Vittorio Emanuele, Cassazione nega diritto a oblio: vendetta degli Hamer

04 agosto 2017 ore 11:43, Micaela Del Monte
Niente diritto all'oblio per Vittorio Emanuele di Savoia per le notizie sulla tragica morte di Dirk Hamer, il giovane tedesco ucciso nel 1978 sull’isola di Cavallo. Il principe Vittorio Emanuele di Savoia, assolto dai giudici francesi per l’omicidio, è invece stato “condannato” dalla Cassazione in seguito alla querela presentata nei suoi confronti dalla sorella della vittima Birgit Hamer, autrice di un libro sulla vicenda: “Delitto senza castigo”, pubblicato nel 2011 con tanto di prefazione di Beatrice Borromeo.

Vittorio Emanuele, Cassazione nega diritto a oblio: vendetta degli Hamer
DIRITTO ALL'OBLIO
 
Il fatto che i giudici francesi abbiano assolto Vittorio Emanuele di Savoia dall’accusa di omicidio volontario del giovane tedesco Dirk Hamer, "non significa però" che il principe "sia esente da responsabilità sotto ogni altro profilo, giacché assume pur sempre rilievo" "civilistico ed anche etico" che quella morte "avvenne nel corso di una sparatoria a cui partecipò Savoia, al di fuori di ogni ipotesi di legittima difesa", scrive la Cassazione ricordando che Savoia intercettato "rese una confessione" sulla vicenda.

Il diritto all’oblio - scrivono ancora i giudici della Suprema Corte - "si deve confrontare col diritto della collettività ad essere informata ed aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, anche quando ne derivi discredito alla persona titolare di quel diritto, sicché non può dolersi Savoia della riesumazione di un fatto certamente idoneo alla formazione della pubblica opinione", come la morte di Dirk Hamer nel 1978, tanto più che Vittorio Emanuele "è figlio dell’ultimo re d’Italia e, secondo il suo dire, erede al trono".

LA MORTE DI HAMER 
Il 18 agosto 1978, sull'Isola di Cavallo (Corsica), ci fu una sparatoria a seguito del furto del gommone di Vittorio Emanuele da parte di conviviali del miliardario Nicky Pende; Vittorio Emanuele sparò due colpi di carabina. L'ipotesi d'accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili avesse colpito l'addome dello studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer, che stava dormendo in una barca vicina, il Mapagia della Famiglia Leone e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Di ciò, però, non vi fu prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che avrebbero sparato durante la colluttazione, poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese che restituì al proprietario italiano una P38 precedentemente sequestrata, la barca fu misteriosamente fatta smantellare in Sardegna senza che le autorità francesi potessero perquisirla. Anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione alla carabina di Vittorio Emanuele di Savoia (al quale sarebbe stato contestato, senza però addurre alcuna prova, di aver effettuato una sostituzione d'arma). Nel novembre del 1991 fu prosciolto dalla Camera d'accusa parigina dall'accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco, "fuori dalla propria abitazione". Il 21 giugno 2006, durante la sua detenzione nel carcere di Potenza, una microspia ha intercettato una sua conversazione in cui ammetteva di aver sparato il colpo alla gamba, vantandosi di essere uscito vittorioso dalla vicenda. Il contenuto della conversazione fu divulgato poco tempo dopo dalla stampa:

"Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga".
Secondo gli avvocati difensori, la conversazione sarebbe stata alterata falsando o eliminando i "non" per far apparire le affermazioni negative in positive. Tuttavia la videoregistrazione è stata conservata e, dopo anni di richieste alle autorità, la sorella di Dirk, Birgit Hamer, ne è venuta in possesso. Il 24 febbraio 2011 è stata pubblicata in rete dal sito de il Fatto Quotidiano. La sorella della vittima nel libro riporta tra l’altro la frase intercettata a Vittorio Emanuele e rivolta ai giudici francesi: "Li ho fregati". Da lì la querela del principe nei confronti della donna che ha contro querelato vincendo la disputa.

LA VERSIONE DEGLI HAMER
La versione della famiglia di Dirk, e che è stata divulgata da numerosi quotidiani, afferma che il diciannovenne venne colpito alla gamba da un proiettile. Vittorio Emanuele avrebbe sparato alcuni colpi dal suo yacht, uno dei quali penetrò nella stiva e colpì il giovane, che stava dormendo, alla gamba: nonostante i soccorsi e il ricovero in una clinica, la gamba andò in cancrena (venne soccorso dopo circa 4 ore e perse molto sangue), Dirk entrò in coma e morì dopo quattro mesi di agonia. Vittorio Emanuele sostiene tuttora che il proiettile nella gamba di Dirk Hamer era della pistola P38, mentre il fucile con cui lui avrebbe sparato alcuni colpi in aria era una carabina, quindi con proiettili diversi. 
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