Che fine ha fatto Luciano De Crescenzo?

05 luglio 2017 ore 11:40, intelligo
Conoscendo la grande intelligenza unita all’ironia, oltre che a una profonda cultura e a quello spirito tutto napoletano che ti permette di “tirare a campare” anche quando le cose vanno proprio male, ci piace immaginare che Luciano De Crescenzo apprendendo dell’incredibile malattia che l’ha colpito abbia fatto uno di quei suoi sorrisi accattivanti come se vedesse in tutto ciò una sorta di sarcasmo talmente maligno da risultare quasi ilare. Sul male che l’affligge, è stato scritto un libro nel 1985 “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, che sembra quasi uno di quei titoli surreali che tanto piacciono a De Crescenzo stesso, mentre il volume è del famoso neuropsichiatra americano Oliver Sacks.  

Seriamente, il libro parla di una sindrome denominata “prosopagnosia” di cui Luciano De Crescenzo ha cominciato a soffrire già nei primi anni novanta. Si tratta di una patologia invalidante che impedisce di riconoscere i volti delle persone fino, nei casi più gravi, a non permettere più di distinguere neppure il proprio volto allo specchio.  La malattia si sviluppa per cause ischemiche: una progressiva interruzione del flusso sanguigno alla zona del cervello destinata a
Che fine ha fatto Luciano De Crescenzo?
mettere a fuoco le caratteristiche generali del viso altrui. Lo stesso De Crescenzo ne ha parlato in un’intervista a Corriere Salute, raccontando come sia stato difficile per un uomo socievole e amante del contatto umano accettare una patologia simile e tutte le difficoltà relazionali che la prosopagnosia  gli ha causato. Lo scrittore, ha anche detto: “Ormai riconosco gran parte delle persone da me frequentate da sempre grazie soprattutto alla loro voce o ad alcuni segni particolari. La regista Lina Wertmuller, ad esempio, la riconosco perché ha sempre gli occhialini bianchi. Anche il giornalista Giuliano Ferrara lo riconosco subito dalle dimensioni. Ma quando non sono esagerati nelle misure, sono incapace di identificare i volti dei miei interlocutori e commetto errori imperdonabili”. Comprendiamo le sue difficoltà, ma siamo certi che nessuno consideri imperdonabili errori simili, soprattutto se determinati da una malattia e commessi da un personaggio di grande caratura anche umana come lui…

