"Metti una bomba al Rialto", jihadisti contro simboli. Gli obiettivi sensibili

30 marzo 2017 ore 15:28, Luca Lippi
Quattro kosovari arrestati questa notte a Venezia, erano pronti a far saltare il ponte di Rialto a Venezia. Residenti in Italia con un regolare permesso di soggiorno. Il procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito ha dichiarato: “Abbiamo controllato ogni loro rapporto, ogni loro contatto con il mondo esterno e siamo riusciti anche ad inserirci e controllare anche il loro mondo telematico e tutto quello che riuscivano a comunicarsi e ad indottrinarsi”. Ma cosa si dicevano i due arrestati secondo le registrazioni catturate dalla Procura? “Fare un attentato a Venezia significa guadagnarsi subito il paradiso, per quanti miscredenti ci sono qui:bisogna mettere una bomba al Ponte di Rialto. Sì, buttiamo una bomba e poi: boomm, boomm”.

MA PERCHÉ IL PONTE DI RIALTO?
Rialto, come a Londra il Ponte di Westminster e il Parlamento, o come la Casa Bianca, sono luoghi simbolo, obiettivi che colpiscono l’immaginario.
Il colpire, con autobombe o attacchi suicidi, strutture del potere o di comprovata rilevanza, lascia un senso di smarrimento nella popolazione che subisce l’attacco, rendendo l’evento ancora più psicologicamente rilevante.
Lo Stato Islamico, ha individuato la popolazione civile come obiettivo su cui ‘lavorare’ per avviare una fase di sottomissione psicologica.  Obiettivi strategici, diventano meno rilevanti per la metodologia del Califfato perché al centro del suo obiettivo primario vi è l’instaurazione di una paura totalizzante nel cittadino comune.

'Metti una bomba al Rialto', jihadisti contro simboli. Gli obiettivi sensibili

PRECEDENTE A VENEZIA
Nel marzo del 2002 scattò lo stato d’allerta in tutta Italia dopo un’informativa che segnalava un probabile attentato con esplosivo che avrebbe dovuto colpire contemporaneamente piazza San Marco a Venezia e piazza Santa Maria del Fiore a Firenze in occasione delle feste pasquali.
La nota che proveniva dal Comando generale dell’arma dei carabinieri era estremamente dettagliata. Si basava su una fonte definita come molto attendibile e parlava di una cellula di terroristi originari di Arabia Saudita, Libano, Yemen ed Emirati Arabi che avevano tenuto una riunione operativa ad Hannover dove era stata pianificata l’azione.
Le due città vennero blindate, venne anche decisa una no-fly zone e venne dispiegato un enorme numero di agenti. Non accadde nulla.

GLI ALTRI OBIETTIVI SENSIBILI
Più di 13 mila gli obiettivi sensibili. Dall’11 settembre 2001 in Italia il ministero dell’Interno ha stilato una lista dei potenziali bersagli di attacchi da parte di estremisti islamici. Nell’elenco compaiono dicasteri, sedi governative e ambasciate, multinazionali e gruppi finanziari Usa, basi Nato, scuole americane, compagnie aeree, ma anche luoghi di aggregazione, aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, simboli culturali ed edifici religiosi (soprattutto le sinagoghe).
Nel 2004, a un anno dall’inizio della guerra in Iraq, l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu dichiarò che i luoghi sottoposti a speciale sorveglianza in Italia erano 13.421, tra questi 8.069 erano considerati a rischio elevato.
Da allora la minaccia sembra aver cambiato volto e forma, ma la tensione rimane.

LUPI SOLITARI
Si è passati da un terrorismo organizzato di matrice qaedista ad azioni di “lupi solitari” autonomi (ma sempre ispirati da Al Qaeda). Ora il rischio è di attacchi di militanti jihadisti cresciuti e addestrati in Siria all’ombra del potere del califfato dell’Isis.

OBIETTIVO CHIESA CATTOLICA
Nell’estate del 2002 l’attenzione degli inquirenti si concentrò sulla Basilica di San Petronio a Bologna. La chiesa, tenuta sotto stretta sorveglianza, ospita un affresco degli inizi del 1400 dipinto da Giovanni da Modena che raffigura il profeta Maometto all’inferno. Dopo l’avvento del potere dell’Isis una particolare apprensione è stata manifestata nei confronti del papa e del Vaticano.
Fonti dell’intelligence italiana hanno sempre parlato di un rischio diretto per il Papa, ma in concreto i terroristi vedono l’Italia più come un posto strategico che come un nemico.
“conquisteremo Roma”. I proclami del califfo al-Baghdadi risuonano inquietanti “Se Allah vuole, conquisteremo Roma e il resto del mondo”. 

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autore / Luca Lippi
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