Contaminanti nella pasta, altro round in Tribunale: industriali hanno perso il ricorso

06 ottobre 2017 ore 15:37, intelligo
Rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta. Non solo. Il Tribunale di Roma li ha condannati al pagamento delle spese legali. Si tratta di Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara San Martino spa, la Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo. Erano stati loro a denunciare le associazioni GranoSalus e I Nuovi Vespri che da tempo conducono una battaglia in difesa del grano duro del Sud Italia.

Contaminanti nella pasta, altro round in Tribunale: industriali hanno perso il ricorso
Tutto era nato da un’inchiesta condotta su campioni di pasta di 8 famosi marchi italiani. Dalle analisi era emersa la presenza di contaminanti nel grano, anche se questi erano tuttavia entro i limiti previsti dalla normativa dell’Unione Europea. Gli industriali della pasta avevano invece replicato che le analisi, su cui gli articoli fondavano le loro ‘accuse’, «non erano state effettuate con gli accorgimenti e le regole che ne avrebbero potuto garantire l’attendibilità» Queste aziende, investite dalla bufera che si era scatenata al riguardo, avevano richiesto l’intervento della magistratura per ottenere la rimozione di alcuni articoli pubblicati sui siti web delle due associazioni.

LE MOTIVAZIONI DEL TRIBUNALE
“Gli articoli oggetto di causa – scrivono i giudici – si inseriscono all’interno di un acceso dibattito pubblico che riguarda diversi piani. In primo luogo l’utilizzo di grano duro estero per produrre pasta con marchio italiano. I produttori italiani di grano italiani (dei quali l’associazione GranoSalus si propone di rappresentare gli interessi) e la Coldiretti affermano che tale scelta ha penalizzato i produttori italiani, facendo crollare il prezzo del grano, perchè evidentemente il grano estero costava molto di meno ed era, segnatamente quello canadese e quello ucraino, di qualità inferiore, in un contesto normativo che non prevedeva la tracciabilità delle materie prime”.
Nel motivare la decisione, la prima sezione civile del Tribunale di Roma scrive: «Gli articoli in questione costituiscono legittima espressione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero». Il Tribunale di Roma avrebbe dunque poi sancito che, a differenza di quanto affermato dai big della pasta «Le analisi sono state effettuate da primario laboratorio, con metodo scientifico», smentendo di fatto le supposizioni dell’industria. La nuova sentenza giunge dopo che il Tribunale di Roma aveva già respinto lo scorso giugno il ricorso degli industriali della pasta, che tuttavia ne avevano presentato un altro.

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autore / intelligo
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