La password della settimana è ibrido, dalle macchine agli uomini

05 maggio 2017 ore 10:39, Paolo Pivetti
“L’ibrido contagia la città”. Non è il titolo di un film di fantascienza d’altri tempi ma il claim pubblicitario per il lancio di un’auto attualissima, di grande successo, nientemeno che la Nuova Yaris della Toyota.
Siccome non solo l’attualità politica o la cronaca nera fanno parte della comunicazione che ci attanaglia, ma spesso anche la pubblicità, non possiamo non rimanere colpiti da questa semplice frase. Non per il costrutto davvero elementare, con un soggetto, un verbo e un complemento oggetto, ma per il materiale lessicale usato, che sorprende o perlomeno incuriosisce.
Incominciamo da ibrido. L’aggettivo abita stabilmente nella nostra lingua dal secolo XVIII. È stato modellato sul latino hybrida che nella lingua di Roma non era aggettivo ma sostantivo, usato ora al maschile, ora al femminile, per indicare persona nata da genitori di razze o anche solo nazionalità differenti; o anche per animali generati da un maschio e da una femmina di diversa specie. Il significato era dunque già lo stesso che ritroviamo nell’italiano: spostato, da noi, prevalentemente sui vegetali (pianta ibrida) o sulle cose (linguaggio ibrido). Nella lingua comune, fino a qualche tempo fa, l’aggettivo aveva un’intonazione negativa perché significava impuro e, in campo artistico, privo di unità stilistica. 
Ma l’attuale passione per il meticciato, in perfetta coerenza col progetto di una società multietnica, multiculturale, multireligiosa e multi-tutto quello che si può, ha rilanciato anche la qualifica di ibrido ai livelli del più alto gradimento.
Ecco dunque, fra gli altri, in campo automobilistico il successo del motore ibrido perché alimentato da due fonti di energia tra loro diversissime, come la benzina e l’elettricità, e molto meno inquinante. Sottintendendo la parola motore, ecco che ibrido diventa sostantivo, ed è proprio questo aggettivo sostantivato il protagonista del nostro claim pubblicitario.
A questo punto la nostra attenzione si sposta sul verbo: contagia, dal verbo contagiare che è dal latino cum cioè con, più un derivato di tàngere, che significa toccare. Il significato primario di contagiare è “comunicare ad altri una malattia per contatto”. Nel nostro caso l’uso è ampiamente figurato, nel senso di “diffondersi irresistibilmente”. Dunque anche l’entusiasmo per il motore ibrido può contagiare l’intera città. Resta il fatto che mettere insieme il motore ibrido, nato dalla preoccupazione di non inquinare l’aria lasciandola pura da contagi, proprio con il verbo contagiare, seppure usato metaforicamente, è perlomeno curioso. Ammesso che sia fatto consapevolmente, è persino coraggioso. Una contraddizione in termini: ovvero l’ossìmoro come strumento di comunicazione pubblicitaria.

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autore / Paolo Pivetti
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