Luciano De Crescenzo nasce a Napoli il 20 agosto del  1928, nel quartiere San Ferdinando dove frequenta le elementari insieme a Carlo Perdersoli, il compianto Bud Spencer. La sua nascita è frutto di un matrimonio combinato come all’epoca ce n’erano parecchi, nel caso specifico portato a termina da una nota sensale di quegli anni, soprannominata Amalia ‘a Purpessa (dove “purpessa” dovrebbe indicare la femmina del polpo). Suo padre aveva una fabbrica di guanti, e Luciano da ragazzino imparò ad intagliare le pelli. Poi, con l’arrivo della Seconda guerra mondiale, il padre di Luciano ebbe la brillante trovata di trasferirsi con tutta la famiglia a Cassino, sostenendo che lì sarebbe stato più sicuro per tutti, “un ventre di vacca”, come ripeteva. In realtà, come tutti sanno le cose andarono diversamente, e Cassino venne rasa al suolo.  Salvati da un miracolo e tornati a Napoli alla fine della guerra, Luciano si iscrive alla facoltà di ingegneria dell’Università Federico II dove conosce e frequenta il grande matematico Renato Caccioppoli con cui stringe una grande amicizia, terminata l’8 maggio del 1959 quando Caccioppoli si suiciderà, lasciando il suo allievo in uno stato di profonda amarezza.
Dopo la laurea, nel 1961, Luciano si sposa e viene assunto dall’IBM Italia in qualità di rappresentante di commercio, un lavoro che eserciterà con successo nei successivi diciotto anni, dimostrandosi, come dicevano i suoi colleghi “capace di vendere i congelatori a poli”.  Nel 1976, però, Luciano capisce che la sua vera vocazione è quella di “scrittore divulgatore” e senza porre tempo in mezzo lascia un lavoro dove ormai ha raggiunto livelli dirigenziali, e scrive il suo primo libro che, grazie anche all’interessamento di Maurizio Costanzo, diventa anche un successo di pubblico. Così parlò Bellavista, è questo il titolo del volume, vende ben 600mila copie e viene tradotto anche in giapponese. Poi, dal 1977 fino al 2000, De Crescenzo dà alle stampe altri 25 volumi, arrivando a vendere 18 milioni di copie in tutto il mondo – tradotte in 19 lingue e diffuse in 25 paesi - , di cui ben 7 milioni solo in Italia: un vero caso letterario di grandissimo livello.    
C’è da dire, inoltre, che a differenza della maggior parte degli scrittori, De Crescenzo non si limita a un genere letterario, ma spazia dai romanzi brillanti, ai romanzi noir, fino alla saggistica. Ad esempio, nel   1998, con l'opera Il tempo e la felicità edita da Mondadori, vince il Premio Cimitile a cui fa seguire una lunga serie di romanzi  come Oi dialogoi del 1985, Sembra ieri del 1997, La distrazione del 2000   e, nello stesso tempo, sforna anche importanti opere di saggistica come Storia della filosofia greca - I Presocratici del 1983, Storia della filosofia greca - Da Socrate in poi del 1986, Storia della filosofia medievale del 2002, Storia della filosofia moderna - da Niccolò Cusano a Galileo Galilei del 2003, Storia della filosofia moderna - da Cartesio a Kant del 2004, Il pressappoco del 2007, Il caffè sospeso del 2008, Socrate e compagnia bella del 2009, riuscendo nell’incredibile impresa di avvicinare alla filosofia anche un pubblico che senza di lui non se ne sarebbe mai interessato. Seguono Ulisse era un fico del 2010, Tutti santi me compreso del 2011, Fosse 'a Madonna del 2012, Garibaldi era comunista del 2013, Gesù è nato a Napoli dello stesso anno e Ti porterà fortuna del 2014.
La sua capacità di divulgatore in grado di far comprendere anche i temi più ostici anche alle persone meno preparate, lo porta anche in televisione, dove gli viene affidata la trasmissione Zeus - Le Gesta degli Dei e degli Eroi. Purtroppo, l’avvento della malattia ha compromesso anche la sua luminosa carriera, costringendolo a una vita ritirata che sicuramente mal si adatta al suo spirito. Di lui, però, oltre ai tanti libri e alle apparizioni televisive soprattutto nel salotto di Costanzo, dobbiamo ricordare anche i tanti lavori come autore televisivo e cinematografico, nonché come attore sul grande schermo, come per esempio ne Il pap'occhio (1980) nel ruolo del Padreterno, al fianco si Roberto Benigni, per la regia dell’amico Renzo Arbore.  

Nel 1982, poi, De Crescenzo ha interpretato Quasi Quasi mi sposto, e nel 1984 è stato protagonista e sceneggiatore di "FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?" Nello stesso anno, è stato regista di Così parlò Bellavista e, in seguito, Il mistero di Bellavista nonché della commedia a episodi 32 dicembre.  Nel 1990 ha recitato accanto alla Loren  e a Luca De Filippo in Sabato, domenica e lunedì di Lina Wertmüller mentre nel 1995 ha scritto, diretto e interpretato, insieme a Teo Teocoli ed Isabella Rossellini, Croce e delizia, considerato da alcuni critici come il suo film più riuscito.  Sceneggiatore nel 1978 de La mazzetta di Sergio Corbucci con Nino Manfredi, ha fatto la sua ultima apparizione in TV nel 2001 interpretando il piccolo ruolo di un boss mafioso nel film per la TV Francesca e Nunziata, ancora della Wertmüller.                                                                                                                                                               
di Anna Paratore

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