Multinazionale bloccata, polizia contro i no Tap a Melendugno

04 luglio 2017 ore 10:36, Luca Lippi
Ancora scontri nel cantiere del gasdotto Tap di Melendugno. Nella notte la polizia è dovuta intervenire, l’intervento di sicurezza pubblica è scattato poco dopo le 2 ed è stato contrastato da circa 200 attivisti del comitato No Tap, tra cui anche donne, che da marzo scorso hanno allestito un presidio permanente davanti al cantiere. Si sono registrati momenti di tensione.
La questione ha l’aspetto di una comunità che si ribella all’Europa. 
Per chi non conosce la questione, in sintesi, il gasdotto transadriatico Tap è solo uno dei progetti energetici che rientrano nel cosiddetto Corridoio meridionale del gas, definito dalla Commissione Ue “un’iniziativa importante per portare le risorse di gas del Mar Caspio e dell’Asia centrale sui mercati europei”.  
L’opera, la Trans Adriatic Pipeline (Tap) parte quindi al confine tra Grecia e Turchia, dove si collega al Trans Anatolian Pipeline (Tanap). Si snoda quindi in tre paesi, Grecia, Albania e Italia, per oltre 800 chilometri, (di cui un centinaio nell’Adriatico): in Italia, Tap si radica in Salento, nel comune di Meledugno, con un tratto di 8 chilometri sulla terra ferma, mentre la condotta sottomarina nelle acque territoriali italiane misurerà 25 chilometri, secondo quanto si legge nel sito del progetto.
Multinazionale bloccata, polizia contro i no Tap a Melendugno
La regione Puglia si è opposta ai lavori di preparazione dei terreni interessati sin dal principio, ma a metà marzo, il ministero dell’Ambiente ha risposto alla nota del dipartimento Mobilità e ambiente della Regione Puglia, chiarendo che le autorizzazioni ambientali relative allo spostamento degli ulivi (in ottemperanza a una prescrizione) nell’aria di cantiere del microtunnel erano state conseguite da Tap e quindi si poteva procedere con i lavori. Al centro delle contestazioni, quindi, l’attività di espianto degli ulivi, destinati al sito di stoccaggio ‘Masseria del Capitano’ in attesa del reimpianto.
Secondo il presidente della Regione Emiliano, il Governo ha utilizzato “Forze dell’ordine per risolvere una questione politica”, non avendo ascoltato “l’indicazione della Regione Puglia e dei Comuni, che avevano chiesto di localizzare l’approdo del gasdotto più a nord, nell’area del comune di Squinzano”. Emiliano, che pure ammette che la Regione è favorevole all’opera, ha rimarcato che “purtroppo abbiamo dovuto incassare una pesante sconfitta giudiziaria da parte del Consiglio di Stato” ma anche che “la Regione Puglia si riserva ogni ulteriore eventuale iniziativa giudiziaria finalizzata alla modifica del punto di approdo”.
Sul posto si sono trovati  circa duecento agenti dei reparti mobili della Questura coadiuvati da carabinieri. I manifestanti avevano bloccato la strada per San Foca sedendosi per terra e avevano eretto una barricata sulla strada principale di accesso al cantiere. I manifestanti sono stati spostati di peso dagli agenti in tenuta antisommossa. Due camion di Tap risultano danneggiati. L’intervento delle forze dell’ordine, si è reso necessario per ottemperare alla richiesta avanzata dalla multinazionale incaricata della realizzazione del gasdotto il cui terminale dovrebbe sorgere proprio nella località salentina, di mettere in sicurezza e di garantire le dovute cure, ai 42 ulivi già eradicati in precedenza, trasportandoli nel centro di stoccaggio di Masseria del Capitano dove si trovano già messi a dimora altri 168 alberi. Al momento sono stati caricati sui mezzi trentadue ulivi in procinto di essere trasportati a Masseria del Capitano dove è stata allestita una grande serra.
Al momento tutto è rientrato e le forze dell'ordine hanno lasciato la zona e gli irriducibili manifestanti che da marzo presidiano l'area.

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autore / Luca Lippi
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