The Circle, segreti e bugie dei social al centro della settimana

12 maggio 2017 ore 15:32, Paolo Pivetti
“I segreti sono bugie”. Questo il tema centrale dell’ultimo film sul mondo dei social media, “The Circle” di James Ponsoldt, dove un Tom Hanks che è per metà Steve Jobs e per metà Mark Zuckerberg indottrina i suoi, portandoli a un parossistico entusiasmo partecipativo. E i suoi non sono semplicemente dipendenti che prendono uno stipendio e fanno carriera; sono “the circlers”, quelli del “Circle”: seguaci devoti, pronti a mettere senza alcun filtro la propria vita on line, nella costruzione di un mondo totalmente connesso, “collegato e unito”. Non più segreti dunque nella nuova comunità globale, ma trasparenza come unico comandamento. E questa rinuncia al segreto personale è forse la nota più dolorosa nel quadro di una società ormai senza regole, totalmente alienata in una sorta di naufragio informatico. E allora, proprio per contrasto, questo film ci fa percepire quanto sia preziosa la ricchezza del possedere e difendere segreti; quanto sia importante che nel mondo, nella società, nella vita di ciascuno vivano, ben protetti, dei segreti.
La parola stessa segreto conserva attorno a sé quel giusto alone di rispetto e di inviolabilità che la tradizione della nostra cultura le ha attribuito, e che ogni vocabolario le riconosce. 
Segreto, aggettivo o sostantivo secondo i casi, deriva dal latino secretum, che è il participio passato di secernere, cioè dividere, separare; e di conseguenza anche scegliere. È dunque, il segreto, un patrimonio dell’io per sua natura noto a pochi, destinato a rimanere nascosto, custodito gelosamente nella sfera dell’intimità, riservato, privato, particolare, appartato. Ed è un atto di violenza culturale, da parte di Eamon Bailey (Tom Hanks), dominus di The Circle, instaurare l’equazione “segreti uguale bugie” (parola quest’ultima che ci viene da lontano: attraverso l’antico provenzale bauzia, dal germanico bausja: cattiveria, frode).
È tutto questo una rappresentazione credibile della nostra realtà? Certo, “The Circle” è opera di fantasia, per ora è soltanto fiction. Ma faceva una certa impressione, domenica sera scorsa, dopo le non tranquillizzanti immagini del film, assistere al trionfo televisivo di Macron, con l’interminabile camminata dell’omino in una scenografia sproporzionatamente più solenne di lui, la spianata del Louvre, accompagnato da una musica sproporzionatamente più importante di lui, l’Inno alla Gioia di Beethoven. E davani a lui, una sterminata folla in delirio: tutti con la stessa maglietta, tutti a sventolare la stessa bandierina tricolore (bandiere, si noti, tutte della medesima dimensione). Somigliavano tanto ai seguaci omologati ed entusiasti di The Circle, mentre ascoltavano rapiti le parole diligentemente recitate del suo “discorso programmatico”, cadenzate sul passo pesante e incombente della globalizzazione.

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autore / Paolo Pivetti
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