >40; eccedenza ponderale oltre il 100%).
In Italia, secondo i dati raccolti nel 2010 dall'Istituto Superiore di Sanità, il 32% degli adulti risulta in sovrappeso, mentre l’11% è obeso (IMC> 30 Kg/m²); l’incidenza dell’obesità patologica (IMC > 40 Kg/m²) è approssimativamente lo 0,8-1 % della popolazione.
L'obesità viene poi classificata in due forme, in base alla distribuzione del tessuto adiposo, cioè alla localizzazione del grasso:
obesità addominale detta anche viscerale o androide: è caratterizzata da una distribuzione del grasso corporeo prevalentemente a livello addominale, è la forma comunemente definita “a mela”; l’obesità centrale è associata a disordini metabolici (quali diabete e dislipidemia) e malattie cardiovascolari (quali ipertensione, aterosclerosi e cardiopatie);
obesità periferica detta anche sottocutanea o ginoide: quando il grasso si distribuisce prevalentemente a livello sottocutaneo in particolare nei glutei, nella regione posteriore del tronco, a livello delle anche e delle cosce, della zona sottombelicale dell’addome, è la forma comunemente definita "a pera"
Esistono forme di obesità cosiddetta diffusa, o mista che costituiscono la forma più comune di obesità specie nelle classi a più alto indice di massa corporea e consistono in un incremento omogeneo del tessuto adiposo in tutto il corpo, sia in sede viscerale che sottocutanea

LO STUDIO - Utilizzando simulazioni al pc, gli studiosi hanno stimato l’impatto di ciascun fattore di rischio modificabile (da obesità a fumo a pressione alta etc) sul rischio di morte per diverse cause e quindi sul numero di anni di vita persi per mortalità prematura (prima dei 70 anni). "I fattori di rischio comportamentali e modificabili costituiscono, dunque, un fardello notevole per la mortalità delle popolazion -  spiegano gli autori. "Corretti stili di vita atti a ridurre tali fattori di rischio potrebbero di gran lunga ridurre il numero di anni di vita persi per morte prematura".

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